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Ergastolo: apriamo il dibattito sull’abolizione

APRIAMO UN DIBATTITO SULL'ABOLIZIONE DELL'ERGASTOLO IN VISTA DEL DIGIUNO DEL 26 GIUGNO 2018

di Giuliano Capecchi

E' ormai da alcuni mesi che abbiamo ripreso a fare azioni contro l'ergastolo con continuità, a organizzare giornate di digiuno in date particolarmente significative, a pubblicare nuovi strumenti anche cartacei (vedi gli opuscoli 9999), a organizzare iniziative varie, a collegare esperienze diverse ma tutte riferite ad un unico argomento: l'ergastolo è una pena incivile, incostituzionale, contraria ad ogni forma religiosa e spirituale. E' una pena di morte nascosta. Si può essere favorevoli all'ergastolo solo per odio, vendetta, ottusità e chiusura mentale.

Ora dobbiamo andare avanti, ma dobbiamo aggiungere presenza e coscienza, dobbiamo sforzarci a fare un ulteriore salto in avanti, nel far convergere e nell'accrescere coloro che sono già convinti che l'ergastolo sia da abolire prima possibile.

Ognuno di noi deve partire dalla sua attuale situazione: io scrivo e parlo come Giuliano, un vecchio di 75 anni, un pensionato, un nonno, un cristiano valdese, un appassionato amante della terra che mi circonda, del mondo vegetale e animale, degli uomini, delle donne, di tutti gli uomini e le donne, che hanno fatto per brevi o lunghi periodi percorsi di cammino e di incontro con me e a cui debbo molto per i contributi positivi che mi hanno donato, ma anche per gli ostacoli che mi hanno fatto crescere.

Da più di 40 anni conosco le carceri italiane, numerosi detenuti e detenute, svariate ingiustizie, molte illegalità, vi ho incontrato anche centinaia di condannati all'ergastolo. Non sono riuscito in nessun caso a pronunciare un fine pena “mai” come una condanna giustificabile, mi riconosco tra coloro che affermano il “mai dire mai” come unica pena possibile. Non entro sugli atti che i vari direttori e le varie direttrici di carceri firmano, sui quei certificati penali che sono atti del Ministero della Giustizia e che stampano il fine pena con il 31/12/9999. Cosa prevale in questa data voluta dal DAP? La violenza, il cuore duro, l'ottusità, la superficialità, la disumanità. Tante volte ho pensato che le condanne date da un tribunale “in nome del popolo italiano” non fossero date “nel mio nome” perché non corrispondevano a ciò in cui credevo profondamente. Nessun ergastolo poteva essere dato, nessuna pena in cui la sofferenza e la tortura prevalessero.

Ma da questi pensieri confusi torniamo all'oggi, al che fare.

Molti considerano l'ergastolo come una pena dura, la più dura, ma ancora oggi legittima, attuabile in casi limite, “ma quale pena dare ad un mafioso?” ci viene chiesto. “O ad un violentatore e assassino di una donna o di un minore?” Mentre ritengono la pena di morte come un qualcosa di barbaro e che dovrebbe essere estinta in tutto il mondo. Io, come una minoranza, identifichiamo la pena di morte e l'ergastolo, sono per noi la stessa cosa, una identica risposta basata sull'odio, per questo impraticabile da uno Stato all'interno di un processo e di un codice di leggi scritte. Ecco dobbiamo parlare di questi temi: pena di morte ed ergastolo ai nostri vicini di casa, a quelli che abitano nel nostro paese o nel nostro quartiere, nei luoghi in cui studiamo, passeggiamo, ci ritroviamo a pregare, a discutere. Ce la facciamo a iniziare una conversazione su questi argomenti con dieci/venti persone nel prossimo mese di maggio? E riusciamo a far conoscere ciò che sarà il risultato di questo nostro impegno e sforzo? O rimaniamo a “convincere” le poche e i pochi che lo sono di già e non cerchiamo di rompere le nostre gabbie e le mura che circondano noi e gli altri isolandoci?

E poi organizziamo momenti di discussione su: pena di morte ed ergastolo, ovunque ci sia possibile. Siamo in un carcere a scontare una pena? Ne possiamo parlare con insegnanti e alunni della scuola? Con i volontari e le volontarie? Siamo in una sezione a 41 bis? Chiederemo un incontro con i vari ministri di culto presenti, cosa ne pensano e cosa potranno far crescere nelle donne, negli uomini, nei giovani che fanno con loro un percorso religioso fuori? Glielo chiediamo noi dall'interno. Poi potremo scrivere i nostri pensieri e lettere ai nostri familiari, ad amiche e amici. Ma la psicologa, l'educatrice o l'educatore cosa ne pensano dell'ergastolo? E la mia avvocatessa o l'avvocato ne hanno mai parlato nella loro camera penale o nella classe frequentata da un loro figlio o un loro nipote?

Ora voglio quasi fermarmi... ho scritto troppo, ma voglio esprimere un pensiero che già mi venne in mente circa un anno fa quando mi misi a dare forma ad una giornata qui a Firenze su “25 anni di tortura del 41 bis” e cercai di coinvolgere la LIPU..., una delle associazioni più importanti per la solidarietà con gli animali. Quanti punti in comune tra le gabbie e le celle, tra gli esperimenti sui diversi esseri viventi. Riproverò preparando il digiuno del 26 giugno e vi racconterò come andrà a finire...

Intanto ognuno di noi dovrà scrivere su un foglio di carta:

  1. Io (…proprio nome e cognome.....................) sono d'accordo nel fare digiuno il 26 giugno

  2. Quel giorno berrò solo un po' d'acqua e tutte le volte che avrò voglia di mangiare penserò a miei amici ergastolani e a mie amiche ergastolane

  3. Organizzerò un incontro nella mia città nei giorni vicini al 26 giugno

  4. Nel mese di giugno parteciperò ad alcune iniziative che parlino di abolire l'ergastolo

  5. Nei mesi di maggio e giugno scriverò ogni giorno una lettera e una email a persone che cercherò di coinvolgere sull'abolizione dell'ergastolo

  6. Tutto quello che riuscirò a fare lo manderò scritto per email a: associazioneliberarsi@gmail.com o per lettera a: Associazione Liberarsi: casella postale 30 – 50012 Grassina (Firenze)

 

E altre cose che ci verranno da scrivere

Forza e diamoci da fare, rispondiamo numerosi, il dialogo è aperto, a presto

Giuliano Capecchi

Associazione Liberarsi – Firenze

 

Firenze 11 aprile 2018

 

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