I dannati della St. Louis: in fuga dal Reich, respinti dalle democrazie
«Un uccello non ha bisogno di passaporto, né di biglietto, né di visto – e un uomo invece viene messo in galera se non è in possesso di uno solo di questi tre pezzi di carta?» scrive Joseph Roth in Ebrei erranti, nel 1937.
Quell’infame giugno del 1939.
di Bruno Lai
17 giugno 1939: dopo settimane trascorse invano nella speranza di far sbarcare le persone che ha a bordo, quasi mille ebrei in fuga dal nazismo, il transatlantico St. Louis, ripartito dal Nord America, arriva in Europa ad Anversa. I profughi a bordo vengono presi in carico da Belgio, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito. Poi…
La tragica vicenda del St. Louis ci parla dell’incapacità che i capi di Stato di fine anni Trenta dimostrano di fronte alla “crisi dei rifugiati” ed agli atti criminali del governo nazista di Adolf Hitler. Ma, in qualche modo, ci parla anche dei crimini di omissione di soccorso o di complicità in genocidio, che oggi si ripetono davanti ai nostri occhi. Di fronte alla crisi migratoria nel Mediterraneo, alla guerra in Ucraina, al genocidio in Palestina, alla guerra di aggressione contro Iran e Libano, è l’inazione della cosiddetta “comunità internazionale” che permette il compimento di questi orrendi crimini.
Come sono cominciate le vicissitudini del St. Louis e del suo coraggioso capitano Gustav Schröder?
Il St. Louis è un transatlantico tedesco che, il 13 maggio 1939, salpa da Amburgo con a bordo 937 persone ebree, tutte rifugiate, in fuga dalla persecuzione nazista. La destinazione è Cuba.
Questo salvataggio è preparato principalmente dalla comunità ebraica tedesca e da organizzazioni israelitiche che agevolano l’emigrazione. I passeggeri sono ebrei tedeschi che hanno ottenuto certificati di sbarco per Cuba.

Il capitano Gustav Schröder
Il capitano Gustav Schröder è un comandante tedesco non ebreo che disprezza Hitler ed i crimini che il nazismo sta compiendo.
Nessun governo democratico organizza ufficialmente questo viaggio. I rifugiati agiscono individualmente o con l’aiuto di organizzazioni ebraiche, cercando di sfuggire autonomamente all’“inferno nazista”.
Le disavventure del St. Louis mostrano che nel 1939 «Il mondo sembra diviso in due parti: i luoghi dove gli ebrei non possono vivere e i luoghi dove non possono entrare». (Chaim Weizmann, che diventerà presidente di Israele e sarà corresponsabile politico della Nakba).
Paradossalmente, il viaggio del St. Louis nel 1939 è utilizzato come strumento di propaganda dal ministero nazista, in particolare dal malefico ministro della Propaganda Joseph Goebbels. I nazisti vogliono dimostrare che nessun paese vuole gli ebrei, usando il rifiuto di Cuba, USA e Canada come “prova” che anche il resto del mondo considera gli ebrei indesiderabili. I nazisti prevedono che i rifugiati saranno respinti ed intendono sfruttare l’incidente a sostegno delle proprie politiche criminali antisemite, mostrando che gli altri paesi sono ostili agli ebrei quanto la Germania. Il visto d’uscita è concesso per motivi propagandistici e per tacitare le accuse internazionali dopo la Kristallnacht, la “Notte dei Cristalli” del novembre 1938.

Persone a bordo del St. Louis
A maggio del 1939 i passeggeri del St. Louis salgono a bordo già muniti dei famigerati passaporti con la “J” rossa di “juden”, che identifica gli “ebrei” tedeschi. Sul transatlantico salgono 937 persone che fuggono dalla persecuzione nazista. Sono tutte dotate di permessi di sbarco per Cuba, debitamente pagati. Li hanno regolarmente acquistati presso l’ambasciata cubana a Berlino, pagandoli tra i 200 ed i 300 dollari l’uno, una cifra considerevole per l’epoca. Sembra che viaggino verso la salvezza.
Il viaggio del St. Louis da Amburgo, da cui partono il 13 maggio 1939, è per i 937 passeggeri, in gran parte ebrei tedeschi, un’esperienza paradossale: durante la navigazione la nave diventa un “porto franco”, quasi una «vacanza in crociera verso la libertà», malgrado l’angoscia per il destino futuro. Ci sono concerti, feste danzanti, attività in piscina e persino servizi religiosi. Gustav Schröder, il capitano, mette a disposizione cucina, piscina, sala da cena e servizio di baby-sitting. Un busto di Hitler sulla nave viene coperto con un panno per sottrarlo alla vista dei passeggeri.

La piscina del St. Louis
Gustav Schröder fa in modo di garantire ogni comfort a questi particolari viaggiatori. Ordina alla ciurma di comportarsi come con qualsiasi altro crocierista. Insiste che siano trattati con grande rispetto e forniti di tutti i comfort goduti dagli altri passeggeri. Permette lo svolgimento di funzioni religiose a bordo, sapendo che questo sarà visto sfavorevolmente dal partito nazista. Assicura agli ospiti il massimo delle dovute attenzioni.
Schröder agisce consciamente contro le norme del Reich per proteggere i profughi, trasformando la nave in un luogo di sicurezza temporanea durante la navigazione. Tuttavia, questa tranquillità è tragicamente interrotta all’arrivo a Cuba, quando meno di tre decine di passeggeri ottengono lo sbarco: il resto della nave viene rifiutato da Cuba, Stati Uniti e Canada.
Cosa è successo? Otto giorni prima che la nave parta da Amburgo, il presidente cubano Federico Laredo Brú, sotto pressione del governo statunitense, emana un decreto che invalida i visti regolarmente acquistati dai passeggeri e rilasciati dal suo stesso governo. Il ministro dell’immigrazione cubano Manuel Benitez cerca allora di sfruttare la situazione, definendo i passeggeri come “turisti” invece di “rifugiati” e mettendo in vendita ulteriori permessi di sbarco a 150 dollari ciascuno come tangente non ufficiale; ma il presidente ordina l’applicazione dell’iniquo decreto che richiede ben 500 dollari per ciascun viaggiatore. Una persona, in preda alla più profonda disperazione, tenta addirittura il suicidio. Verrà sbarcata all’Havana e curata lì: si salverà. Di tutti i passeggeri, solamente 28 riescono a pagare e scendono dalla nave.
Oltre a Cuba, anche USA e Canada rifiutano l’ingresso alle persone ebree. Gli Stati Uniti di Franklin D. Roosevelt ed il Canada rifiutano di accogliere i 937 rifugiati a bordo del St. Louis per motivi principalmente burocratici legati alle quote di immigrazione e per i meschini rigurgiti di antisemitismo e xenofobia prevalenti in quei Paesi.
Del resto quasi un anno prima, nel luglio 1938, all’inutile ed inconcludente Conferenza di Evian-les-Bains, USA e Canada si sono riuniti insieme ad altri 30 Paesi come “Comitato intergovernativo per i rifugiati dalla Germania (compresa l’Austria)”, per affrontare la crisi dei rifugiati, considerata un «problema di scottante attualità».
Scrive Carlo Greppi: «La conferenza […] ha tra gli obiettivi espliciti quelli di facilitare l’insediamento dei “rifugiati politici” dalla Germania e dall’Austria […] e di immaginare un sistema internazionale di rilascio di documenti per i rifugiati. […] il presidente degli Stati Uniti Roosevelt ha mandato gli inviti sottolineando che non ci si aspettava che nessun paese accogliesse più immigrati di quanti prevedesse la legislazione esistente. […] Inoltre nei documenti preparatori prima, e poi nel corso della conferenza, si fa di tutto per evitare di usare la parola “ebrei”. Perché? Ciascun paese deve fare i conti con i propri nazionalisti e i propri antisemiti, e si preferisce di gran lunga parlare, più in generale, di “rifugiati politici”». (Carlo Greppi, Trame del tempo. 3. Guerra e pace. Dal Novecento a oggi, Laterza, 2022).
La rivista britannica “New Statesman” riassume così l’esito della Conferenza di Evian: «Tutti gli Stati presenti manifestano grande empatia per le vittime della persecuzione, ma nessuno di loro può e vuole aprire le sue porte a un flusso di rifugiati. Ciascun delegato ha spiegato le proprie difficoltà, e ha porto le sue scuse»! Il fallimento della Conferenza di Evian è un successo per Hitler, che può affermare con boria, che anche nei paesi democratici «non c’è spazio per gli ebrei».(Citazioni in Greppi, Ibidem).
Il disastro umanitario in preparazione riceve così il contributo delle democrazie occidentali, che presto si troveranno in guerra contro Germania, Giappone ed Italia.

Il tragitto del St. Louis
La nave torna in Europa e giunge ad Anversa il 17 giugno 1939. Durante la traversata Gustav Schröder non si dà per vinto e tratta con diversi Paesi europei affinché accolgano i suoi sventurati passeggeri ed evita di tornare in Germania finché i suoi “crocieristi” non saranno in salvo.
Il capitano Schröder negozia, con estrema tenacia, con determinazione e con successo, l’accoglienza in quattro paesi europei attraverso una combinazione di minacce coraggiose, estenuanti negoziazioni e intermediazione di organizzazioni. Di fronte alla resistenza che incontra per l’accoglienza di un numero, tutto sommato, esiguo di persone, Schröder tenta di tutto: minaccia di incagliare la nave di fronte alle coste inglesi, obbligando così il Regno Unito al salvataggio dei passeggeri; si rifiuta di rientrare nei porti tedeschi se non dopo aver risolto il problema dei passeggeri; dopo snervanti trattative, ottiene il permesso di sbarco ad Anversa, in Belgio; grazie all’intermediazione dello statunitense American Jewish Joint Distribution Committee, negozia quote di persone per ciascun paese non contrario agli ebrei.
I 907 passeggeri rimanenti vengono distribuiti tra quattro paesi europei:
Regno Unito: 288;
Francia: 224;
Belgio: 214:
Paesi Bassi: 181.

Il capitano Gustav Schröder ritratto da Alessio Lo Manto
Purtroppo, Schröder non riesce ad evitare che i passeggeri siano successivamente travolti dalla tragedia della guerra: l’anno seguente, tutti e tre i paesi continentali, Francia, Belgio e Paesi Bassi, vengono invasi dalla Germania nazista. Molte di queste persone ebree, circa 255, saranno deportate da criminali nazisti e moriranno poi nei campi di sterminio.
Questa tragica e significativa vicenda è raccontata in diversi libri, sia di rigorosa ricostruzione storica, sia più divulgativi.
La nave dei dannati, 1976
Nel 1976 le è stato dedicato il film La nave dei dannati, titolo originale The Voyage of the Damned, di Stuart Rosenberg, con Oskar Werner, Faye Dunaway e Max von Sydow nel ruolo di Gustav Schröder.
Più recentemente è stato pubblicato in Italia il pregevole grafic novel St. Louis. Il coraggio di un capitano, di Sara Dellabella ed Alessio Lo Manto, edito da Round Robin nel 2021. Il libro riporta anche il discorso con cui il primo ministro canadese Justin Trudeau, il 7 novembre 2018, ha chiesto scusa per il mancato asilo alle persone che nel 1939 erano a bordo del St. Louis.
Il capitano Gustav Schröder nel 1957 riceve l’Ordine al merito della Repubblica Federale Tedesca.
Muore ad Amburgo nel 1959.
Nel 1993 lo Yad Vashem lo riconosce “Giusto fra le Nazioni”.

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