Giornalista pubblicista dal 1995 ha collaborato negli anni novanta con le pagine culturali di Avvenire, Eco di Bergamo, e con le riviste Millelibri, Vita e Pensiero.
Dal 2008 si occupa di moda per testate online e ha un suo blog "Fashionrunways" con molte visite.
Per Agoravox scrive di attualità.
Collabora anche con Freeskipper, corrierepl, sololibri.net
Si tratta di 30 chilometri quadrati. La superficie di uno degli ottomila comuni da cui è composta l’Italia.
Le superfici colpite da incendio si sono molto ridotte con il passare degli anni.
Oggi riguardano quelle regioni dove la pioggia scarseggia e sono più calde.
La Sicilia rimane una delle zone più colpite.
Nonostante abbia istituito anche delle torrette di avvistamento degli incendi.
Per queste ragioni vengono assunte ogni anno con contratti stagionali molti aiutanti per le guardie forestali.
I boschi in Italia come valore complessivo sono in crescita da anni e coprono il 37 per cento del territorio. Principalmente sulle Alpi e gli Appennini.
È inutile illudere le persone.
E inutile fare promesse che non si possono mantenere.
La questione dell’Ilva è stata trattata da governi di tutti i colori politici
Tutti hanno promesso decarbonizzazzione e salvataggio dei posti di lavoro.
Tutti lo hanno promesso scaricando su qualcuno altro il costoso compito di farlo. Su chi? Sul nuovo acquirente che lo prometteva a sua volta ma non lo ha mai fatto.
In questo momento per ragioni varie il forno funzionante è uno solo su quattro. La produzione è bassa.
E chi se la compra?
Fare solo forni elettrici è costoso e vuol dire produrre un tipo diverso di acciaio.
Mentre al momento è l’unica rimasta capace di produrre acciaio che altrimenti
importiamo dalla Cina.
Oggi si rischia la chiusura e la cassa integrazione.
Con vantaggi per l’ambiente ma con la perdita dei posti di lavoro. E la cassa integrazione non dura per tutta la vita.
Oltre al danno per la nostra economia in un settore considerato strategico.
È l’unico posto in questa situazione? No, ci sono altre imprese che inquinano in modo superiore al normale.
Perché non se ne parla? Perché le persone non vogliono rinunciare ai posti di lavoro.
Ognuno fa il suo mestiere.
Politici, magistratura e giornalisti.
E anche Sallusti fa il suo.
Se i pm avevano chiesto sei anni di carcere dopo sette ore di requisitoria è perché avevano costruito il loro impianto accusatorio che si basava sulla difesa ad oltranza dei diritti dei migranti salvati in mare. Diritti che vengono prima di tutto, secondo la interpretazione della procura
I giudici invece hanno riscontrato che molti diritti erano stati riconosciuti e garantiti ai migranti di open Arms.
La procura di Palermo ha saltato il ricorso in appello perché nel merito aveva poche possibilità di vittoria.
In Cassazione può sperare che si riscontri qualche vizio di forma.
La legge lo consente e lo stanno facendo.
Però Sallusti non l’unico a pensare che si tratti di un atteggiamento persecutorio.
I rapporti fra Stati, soprattutto fra due stati importanti come Italia ed Egitto, non possono essere soggetti a raffreddamenti, interruzioni, ripicche diplomatiche o peggio interruzione dei rapporti commerciali.
La vicenda di Regeni è grave? Certo. Anche se non la conosceremo a fondo fino a quando anche la relatrice della tesi britannica, dove studiava Regeni, non ci spiegherà che tesi stava facendo.
Tuttavia non si possono raffreddare i rapporti fra Stati per un singolo episodio.
Esistono altre strade per chiedere collaborazione e scoprire i responsabili dell’assassinio.
In Egitto governano giunte militari da quando andarono via gli inglesi lasciando una debole monarchia. Da oltre Settanta anni.
Una volta sola, su invito di Obama, la giunta fece un passo indietro per lasciare spazio a libere elezioni. Vinsero i fratelli mussulmani, che sono fratelli stretti di Hamas e Hezbollah.
E dopo un breve governo ritornò la giunta militare al potere per non spingere l’Egitto verso uma politica filo iraniana.
Di situazioni come quella di Regeni il nostro paese ne ha dovuto subire diverse. A volte si riesce a salvare o a tirare fuori dai guai i nostri connazionali e altre volte no. Intervenire all’estero non sempre è facile.
Nel 1979 in Iran vennero presi come ostaggio tutte le persone che lavoravano nell’ambasciata americana. E gli americani dovettero aspettare un anno e mezzo prima della loro liberazione.
Noi piuttosto ingenuamente una decina di anni fa abbiamo fatto mettere in prigione ingiustamente in India due nostri militari che avevano fatto il loro dovere. E la vicenda si è risolta dopo anni.
E non si può bloccare gli scambi commerciali fra due paesi per questi motivi.
Senza contare che è possibile che anche da noi cittadini stranieri subiscano ingiustizie. Non mi risulta che altri stati interrompano i rapporti con il nostro paese per queste ragioni