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IRAN Per Alì Ghaderi (Fedayn del Popolo Iraniano) per sostenere studenti e proletari iraniani contro Khamenei non servono interventi esterni: basterebbe che Stati Uniti e paesi europei smettessero di sostenere sotto banco il regime e di puntare su un “avvicendamento interno”. Il resto è compito degli iraniani, dei loro sindacati e delle organizzazioni della Resistenza. INTERNAZIONALISMO Da Caracas a Tehran al Minnesota proletari tra due fuochi: il fuoco vero e proprio dei regimi che li opprimono e la carità pelosa di chi per sfruttare le loro lotte impugna la bandiera della “democrazia”. L’analisi di Marco Veruggio sul sito Good Morning Genova.
LOTTE Negli USA la mobilitazione innescata dall’esecuzione di Renee Good e culminata nello sciopero di venerdì in Minnesota, seguito dal secondo assassinio per mano degli agenti federali, potrebbe segnare una svolta nella lotta contro la brutale campagna anti-immigrati dell’ICE. Per fermare Trump, però, serve una strategia, tanto più vista l’assenza di un’opposizione politica e le ambiguità del sindacato. In questa newsletter alcune riflessioni nostre e dagli USA un intervento che indica una strategia centrata sui lavoratori e sull’arma dello sciopero generale e un testo di Tempest, piccolo gruppo della sinistra socialista USA, scritto alla vigilia dello sciopero, su come intervenire nelle contraddizioni della burocrazia sindacale americana.
POLITICA&GUERRA Mentre i paesi europei parlano di reintroduzione della leva, a Kiev il nuovo ministro della Difesa ammette che in Ucraina ci sono due milioni di disertori e 200mila ‘assenti ingiustificati’, in totale circa un quarto della popolazione maschile in età di obbligo militare. Una pesante smentita della retorica degli ucraini che ‘vogliono combattere l’invasore russo’, di cui si alimenta anche il dibattito politico italiano. Un dato che già lo scorso aprile, prima del cessate il fuoco a Gaza, trovava conferma anche in Israele, con un’ondata senza eguali da decenni di refusenik e di riservisti che non si presentano alla chiamata (per qualcuno addirittura il 40%-50%). E che conferma un trend storico: all’inizio di ogni guerra il sostegno per la soluzione armata può essere elevato anche tra i proletari, ma quando si sperimentano le conseguenze esso è destinato ad abbattersi drasticamente.
PUNTOCRITICO Una newsletter dedicata a due iniziative a cui abbiamo partecipato nel periodo di sospensione natalizia delle pubblicazioni e che pensiamo i nostri lettori possano trovare interessanti: una a Roma, organizzata da PuntoCritico insieme al Centro di Documentazione P. Martignetti e alla rivista “Il cantiere” sulla Tregua di Natale 1914 nei quartieri di San Lorenzo e del Pigneto e una a Milano, organizzata dal Centro di Documentazione contro la Guerra presso il Centro sociale Cox 18, sul conflitto israelo-palestinese, con la partecipazione di Piero Acquilino (PuntoCritico) e Sandro Moiso (Carmillaonline). Di seguito un articolo sulle iniziative romane, la trascrizione dell’intervento di Piero Acquilino a Milano e i link a video e podcast delle due iniziative.
IRAN Per spiegare la rivolta in Iran non servono trame da spy story: basta la crisi di un capitalismo iraniano che non riesce più a soddisfare neppure chi fino a poco tempo fa ne beneficiava e le cui contraddizioni erano destinate a esplodere: l’analisi di Alessandro Siglioccolo e un comunicato dello storico sindacato dei tranvieri di Tehran. USA In questo convulso inizio d’anno l’assassinio di Renee Good da parte dell’ICE per certi versi pesa persino più di Venezuela e Iran, perché porta alla ribalta e alimenta una resistenza interna a Trump organizzata, che ora potrebbe estendersi, radicalizzare le posizioni del sindacato e inasprire il conflitto nelle classi dominanti statunitensi e nel complesso apparato statale americano. Il sito di Jacobin sottolinea che anche nei settori sociali più trumpiani la maggioranza non ha digerito l’azione dell’ICE. Mentre Labor Notes ricorda chi era Renee Nicole Good e spiega come agiscono i gruppi di intervento rapido anti-ICE di cui faceva parte.
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