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Home page > Attualità > Delitto di Pesaro: dovevamo sentirci più sicuri

Delitto di Pesaro: dovevamo sentirci più sicuri

Dovevamo sentirci più sicuri, con un ministro che aveva dichiarato guerra alla ndrangheta ma poi il delitto di Pesaro ci ha dimostrato non solo che le mafie non dimenticano, ma che arrivano a colpire anche persone che dovevano essere protette dallo Stato.


Abbiamo chiuso i porti per non far arrivare i clandestini, ma abbiamo riscoperto (per l'ennesima volta a macerie fumanti) la fragilità del nostro territorio e l'assenza di piani adeguati per la messa in sicurezza dei territori. Ci siamo indignati per i fischi allo stadio (e l'ultras morto allo stadio) contro un giocatore di colore, mentre trecento disperati vagano in mezzo al mare in attesa di un porto che li accolga.
Perché noi siamo cristiani da divano, cristiani da presepe.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato

No, questa parte del Vangelo (sarebbe il discorso della Montagna) non è nota ai salviniani.



Vi sentite più sicuri oggi, che avete sbarrato porte penalizzato chi lavora per l'integrazione, sul volontariato.
Il caso ha fatto sì che proprio in questi giorni, del delitto di Pesaro, del terremoto a Catania, sia morto uno dei responsabili della strage di Brescia (implicato anche in quella di Milano): Carlo Maria Maggi, medico a Mestre e ordinovista in Veneto.
Chissà se Salvini o Di Maio hanno mai sentito parlare di Piazza Fontana, della strategia della tensione.
Il terrorismo, in questo paese, ha spesso avuto una faccia normale, borghese.

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