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"Come sto cambiando l’animalismo?" Colloquio tra Paolo Ricci e Massimo Tettamanti

Il 27 febbraio 2005 ci eravamo incontrati e nacque l’intervista chiamata “Colloquio notturno”. Sono passati otto anni e ci riproviamo. Questa volta chiamiamo l’intervista “Colloquio Diurno” (l'intervista è stata fatta prima delle elezioni, ndr)

Qualcosa sta profondamente cambiando e penso che sia necessario un chiarimento. Proviamo a capire cosa cambia e cosa non cambia

P. Ricci: Tempo fa abbandonasti l’animalismo per i suoi mali atavici, poi sei tornato. E sei stato molto attivo: hai girato il mondo e l’Italia, spiegando che c’è un modo differente per fare sperimentazione. E hai salvato così moltissimi animali. Quando ci siamo incontrati mi hai detto che l’animalismo sta cambiando radicalmente. Cosa intendi per cambiamento radicale? 
 
M. Tettamanti: Ci sono stati due cambiamenti radicali. Sono uscito dall'animalismo quando questo era 
dilaniato da lotte intestine tra associazioni istituzionalizzate e gruppi spontanei che cercavano di imporre le proprie idee del tipo: "se vuoi essere animalista o antispecista devi essere come siamo noi oppure non lo sei". Quindi invece di un confronto tra idee diverse che ha lo scopo di fare migliorare tutti, si ottenevano piccoli gruppi che volevano imporre dittatorialmente una propria visione

Queste realtà esistono ancora, ma il web ha cambiato tutto. Il primo cambiamento radicale è che ora è diventato molto più importante il singolo progetto da appoggiare che non la sigla che lo propone. Vedo una unione dal basso del movimento che, a mio parere, era andata persa. È un momento storico fondamentale e, per la prima volta, le nostre controparti (vivisettori, cacciatori, allevatori, ecc.) mostrano segni di paura.

Dato che molto di questo cambiamento credo sia legato al caso Green Hill ed essendo io conosciuto soprattutto per l'impegno contro la vivisezione nonché coinvolto processualmente contro Green Hill, mi sembrava doveroso "rientrare". Pensavo che l'animalismo in Italia NON avesse speranze e avevo attivato progetti e strategie per salvare animali al di fuori di questo, ma direi che mi sbagliavo in pieno. I progetti fuori dall'animalismo li mantengo e cerco di incrementarli, perché hanno funzionato benissimo ma poter tornare anche in ambiti dichiaratamente animalisti è, oltretutto, un grande piacere. 
 
Il secondo grosso cambiamento è la possibilità di avere team di specialisti che possono preparare progetti concreti, specifici, super documentati in modo da rendere ogni progetto sempre più efficace. 
Per questo vinciamo molto più di prima. Perché, prima un team di specialisti prepara i progetti e, poi, una enorme massa di persone li sostiene, si fa vedere, sentire, firma petizioni, scrive mail, ecc. 

P. Ricci: Malgrado il cambiamento di cui parli, e che in un certo senso è sotto gli occhi di tutti, a me sembra che molte cose non siano cambiate. Le cose denunciate nella prima intervista rimangono come erano: immobili nel tempo. L’animalismo è un fiume in piena che non trova il suo alveo. Se lo trovasse sarebbe una grande forza. Esonda, sciaborda ma conclude poco. La persistenza nell’abbandono della politica è stato un errore tragico che è costato caro agli animali. Tu che ne pensi? 
 
M. Tettamanti: Concordo. Rimane il nostro principale punto di debolezza. Siamo preparati giuridicamente, scientificamente, culturalmente, economicamente. Ma pensare alla politica, soprattutto, forse, in questo periodo, allontana e crea confusione. Credo, però, che, se vogliamo un radicale cambio di velocità nell'ottenimento di alcuni risultati, dobbiamo essere in grado di andare oltre queste difficoltà oggettive. 
 
P. Ricci: Resta un punto. Anche i cacciatori, malgrado il loro declino inarrestabile, hanno capito che devono creare un movimento e unirsi. Ultimamente è sorto un “Cartello Verde” composto da molte associazioni ecologiste che raggruppano un milione di iscritti. Tutti si uniscono meno noi. Solo noi non lo capiamo. E continuiamo con la diaspora folle delle mille associazioni. Veramente una cosa comica. Ora abbiamo tre partiti che non si parlano tra loro e che se raggiungono l’1% insieme sarà una cosa miracolosa. Come giudichi questa assurda diaspora che ci rende incapaci di lottare in difesa del non umano uniti? E come è possibile che tutti si uniscono meno noi? 
 
M. Tettamanti: Questo credo sia dovuto a vari fattori che, parzialmente, giustificano questo comportamento:

1) in generale i politici attuali schierati "dalla nostra parte" sono pressoché impresentabili; 

2) gli animalisti che hanno tentato la carriera politica spesso sono risultati “credibili” come gli attuali politici;

3) i verdi o i radicali, partiti storici che, vista la loro vicinanza ai temi della non violenza universale anche di stampo gandhiano, dovevano essere riferimenti quasi automatici a chi vota per gli animali, si sono mostrati politicanti come gli altri, disposti a scendere a compromessi inaccettabili o addirittura a difendere i massacratori. Anche considerate queste realtà, però, dobbiamo fare un cambiamento. 
In questo momento partiti politici con meno del 2% possono essere ascoltati e influenzare le politiche e i 
futuri governi. Se si raggiunge l'1% si ottengono tanti di quei soldi per i rimborsi elettorali che potrebbero aiutare animali che non possiamo neanche immaginare. È assurdo, a mio parere, rinunciarci. 
 
P. Ricci: Mi dicono che esistono 800 associazioni divise, inefficaci e spesso condotte da egomaniaci ed 
egomaniache e quando qualcuno cerca di unire trova un muro di pietra. Perché il nostro mondo rigetta 
l’unità. Il frazionismo, l’atomizzazione è nel nostro DNA. E chi paga sono gli animali. E si continua con le liste assurde dei bravi e dei cattivi politici che non portano a nulla perché i politici se ne fregano e finché c’è frammentazione va bene. E siamo alle solite inefficaci liste di proscrizioni: cosa proponi? Che strategia useresti?
 
M. Tettamanti: La mia idea si rifà ai tuoi tentativi di creare una piattaforma. Come sai a me piace 
concretizzare, quindi mi verrebbe da pensare a un passaggio in più fasi del tipo:

- fase 1: avere un piccolo nucleo di specialisti (possibilmente avvocati) che possano preparare tutta la 
burocrazia per creare un movimento eventualmente candidabile in futuro;
 
- fase 2: dare una serie di regole su chi vuole partecipare attivamente del tipo "non essere stato candidato in altri partiti", "essere disponibile a donare l'80% di un eventuale stipendio da parlamentare a progetti a favore degli animali", "essere d'accordo su alcuni punti base ovvi";
 
- fase 3: riunire persone che si occupano di argomenti animalisti per perfezionare il programma/piattaforma che hai già preparato tu. Queste riunioni di persone possono servire a eliminare velocemente progetti tecnicamente impossibili (ad esempio chiedere l'abolizione della vivisezione a livello nazionale è tecnicamente impossibile, ma è tecnicamente possibile ridurla del 70%) e a ricevere suggerimenti da chi ha esperienza, idee, progetti;
 
- fase 4: creare gruppi di lavoro superspecializzati;
 
- fase 5: creato il "cuore" animalista, serve, poi, creare l'"aspetto fisico". Mi spiego. Alla maggior parte 
delle persone non gliene frega nulla degli animali, ma TUTTI sono sensibili ai soldi. La gente, però, non sa che una enorme percentuale delle nostre tasse serve per massacrare animali. È tutto un discorso economico. 
 
Ad esempio: dire che gli animali nei circhi soffrono non è mai servito a nulla o quasi. Dire che invece di finanziare i circhi con animali si possono creare parecchi posti di lavoro è altro. Dire che gli animali soffrono negli allevamenti intensivi non è servito a nulla o quasi. Dire che una enorme fetta del budget europeo serve per farci ammalare tramite il consumo carneo è altro. Non ho nessuna utopia di raggiungere grosse percentuali elettorali e neanche di entrare in parlamento, ma solo di avere vetrine per far capire quanto la società, massacrando animali, massacra se stessa. È sempre e 
solo un discorso economico e il 70% del budget europeo (quindi cifre pazzesche) sono collegate allo 
sfruttamento animale. 
 
P. Ricci: So che tu eri favorevole a un accordo tra il PAE e i Verdi e lo vedevi, come lo vedo io, come 
l’unica via percorribile. E avevi interpretato il tentativo del PAE come un tentativo giusto. Poi le cose sono andate come sono andate e Verdi e PAE hanno interrotto la loro collaborazione. Ancora non si capisce cosa sia successo, ma forse il PAE lo avrebbe dovuto spiegare e non averlo fatto è grave. Pensi che nel tempo un nuovo tentativo sarà necessario o bisognerà creare un’entità animalista - ambientalista come sta provando di fare Alessio Nanni con il suo Partito EcoAnimalista ma su basi nuove seguendo la traccia indicata dal RAL? Personalmente penso che sia sempre meglio creare un movimento che un partito, che è una forma obsoleta, tu che pensi?
 
M. Tettamanti: Meglio un movimento in stile 5 Stelle o movimento arancione. 
Meglio un movimento animalista che sia, per i motivi detti prima, aperto al concetto ambientale, umanitario, vittimologico. Il PAE si è rivelato, in tempi rapidi, come un progetto gestito da persone in relazioni con gruppi sessisti, grezzi e diffamatori. Calcolando che la maggior parte delle persone che si occupano di animali o di tematiche a difesa dei più deboli sono ragazze/donne, questa strategia, oltre a essere vergognosa di per sé, credo sia proprio idiota. 
 
P. Ricci: Però il PAE con il suo animalismo muscolare ha portato e introdotto qualcosa di nuovo. E io penso che siano gente che lotta con dedizione. Poi sono successe le cose che sono successe ed è un vero peccato. Ripeto un vero peccato perché conduciamo la stessa battaglia e conoscendoli, francamente, mi dispiace. Sono le eterne guerre di religione animaliste. È chiaro che contatti con estremismi di sinistra o di destra risultano alla lunga letali. Ma è un vero peccato. Almeno loro ci provano, gli altri non lo fanno. Nessuno vuole increspare la palude. Sembra che tentare di formare un partito o un movimento sia qualcosa di errato, che offende l’animalismo. E io penso che questa sia un’autentica fesseria. Importante sarebbe capire il livello del consenso che avrebbero ottenuto. Ma non si presentano. Piaccia o non piaccia quella sarebbe stata una maniera per capire la via da intraprendere nel futuro. 
 
M. Tettamanti: Come sai mi ero offerto per una collaborazione e in cambio ho ricevuto che mie mail private siano state messe pubbliche, hanno cercato di denigrarmi, hanno insultato pesantemente persone con cui collaboro. Pura follia. 
 
P. Ricci: Ho sempre pensato che una nazione civile abbia bisogno di un grande partito o un grande 
movimento verde come in Germania e Francia. Ma a un partito animalista - ambientalista non ci ha pensato nessuno prima del tentativo fallito PAE - Verdi. Penso che l’ambientalismo non possa essere diviso dall’animalismo considerando quello che accade nel mondo. Ma la gente capirà? 

M. Tettamanti: Non lo so. In Olanda il partito animalista è al 3%. Secondo me noi possiamo arrivare 
tranquillamente a un 2-3% che poi vuol dire avere lo stesso potere di un Fini, Casini, di Pietro ecc. Non è poco. 
 
P. Ricci: Ma come è possibile oggi scindere ambientalismo da animalismo? Sono due cose che ovviamente devono andare insieme, io penso a un movimento animalista aperto, anzi 
spalancato, all’ambientalismo e all’umano. Un soggetto puramente animalista lo vedo troppo limitato. Non parlo di un movimento verde aperto all’animalismo ma un movimento animalista aperto all’ambientalismo e all’umano. Non sei d’accordo?
 
M. Tettamanti: Assolutamente d'accordo. 
 
P. Ricci: Le elezioni politiche sono alle porte. Stiamo vedendo il tentativo dei cacciatori di aggregarsi 
a partiti esistenti. L’UDC ha aperto le porte ai cacciatori, dopo averci mollato la patacca del Casini 
animalista, e così hanno fatto i post fascisti di La Russa e della Meloni, Fratelli D’Italia sempre aperti ai 
massacratori. La Destra di Storace sponsorizza anche la caccia con l’arco. Ora si agita il PDL che con la Lega e l’UDC sono i peggiori partiti verso gli animali. Berlusconi che abbraccia il cane, considerando come il suo partito ha votato per Green Hill e per “Caccia no limits”, è un’offesa. Quello che i cacciatori temono non sono le manifestazioni sacrosante e utilissime che l’animalismo propone, a quelle sono indifferenti (contro la vivisezione si schierano anche molti cacciatori) quello che i nostri nemici temono è 
un’aggregazione che spinga i politici a muoversi, a cambiar rotta. La vivisezione è uno dei grandi problemi della sofferenza animale, ma esiste anche altro. Questo è quello che scrivono i cacciatori su Facebook: “Vi chiedo di essere un po' più furbi specialmente riguardo i praticanti di facebook, come dicevo su Facebook si sta sponsorizzando moltissimo il Partito Animalista Europeo e devo dire che sta 
avendo un sacco di consensi e credo che se continua così alle prossime elezioni avrà sicuramente dei posti in parlamento e nelle varie regioni italiane questo comporterà sicuramente grandi disagi nei nostri confronti. Vi chiedo di ostacolare la "campagna elettorale" di queste persone anche perché ora è tardi per creare un partito nostro, un'associazione ecc. Muoviamoci!“.

Quello che temono è un movimento che unisca l’animalismo, un movimento con connotati politici che dia forza alle nostre rivendicazioni e crei disagi ai nostri nemici. La politica ama la nostra frammentazione, il politicume ama il nostro trasversalismo perché non porta a niente. Fin quando non siamo uniti a loro va alla grande. La prova che temono un movimento che potrebbe unificare le mille anime è quello che appare continuamente in Facebook. Un grido si leva sempre quando cerchiamo di unirci. Il resto lo assorbono con facilità. Ma nessuno lo capisce. Ma riguardo al PAE si sbagliavano,infatti non si presenta.

 
M. Tettamanti: Vero che si sbagliavano riguardo al PAE ma è indicativo quanto si siano spaventati per un singolo partito animalista con un collegamento, tra l’altro crollato subito, con i Verdi che non sono più 
neanche in parlamento. Figurati quanto si potrebbero spaventare se vedessero un movimento politico 
gigante, professionale, dedito alla causa.

P. Ricci: La scoperta dell’acqua calda , ma nessuno ci sente. È vero che sei stato avvicinato da varie forze politiche con l’intento di farti candidare? M. Tettamanti: Si, nel momento di notorietà del caso Green Hill, il fatto che io abbia fatto una importante conferenza proprio a Montichiari, che abbia fatto una delle perizie che sta incastrando Green Hill è diventato di interesse politico. Ho rifiutato sempre sia perché mi fanno tutti schifo, sia perché con l'attuale legge elettorale ti mettono in coda per rubare voti animalisti senza speranze di candidature, sia perché anche dove si creavano possibilità di essere eletti mi sarei trovato in situazioni vincolate senza possibilità di incidere se non sul mio conto in banca.
 
Questo non è una contraddizione con quanto detto prima, se ci fossero le condizioni dal basso, con regole chiare, vedo almeno 15-20 persone che conosco molto bene che sono preparate, oneste, animaliste nell'animo e candidabili (e sicuramente ce ne sono altre che non conosco o non conosco bene). Io non credo di essere un buon candidato, ho troppi progetti in ballo e mi serve una totale libertà che una candidatura non mi permetterebbe. Ma sarei onorato di fare parte di un progetto di questo tipo. 
 
P. Ricci: Personalmente ritengo le forze dell’animalismo siano come monadi chiuse. Tra i vari settori non solo non c’è collaborazione ma spesso profonda diffidenza. E in molti casi disprezzo. Un esempio è l’abisso che passa tra l’antispecismo e il mondo “canaro”. Un abisso stupidamente incolmabile. Gli intellettuali antispecisti sembrano vivere in un ghetto che contiene mille ghetti - di antispecismi ne esistono a palate - spesso in fiero contrasto tra loro. Le “canare” detestano la perdita di tempo filosofica che, secondo loro, non aiuta nessuno (e questo non è assolutamente vero perché tutto fa brodo vegetale) mentre gli intellettuali antispecisti guardano al mondo “canaro” come una perversione, quasi un’offesa alla loro visione filosofica. L’antispecismo – enormemente variegato e spesso anarcoide – vede gli altri come qualcosa di estraneo. Il che oltre a essere stupido è anche offensivo. Ma la verità è che è la stessa guerra che si combatte e che è folle differenziare. Gli animalisti e gli antispecisti odiano più di ogni altra cosa chi non la pensa allo stesso modo questo è il guaio. 
 
M. Tettamanti: Concordo in pieno. Io faccio parte indubbiamente del mondo dei rifugi in quanto gestisco 
animali provenienti da gravi forme di maltrattamento (soprattutto vivisezione) e quindi sono più collegato al mondo "canaro" con il quale mi ritrovo per l'approccio concreto. L'ambito dell'intellettualismo antispecista, come lo hai definito, non lo conosco se non per il fatto che vengo avvisato degli attacchi che ricevo, avendo spesso io strategie e progetti per gli animali addirittura al di fuori dell'animalismo, figuriamoci dell'antispecismo. Ma anche se, personalmente, sono per il concetto "conta solo salvare animali e del resto chi se ne fotte" non mi dà nessun fastidio se qualcuno vuole usare il proprio 
tempo per effettuare discussioni filosofiche o sociali. È il loro tempo e lo usino come vogliono, basta che non rompano agli altri per come ciascuno usa il proprio di tempo, soprattutto se questo è dedicato agli animali. 
 
Il problema spesso è legato alle scelte alimentari in quanto oggettivamente l'unica scelta che minimizza l'impatto sugli animali è quella vegan, ma capisco che molti, anche attivisti per gli animali, possano metterci tempo per arrivare a questa scelta e spesso una fase intermedia è quella vegetariana.
 
P. Ricci: Sembrerebbe logico, ma non è così, c’è sempre qualcosa che non va: la crisi economica, 
l’opposizione a Berlusconi, sempre un ostacolo per costruire qualcosa di veramente nuovo e nostro. 
Sempre qualcosa che spinge a votare per i vecchi partiti. Ogni volta che si tenta di creare qualcosa di nuovo nascono mille ostacoli. E sempre dal mondo animalista. È così? 
 
M. Tettamanti: Il problema fondamentale è che gli animali non parlano. Quindi non possono “guidarci” 
nelle scelte migliori, ciascuno può diventare il loro portavoce senza rischio di essere “sputtanato” dagli 
animali stessi. Questo porta a disgregazione, litigi, personalismi, ecc. 
 
P. Ricci: Una delle cose più comiche che ho sentito è l’idea che in un partito possano sussistere animalisti, cacciatori, e gente favorevole alla vivisezione. Chi fa questo ragionamento dice che essendo il partito di natura liberale ci possono essere anime differenti. Utilizziamo un'iperbole: è possibile immaginare un partito con neonazisti negazionisti ed ebrei come iscritti? È possibile un orrore del genere? 
 
M. Tettamanti: Assurdo anche solo pensarci.

P. Ricci: Molti articoli in Inghilterra mettono in discussione in maniera feroce il sistema capitalista. Non sono giornali di sinistra, ma moderatamente di sinistra. Dicono che il “capitalismo predatore” sta 
usurpando la democrazia. Parlano di colpo di Stato dell’1% dei ricchi contro il 99% della popolazione. 
Parliamoci chiaro: non è il sistema economico inadeguato al mondo attuale? Monbiot parla spesso di 
sovvertimento democratico da parte dei media posseduti dai ricchi. Scrive: non è una rivoluzione dei poveri che fa paura ma il dominio egemonico dei pochi ricchi. Non pensi che va cercata una terza via, che non ricalcando errori passati, cerchi di uscire dal pantano del capitalismo predatore, dal dominio 
dell’imperialismo finanziario? Dobbiamo trattare queste cose e guardare verso il mondo o dobbiamo 
concentrarsi solo su cani e gatti? 
 
M. Tettamanti: Viviamo in una società basata sul massacro di innocenti. Non è solo la grande industria 
multinazionale il problema, non è il “sistema capitalistico”, perché anche il piccolo allevatore scanna 
animali, perché anche gli operai vanno alla fiera della porchetta, perché i cacciatori appartengono a tutte le classi sociali. Il problema è la natura umana violenta, predatoria, egoista, specista. 
 
P. Ricci: Taleb in “Antifragile” usa il concetto di resilienza per spiegare che le cose migliorano attraverso il disordine. Se è così non dobbiamo preoccuparci l’animalismo è naturalmente “casinaro”, ma io 
personalmente credo nell’unità e nell’ordine purché non sia determinato da interessi politici. O per favorire – subdolamente – partiti e sai a cosa penso. Se il PAE si fosse presentato è avesse ottenuto un grande successo io sarei stato felicissimo, ugualmente felice sarei se ad Harlan andassero in 50.000. I miei nemici non sono gli altri animalisti come spesso è il caso. I miei nemici sono coloro che fanno male al non umano. E le guerre di religione tra animalisti mi fanno ribrezzo. E disprezzo i loro odi eterni. 
M. Tettamanti: Solo l’unità può portare a cambiamenti. Sia che si pensi a movimenti non violenti (che 
possono funzionare solo sull’unità di moltissime persone) sia che si pensa a movimenti violenti (dove vince chi ha la bomba più potente). Il nostro disordine è ciò che ci rende deboli come movimento.
 
P. Ricci: Mentre il PD perde punti e Berlusconi con le sue balle colossali li riprende, il buon Bersani ha 
seguito la via indicata da Marino riguardo la vivisezione. E così facendo perde molti voti. Perché molti 
animalisti di sinistra non gliela perdonano. Questa gente finisce sempre per sorprenderci. Raschi il barile e non raggiungi mai il fondo. Roba penosa. E la destra ora attacca. Come se uno dimenticasse il loro sostegno alla “caccia no limits”, alla non chiusura di Green Hill e al voto europeo per la sperimentazione. Imbecilli autentici. Lo ripeto da anni se la sinistra fa schifo la destra fa vomitare…

M. Tettamanti: Per non parlare del centro cattolico.
 
P. Ricci: Quello poi, bacchettoni eternamente dalla parte dei massacratori. Padre Pio con il fucile. 
Se io dovessi chiedere ai miei amici di Bailador di porti una domanda ti chiederebbero pensi che 
l’attenzione verso altre tematiche (come tasse, sprechi, corruzioni), da parte di coloro ai quali pure importa molto degli animali, possa irritare i “puristi” animalisti? In soldoni: come conciliare in un programma la visione animalista pura con gli interessi più vasti dei potenziali votanti? 
 
M. Tettamanti: Soldi, soldi, soldi. Non c’è migliore motivazione quando milioni di persone vanno a votare. Credo che ogni progetto specifico debba fare capire come abusare della natura e degli animali si traduce in costi per la società e il singolo. Se un partito si candida a guidare un parlamento ha bisogno di un programma completo. Se ci si propone per alcuni punti specifici a difesa dei più deboli, della natura, del non umano si può essere assolutamente credibili. Il partito dei verdi in varie nazioni ha percentuali pazzesche, da noi è sparito. Il Partito Radicale che portava alcuni punti aveva percentuali pazzesche, ora è sparito. Ma non spariscono le idee, spariscono politicanti non credibili e pronti al compromesso.
 
P. Ricci: Secondo te va riesumato il RAL? Può servire l’impostazione del RAL?

M. Tettamanti: È già pronto. Direi che sarebbe una ottima base su cui lavorare. Ma ti facciio io una domanda: perché non è andato avanti? 
 
P. Ricci: Non è andato avanti perché non abbiamo trovato gente in grado di impegnarsi direttamente. Per fare una cosa del genere occorre gente pronta ad aiutare. Non l’abbiamo trovata. Abbiamo innalzato una cattedrale nel deserto. Però la cattedrale è lì, pronta ed edificata. È come aver costruito una macchina da corsa con piloti che sanno guidare solo una 500. L’animalismo è sempre così. Altrimenti come ti spieghi che 765.000 cacciatori - che non sono nulla - ci ballano da anni sulla pancia?
E il RAL non è un partito politico, è un movimento che indica politicamente la via. 

M. Tettamanti: Un grande peccato, ma va ripreso.

P. Ricci: Come vedi l’aggregato brambilliano? Dove punta la Brambilla? Vuole fare un satellite 
berlusconiano? E se è così l’ENPA e la LAV la seguiranno? Arriveranno a sostenere un partito che è – con LEGA, FLI, UDC – abominevole verso gli animali? 
 
M. Tettamanti: Terrificante. Basta vedere questa notiziaPdl-Fli-Udc-Lega: un anno di carcere per chi disturberà i cacciatori. Caccia: il centro destra vuole la galera per chi farà ostruzionismo contro la caccia – disturbare cacciatori e pescatori potrebbe costare la galera. Assurdo che associazioni animaliste o ambientaliste appoggino e portino voti a una persona di questo schieramento. 
 
P. Ricci: Paradossalmente l’unico partito aperto alle nostre basilari richieste è solo il partito verde che gli animalisti non amano, i verdi sono apertamente contro vivisezione e caccia. Ma è un partito dell’1% 
schierato con Ingroia. Grillo è contrario a caccia e vivisezione, e questo gli fa sicuramente onore, ma nel suo programma i diritti degli animali non sono menzionati. Mentre alcuni degli attivisti del M5S hanno pubblicato un Manifesto che è a favore anche dei diritti degli animali, altri si sono addirittura espressi, a favore della vivisezione (smentiti dalla reazione susseguente). Per caso ti è giunta notizia che Grillo li abbia espulsi?
 
M. Tettamanti: Non credo siano stati espulsi in quanto non mi sembra che ci siano grandi tematiche 
animaliste nel “non statuto” del M5S. E la posizione personale di Grillo non so quanto conti visto che non è candidato. E mentre nel centrodestra spopolano i cacciatori, nel centro sinistra spopolano i vivisettori (sia nel PD che nella lista di Ingroia ci sono vivisettori) quindi non capisco come i Verdi possano dichiararsi contro la vivisezione e confluire in un partito/movimento che contiene vivisettori ed è esplicitamente a favore. La rivista “Le Scienze” ha fatto chiaramente vedere come nessuno sia contrario. Nessuno.
 
P. Ricci: Grazie Max! 

M. Tettamanti: Grazie a te! E speriamo bene.
 
P. Ricci: Spes ultima Dea…
 
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