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Annozero: l’ombrellone

Annozero: l'ombrellone

Chissà che pensieri devono essere passati per la testa degli italiani che han seguito la puntata di Annozero di ieri sera: le protesta in Grecia, ad Atene, contro i tagli degli stipendi.
 
Gli scontri con la polizia, i morti all’interno delle banche (banche che verranno salvate dalla manovra di sacrifici chiesta dall’Europa): una battaglia che rischia di trasformarsi in una guerra tra poveri, greci contro greci, che si cannibalizzeranno per poter sopravvivere.
 
E in Italia? Cosa stiamo rischiando? Anche noi vedremo per le strade le stesse scene di Atene: persone ancora giovani girovagare come zombi con la dose di eroina in corpo?
 
Per il momento, per strada le proteste sono ancora civili: come quella dei ricercatori della Glaxxo, che vedono chiudere la ricerca farmaceutica in Italia, per volontà della multinazionale di spostare tutto da un’altra parte.
 
Senza che governo o enti locali siano più di tanto interessati.
Come i ricercatori degli "enti inutili": Ispesl, Isae, Insean. Servono sarifici, siamo tutti sulla stessa barca. Occorre tagliare un po’ qui, un po’ là. Ma dobbiamo stare attenti: a tagliare gli enti che fanno ricerca, poi rischiamo di darci la zappa sui piedi, come paese che pretende di essere anche industrializzato.
Cosa vuole fare l’Italia, da grande? Che piano ha per uscire dalla crisi, signor ministro (dell’economia)?
 
In studio, l’uno contro l’altro, il segretario del Partito Democratico Bersani e il ministro (super) dell’economia Tremonti.
 
Sentire ancora oggi che va tutto bene, che i conti sono in ordine, che la manovra di aggiustamento (negata dallo stesso Tremonti proprio ad Annozero qualche settimana fa) la stanno facendo tutti, che l’Europa ha detto che noi stiamo bene, avrà fatto uscire dai gangheri più di un telespettatore. E anche lo stesso segretario.
 
Tremonti ha giustificato i 24 miliardi con la crisi della Grecia (che non è arrivata all’improvviso, almeno a leggere certi giornali). I nostri obiettivi sono a posto, e la manovra è solo un anticipo di quella che dovevamo già fare, per sistemare i numeri del 2011 e 2012.
 
Tutto qui? Possibile?
 
"Serve dire la verità": con queste parole, nette, Bersani ha rotto la tregua col ministro. Parole che evidentemente non devono essere piaciute: perché i numeri non sono a posto. Abbiamo un debito in aumento; la spesa corrente è in aumento, senza che siano stati spesi soldi per salvare le banche, per aiutare i comuni cantierando delle opere che avrebbero messo in moto il sistema (una vecchia proposta di Bersani).
 
Perdiamo interi pezzi di azienda, perdiamo la ricerca, perdiamo competitività, perdiamo posti di lavoro, e i numeri dei disoccupati tra i giovani dovrebbero preoccupare a sufficienza chi ha cuore il paese.
 
Eutelia, Vinyls, Glaxxo, il centro ricerca di Nerviano ...
 
Anche la Grecia aveva i conti in ordine, prima che si scoprisse che erano truccati, con la compiacenza del governo in carica e delle banche. E anche in Grecia corruzione, evasione, lavoro nero. Come in Italia, dove pure abbiamo gli stipendi più bassi dell’Europa. E dove i redditi dopo la crisi sono scesi di più rispetto a Germania e Francia: -5% in Germania, -4% Francia e - 8% Italia.
 
Se persino enti come la Banca di Italia all’improvviso si accorgono dell’evasione, parlando di "macelleria sociale", significa qualcosa. Se la fondazione di Montezemolo si chiede se Tremonti sia un marziano, forse anche il ceto imprenditoriale vede una situazione poco felice e si sente poco rassicurato dal (super) ministro.
 
Non si può continuare a ragionare per slogan: i tagli agli enti inutili (ma non tutti), la lotta alle false pensioni di invalidità. Bersani faceva poi giustamente notare come l’aver passato la percentuale da 74 a 85%, poco ha a che fare con i controlli sul come le regioni abbiano concesso queste pensioni (che comunque pesano 16 miliardi).
 
Dove era il rigore e il controllo dei numeri quando si faceva il salvataggio dell’Alitalia (in cui si sono salvate le banche ma non gli azionisti, e non i lavoratori della ex compagnia di bandiera)? Quando si toglieva la tracciabilità dei pagamenti? Quando si toglieva l’ICI per tutti (anche alle case del clero, anche per fini commerciali)?
 
Prendersela oggi con le persone della Ispesl, della Insean, tirando in ballo qualche auto blu e qualche presidente che si prende un bello stipendio, è fuorviante. Si devono tagliare i Consigli di amministrazione di questi enti? Si possono allora inglobare dentro il Cnr.
 
"Bersani, nessunno ha la sfortuna di avere uno come lei, in Europa.. " la battutina tra T. e B., segnale di una tensione che oggi il ministro fa più fatica a nascondere.
Tensione che l’intervento di Travaglio di certo non ha smorzato (ma Tremonti sa incassare bene e ribattere anche). Il giornalista ha ricordato le tante promesse fatte dai giornali (ma non dal ministro): tagli alle province, ai parlamentari, agli stipendi, ai rimborsi, allo stipendio dei ministri non parlamentari (60000 euro).
 
Gli enti inutili che sono rimasti, come la Icee che costa 300 milioni.
La fondazione Craxi (pure da morto ...).
Cosa succederà alla manovra quando arriverà in Parlamento? Si tornerà a parlare di condoni? Anzichè tagliare la scuola (con i trasferimenti alle regioni) non era meglio controllare come lievitavano gli appalti per le Grandi opere?
Gli arbitrati per le opere pubbliche, che costano 765 milioni all’anno (sebbene su questo punto, Tremonti abbia parzialmente smentito Travaglio).
 
Il presidente oggi parla "come un indemoniato" di lotta alla corruzione e all’evasione (nonostante i suoi processi): "chi è l’esorcista? Tremonti?".
 
Ritorno a dire che quello che deve preoccupare è la tenuta sociale: fino a pochi mesi fa si diceva che l’Italia fosse messa meglio per la presenza delle famiglie, che hanno svolto il ruolo di sussistenza, per i giovani e per i precari.
 
Ma oggi? "prima di tagliare bisognerebbe sapere di cosa si sta parlando".
"ma perché dare i soldi al presidente, dai i soldi ai poveri", il botta e risposta.
Peccato che i soldi ai poveri non li dia nessuno: i soldi per la Cassa integrazione finiranno. E poi?
 
Non tutte le famiglie hanno sentito la crisi allo stesso modo: il patrimonio delle famiglie più ricche è salito da 740 milioni a 880 milioni nel 2009.
 
La forbice aumenta, e l’ombrellone che avrebbe dovuto preteggere gli italiani dalla crisi, si scopre che protegge solo i pochi.

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