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Amianto a Bologna: “positivo” il 44.23% dei campioni

… ma la situazione nell’acqua “potabile” peggiora; GruviHERA colpisce ancora e chissà se la Procura si sveglierà.

Il 21 marzo ci sarà a Bologna un convegno nazionale dei cittadini sull’acqua potabile

di Vito Totire (*)

 

Ulteriore avvertimento. Nel 2017 a Bologna città: “positivo” il 44.23% dei campioni.

Sarà “sufficiente” perché la Procura della Repubblica questa volta intervenga per evitare che la distribuzione di acqua a rischio venga ulteriormente tollerata?

Con un certo ritardo (ma questo è il meno) la Ausl ha risposto alla nostra richiesta di dati, ancorché in maniera lacunosa. Aggiorniamo dunque il quadro di riferimento riguardante il rischio amianto nell’acqua “potabile” usata per attività domestica nella città di Bologna e in parte della provincia.

ROTTURE

Le rotture nella rete cittadina di Bologna sono state 599 nel 2017; erano 500 nel 2016. Questo significa un incremento del 20% degli eventi censiti in quanto tutti gli interventi su cemento-amianto devono essere notificati alla Ausl ai sensi del decreto 277-1991 (precedente anche alla messa fuori legge dell’amianto).

Quando abbiamo rinominato Hera come “gruviHera” abbiamo purtroppo previsto una linea di tendenza, quella dell’ulteriore incremento delle rotture. Evidente che molti fattori – usura, vetustà, subsidenza, eventi sismici, vibrazioni, clioclastismo – contribuiscono alle rotture. Abbiamo pure detto decine di volte: la fase che precede la rottura definitiva della tubazione è quella più pericolosa in quanto la “miracolosa” patina calcarea (tende a formarsi a causa della durezza dell’acqua) protegge dalla eventuale dismissione quotidiana ma non regge evidentemente alla fessurazione del tubo che prelude poi alla rottura definitiva. La domanda (evidentemente retorica) è sempre stata: quante fibre si disperdono in rete in questa fase?

Le rotture nei primi otto mesi del 2017 in provincia di Bologna le abbiamo già notificate. Volendo fare il quadro complessivo annuale risultano: 36 rotture a San Pietro in Casale; 30 a Zola Predosa; 29 a Castenaso; 28 a Calderara di Reno; 25 a Castelmaggiore; 24 a San Lazzaro 24; 18 sia a Galliera che a Castello d’Argile eccetera. Sono disponibili siti e date… sia della provincia che della città.

RICERCA DI FIBRE

Particolarmente stringata è stata la risposta su questo punto da parte della Ausl. La situazione è paradossale; fino a quando non abbiamo fatto le prime denunce (risalgono al 1999) alla Ausl il problema “non interessava”. Dopo i primi campionamenti e le prime informazioni in possesso di Seabo – a cui abbiamo avuto accesso compiutamente grazie anche all’intervento del Difensore civico regionale – la Ausl ha iniziato a occuparsi del tema. Da quella data a oggi le informazioni sono andate calando. A un certo punto la Ausl ha smesso di voler sapere di che tipo fosse l’amianto campionato… della serie “crisotilo o anfiboli per me pari sono”. Incredibile ma vero.

Adesso ci rispondono con dati ancora meno dettagliati. Non dandoci né il tipo di amianto né i siti dei campionamenti. Comunque nel 2017 sono stati effettuati 67 campionamenti di cui 52 a Bologna città: i positivi sono stati 26 di cui 23 a Bologna. Non sappiamo dove siano emersi i positivi nei Comuni della provincia ma sappiamo che sono stati 3 su 15.

Ciononostante deduciamo che:

  1. pare si sia finalmente cominciato a monitorare qualche Comune della provincia. Ma quali? Lo sapremo alla prossima puntata;
  2. emerge comunque una netta tendenza al peggioramento con il 44.23 % dei dati positivi per la città di Bologna; all’inizio il ricorso dei positivi era attorno al 6% (vedi comunicazione Ausl di Bologna alle “Giornate di Corvara 2006”); si giunse a un picco del 35% nel 2015; oggi un ulteriore peggioramento appunto al 44%;
  3. il range dei positivi si è collocato fra 254 e 8110 (dal punto di vista del picco quantitativo in passato c’è stato di peggio: per esempio – 8.10.2015 in via Gerusalemme – 20.347 fibre). Ancora una volta però la Ausl insiste sull’errore di rapportare la conta con la lettura in SEM ai parametri proposti negli USA che vengono accertati con metodologie analitiche differenti sia nella preparazione del campione sia nel tipo di tecnica (microscopia TEM). La microscopia TEM è disponibile a Bologna, in struttura pubblica: perché non la si usa?
  4. circa il nostro quesito relativo alle precauzioni adottate per evitare la dispersione di fibre nella fase dell’intervento di riparazione abbiamo avuto rassicurazioni generiche che non rassicurano affatto. Torneremo a chiedere copia del piano di lavoro che non ci è stato esplicitato nei dettagli;
  5. i dati comunicatici sulle rotture confermano che quasi tutti gli interventi vengono effettuati in tempo reale. In altri termini non pare agevole svolgere attività ispettive. Addirittura in molti interventi in provincia la data della comunicazione dell’intervento è successiva alla data dell’intervento! Siamo sicuri che in condizioni di emergenza-urgenza si sia sempre in grado di azzerare la dispersione di fibre in rete? Pare di no, visto che l’unica precauzione citata è lavare la rete dopo l’intervento di ricucitura della falla; ma lavare non significa disperdere a valle le fibre che dovessero essere sfuggite ai tagli?
  6. La mappa totale delle rotture (2016 e 2017 per Bologna città, 2017 per la provincia) è disponibile per i cittadini che ce la chiedano.Intanto alcune constatazioni:
  1. come già detto, la tendenza degli eventi nel 2017 è in crescita del 20% rispetto all’anno precedente;
  2. non si sono verificate concentrazioni di eventi come quello del 2016 in via Petroni a Bologna con 17 rotture in pochi mesi. Rimane tuttavia la domanda: cosa hanno bevuto e con che acqua hanno cucinato i cittadini residenti in via Petroni di Bologna nel 2016???
  3. rimangono eventi multipli (anche solo nell’ultimo quadrimestre del 2017) in alcune strade, segno probabilmente di situazioni particolarmente critiche: in via San Donato 7 rotture fra settembre e il 31 dicembre 2017; 3 in via Marchionni, in via Agucchi e in via M. L. King; eccetera.
  4. tornano eventi negativi in zone molto sensibili: per esempio via del Gomito 10, rottura in data 12.10.2017. Si era già verificata una rottura il 19.5.2016 (la Ausl non ci ha comunicato il numero civico). E’ un sito che,vista la presenza del carcere, vede una popolazione di utenti in difficoltà circa un approvvigionamento di acqua “potabile” alternativo alla cosiddetta acqua del sindaco;
  5. Altri siti sensibili devono essere considerati: a) via del Commercio Associato, in prossimità di FICO; b) via Ranzani, vedi disastrosa rottura del novembre 2017; c) via Tiarini sede poliambulatorio Ausl; d) via Polese, dove c’è anche la sede di AEA…il che ci mette in condizione di riaprire su basi “nuove” un discorso con la Procura di Bologna.

 

PROPOSTE

Le solite proposte inascoltate causa sordità (su base politico-affaristica). Rivolte alla attenzione di una comunità locale che alcuni media stanno cercando di ipnotizzare veicolando e dando spazio ai patetici proclami di un ceto politico capace soprattutto di disastri (siamo al punto che ai temi dell’ambiente e salute quasi non si accenna). Riproponiamo gli obiettivi sui quali stiamo insistendo da anni (per l’amianto dal 1999, per gli oganoalogenati dal 1985):

  1. dobbiamo garantire la disponibilità di acqua veramente potabile;
  2. l’acqua potabile deve contenere amianto zero; come mai l’autorità sanitaria locale, pur avendo ospitato il convegno del 22 gennaio 2018 nel Palazzo, è rimasta così indifferente ai contenuti di quel convegno nel quale il professor Giovannni Brandi ha illustrato l’evidenza del nesso fra amianto e tumori biliari intraepatici (e non solo questo)! Il ceto politico è impegnato nella campagna elettorale?
  3. l’acqua potabile non deve superare – come obiettivo minimo – il limite guida indicato dalla Comunità europea per gli organalogenati (1 mcg.) con la prospettiva di raggiungere lo zero (e zero da subito per gli organoalogenati cancerogeni o sospetti di esserlo);
  4. occorre bonificare integralmente le reti eliminando alla radice il problema delle condutture in cemento-amianto. Il potere di decidere deve essere sottratto a Hera ed essere gestito dal basso dalla comunità locale. Questo potere è stato di fatto usurpato da Hera e da questa azienda sottratto al sindaco e al Consiglio comunale che – per la verità – se lo sono fatti scippare volentieri;
  5. Hera, ente molto impegnato in operazioni di immagine (di scarsa credibilità), realizza profitti che distribuisce anche ad enti locali i quali forse vedono in questo ritorno economico un incentivo a coltivare dubbi infondati (bonificare o no?) e a rimanere silenti sul tema della eliminazione delle tubazioni in cemento-amianto. Hera ha attivato I COSIDDETTI MUTUI BEI (**) per alcuni suoi “grandiosi” progetti; come mai non chiede muti per la bonifica? … ammesso che abbia bisogno di prestiti;
  6. infatti HERA HA LA DISPONIBILITA’ ECONOMICA PER BONIFICARE LA RETE ALLA RIDICOLA SOMMA DI CIRCA 300 MILIONI DI EURO; quanti tumori si potrebbero prevenire?
  7. OCCORRE BONIFICARE SUBITO. Se ci sono priorità nel cronoprogramma queste vanno riservate alle tubazioni più vecchie e contenenti amianto anfibolo ma, guarda caso, la Ausl da qualche anno non chiede all’Arpa di differenziare gli amianti nei campioni perché differenziare… costa di più; incredibile ma vero.

L’acqua è potabile se il suo contenuto in fibre di amianto è zero.

Il 21 marzo 2018 a Bologna ci sarà un convegno nazionale – dei cittadini – sul tema dell’acqua davvero potabile. Ne riparleremo presto.

20.2.2018

 

(*) Vito Totire è presidente nazionale AEA – associazione esposti amianto e rischi per la salute

(**) L’operazione “MutuiBEI” prevede mutui trentennali a totale carico dello Stato che le Regioni hanno stipulato – tramite Cassa Deposito e Prestiti – con la BEI cioè Banca europea per gli investimenti e altri istituti di credito.

 
 
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