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Diversi media hanno riferito indiscrezioni sull’ultimo briefing sull’Iran tenuto alla Casa Bianca, riportando la riluttanza di alcuni dei partecipanti ad attaccare. Secondo due fonti che hanno parlato ad Axios, riporta Dave DeCamp su Antiwar, il Capo degli Stati Maggiori congiunti, generale Dan Caine, che pure aveva accolto con fervore l’ordine di aggredire il Venezuela, sarebbe un “guerriero riluttante” riguardo l’Iran, “perché vede il grande rischio di scatenare una guerra prolungata che farebbe vittime statunitensi”.

Secondo il Wall Street Journal, Caine “ha avvertito che qualsiasi guerra contro l’Iran esaurirebbe le scorte militari statunitensi, dal momento che gli Stati Uniti hanno utilizzato un gran numero di intercettori per difendere Israele durante la Guerra dei 12 giorni del giugno 2025”. Inoltre, il New York Times ha riportato che “Caine non poteva dare le stesse garanzie di successo assicurate per il Venezuela”.
Sempre Antiwar riporta che anche il vicepresidente J.D. Vance è scettico, aggiungendo però che nessuno oserà contrastare la scelta finale di Trump. Trump, per parte sua, ha smentito le indiscrezioni, com’è naturale che sia. Ciò per due motivi: anzitutto, se lo spiegamento di forze serve a piegare l’Iran ai diktat Usa, simili narrazioni minano nel profondo tale strategia; in secondo luogo, se ordinerà l’attacco, non può permettere che si dica o scriva che il comandante supremo dell’esercito non creda in quel che sta facendo.
Nel post dell’imperatore un cenno significativo: Trump ha smentito l’ipotesi di un attacco limitato che stava circolando con insistenza sui media. Un’opzione alla quale Teheran aveva reagito in maniera durissima, dichiarando che anche se fosse attaccata in tale modalità la sua risposta sarebbe alzo zero. Concordanza degli opposti.
Ma che nell’inner circle di Trump ci siano resistenze è confermato dalle dichiarazioni di Lindsey Graham, il portavoce dei neocon e persona più che informata sugli interna corporis dell’Impero, il quale ha confidato ad Axios che “diverse persone vicine al presidente Trump gli stanno consigliando di non bombardare l’Iran”.
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.piccolenote.it/mondo/attacco-alliran-resistenze-nellinner-circle-di-trump
https://it.insideover.com/guerra/attacco-alliran-resistenze-nellinner-circle-di-trump.html
Mancano poche ore all’accensione delle luci sull’Ariston e la Rai svela la scaletta completa della prima serata del Festival di Sanremo 2026, che si annuncia come una vera maratona televisiva tra musica, memoria e grandi ospiti. La diretta su Rai1 prenderà il via alle 20.40 e si chiuderà all’1.44, con la conduzione di Carlo Conti, affiancato per l’esordio da Laura Pausini e dall’attore Can Yaman.
Mancano poche ore all’accensione delle luci sull’Ariston e la Rai svela la scaletta completa della prima serata del Festival di Sanremo 2026, che si annuncia come una vera maratona televisiva tra musica, memoria e grandi ospiti. La diretta su Rai1 prenderà il via alle 20.40 e si chiuderà all’1.44, con la conduzione di Carlo Conti, affiancato per l’esordio da Laura Pausini e dall’attore Can Yaman.
Olly, Ditonellapiaga, Michele Bravi, Sayf, Mara Sattei, Dargen D’Amico, Arisa, Luchè, Tommaso Paradiso, Elettra Lamborghini, Patty Pravo, Raf, J-Ax, Fulminacci, Levante, Fedez insieme a Marco Masini, Ermal Meta, Malika Ayane, Francesco Renga, fino alla chiusura affidata a LDA e Aka 7even.
Una sequenza serrata, intervallata da momenti di spettacolo e collegamenti esterni, che accompagnerà il pubblico fino a tarda notte.
Tra le sorprese della serata, spicca il super ospite Tiziano Ferro, protagonista di un medley dei suoi successi e di un momento di dialogo con Carlo Conti. Attesi anche i collegamenti con il Suzuki Stage in piazza Colombo, cuore pulsante del Festival fuori dall’Ariston, e con la nave Costa Toscana, da cui si esibirà Max Pezzali.
Spazio anche alla memoria televisiva con Kabir Bedi, volto storico di “Sandokan”, e a un omaggio musicale a Peppe Vessicchio, tra i simboli più amati della storia sanremese.
Come da tradizione, intorno alla mezzanotte è previsto il passaggio con il TG1 Sera, prima di tornare alla musica e agli ultimi artisti in gara. In chiusura, Conti, Pausini e Yaman leggeranno la classifica provvisoria della prima serata, limitandosi a svelare i cinque brani più votati, senza indicarne l’ordine.
Con una scaletta fitta, un cast trasversale e numerosi momenti simbolici, la prima serata di Sanremo 2026 si prepara a dare ufficialmente il via alla settimana più attesa della musica italiana.
Partendo dagli studi di Christopher Lasch – in particolare da The Revolt of the Elites and the Betrayal of Democracy (1994/95) – si può sostenere con una certa forza argomentativa che le élite dominanti tendono a sviluppare (o a manifestare apertamente) “tavole di valori” differenti da quelle dei governati, e che questa divergenza include anche il piano etico-morale.

Lasch non parla esplicitamente di pedofilia organizzata o di reti come quella di Epstein (era morto da poco quando lo scandalo esplose), ma la sua diagnosi strutturale si applica con impressionante precisione al caso Epstein e a fenomeni analoghi. Ecco i punti centrali che permettono di fare questo collegamento:
In sintesi, alla luce di Lasch si può dire che le élite hanno tavole valoriali eticamente divergenti, e spesso ipocrite. Non perché siano “più malvagie” in assoluto, ma perché la loro posizione sociale (globale, sradicata, protetta da reti di potere) permette loro di vivere secondo un’etica selettiva e auto-assolutoria che i governati non possono permettersi.
Il caso Epstein non è un’eccezione casuale, ma un’illustrazione estrema della “rivolta delle élite” contro i vincoli morali che Lasch vedeva già negli anni ’90. Trent’anni dopo, lo scandalo appare quasi come una conferma profetica della sua analisi.
Il cannone lunare annunciato da Elon Musk insieme ai piani di “colonizzazione lunare” (una tappa intermedia verso l’obiettivo Marte), potrà sparacchiare un milione di satelliti all’anno. Usando solo l’elettricità: e senza razzi. Peccato che serva prima costruire una fabbrica sulla Luna, portarci 362 tonnellate di componenti, assemblare pannelli solari grandi quanto undici campi da football americano, e risolvere il problema della polvere lunare che tende a distruggere qualsiasi meccanismo entri in contatto con la superficie. Tolti questi “dettagli” l’idea è fattibile però. In linea di principio, e con una certa, come dire… Pazienza geologica.
La storia parte da lontano: 1976, MIT, il budget è duemila dollari (poco anche per quei tempi). Gerard O’Neill e Henry Kolm costruiscono il primo prototipo funzionante di mass driver (il termine tecnico per quello che Musk chiama, più pittorescamente, “cannone lunare”). Funzionava. Sparava oggetti a 40 metri al secondo sotto l’effetto di 33 volte la gravità terrestre. Poco, ma abbastanza per dimostrare che il principio reggeva. La versione successiva fu dieci volte più potente. Poi vennero i tagli alla NASA, i venti politici cambiarono direzione, e l’idea rimase in un cassetto per cinquant’anni. Esattamente il tempo che ci voleva perché qualcuno la riscoprisse e la presentasse più o meno (Hyperloop, sei tu?) come propria.
L’eleganza del cannone lunare sta nella semplicità del principio. Immaginate un binario lunghissimo disteso sulla superficie della Luna, inclinato leggermente verso il cielo all’estremità. Lungo tutto il percorso, centinaia di bobine elettromagnetiche: anelli di filo che diventano potenti magneti nel momento in cui passa corrente. Un container (chiamato “bucket” nel gergo tecnico) contiene il payload, il carico da sparare. Le bobine si attivano in sequenza precisa, ciascuna nell’istante esatto in cui il bucket la raggiunge, accelerandolo verso quella successiva, senza mai toccare fisicamente nulla. Un treno maglev, in sostanza: solo che invece di fermarsi al capolinea lancia il contenuto nello spazio a 8.500 chilometri orari. Velocità sufficiente a sfuggire alla gravità lunare.
Il bucket frena, torna all’inizio, riparte. Nessuna combustione, nessun carburante, nessuna equazione del razzo che si mangia i tre quarti della massa in propellente. Solo elettricità. Il costo teorico per chilo lanciato: pochi dollari, contro i duemila attuali del Falcon 9 riutilizzabile. Su questa differenza si regge l’intera visione di Musk: un milione di satelliti AI in orbita prodotti direttamente sulla Luna, sparati nel cosmo a ritmo industriale ogni dieci secondi. La Luna come fabbrica. Il cannone lunare come cinghia di trasmissione.
La tecnologia del cannone lunare, insomma, è solida. Il problema non è il principio fisico: è tutto il resto. La Luna è un posto ostile in un modo molto specifico e sottovalutato. La sua superficie è coperta da regolite, una polvere finissima prodotta da miliardi di anni di impatti meteorici in assenza di vento, pioggia, o qualsiasi agente erosivo. Ogni granello ha spigoli microscopici affilatissimi, mai smussati. Penetra nelle guarnizioni, nei rivestimenti delle bobine superconduttrici, nei visori delle tute. I robot di Musk, come si è visto, hanno qualche difficoltà a funzionare anche sulla Terra: sulla Luna (dove la polvere è un problema esistenziale per ogni componente meccanico) le cose si complicano ulteriormente.
Poi c’è la questione energetica. Il cannone lunare richiede tra 8,7 e 20 megawatt di potenza continua: abbastanza per alimentare una piccola città. La Luna vive due settimane di buio totale ogni mese. La soluzione teorica sono i reattori di fissione nucleare compatti del programma FSP della NASA, ma ciascuno produce al massimo 40 kilowatt: ne servirebbero centinaia per colmare il divario, e il programma non prevede dispiegamenti lunari prima della fine degli anni Venti, in condizioni ottimistiche. L’energia solare risolve la metà del problema. L’altra metà rimane irrisolta.

Musk parla di dieci anni. Sadlocha, ricercatore indipendente che ha analizzato in dettaglio l’ingegneria del sistema, stima tra cinque e quindici anni dal momento in cui iniziano seriamente gli investimenti. Detto altrimenti: 2040 come ipotesi ottimistica, con tutto che va per il verso giusto. Lluc Palerm, direttore della ricerca satellitare di Analysys Mason, ha paragonato la complessità del piano lunare di Musk a quella di una missione su Marte. Il paragone non è lusinghiero, visto che la missione su Marte è attesa da vent’anni e non è ancora partita.
C’è un dettaglio che vale la pena sottolineare: SpaceX sta pianificando un’IPO per giugno 2026, con una valutazione target di 1.500 miliardi di dollari. La fusione con xAI (ne abbiamo parlato in questo articolo) ha già creato la società non quotata più preziosa del mondo. Il cannone lunare, con tutta la sua attrattiva narrativa, arriva in un momento in cui la storia da raccontare agli investitori deve essere il più possibile ambiziosa. Non è insolito per Musk: le sue tempistiche “aspirazionali” sono un genere letterario riconosciuto. Starship era attesa per il 2018. Il primo umano su Marte nel 2025. La prima missione lunare NASA con SpaceX è slittata dal 2027 al 2028. Il cannone lunare funzionerà con la stessa precisione temporale.
Il che non significa che non funzionerà. O’Neill e Kolm hanno dimostrato cinquant’anni fa che il principio è valido. La fisica non è cambiata. Quello che manca è la catena logistica: portare 362 tonnellate di componenti sulla Luna, assemblarli in condizioni estreme, mantenerli operativi per anni, produrre hardware AI in situ con materiali lunari. Ogni passaggio è tecnicamente affrontabile, in linea di principio. La somma dei passaggi, però, ha la lunghezza di un decennio abbondante, non di dieci anni esatti.

La parte interessante non è la tempistica: è il fatto che stiamo affrontando il tema. Negli anni Settanta, come vi dicevo, O’Neill e Kolm costruirono il prototipo con duemila dollari racimolati tra il materiale di scarto del laboratorio di magneti del MIT. Nessuno li finanziò seriamente, nessuno costruì la versione definitiva. L’idea rimase confinata nelle riviste di fantascienza e nei convegni di visionari che si riunivano a Princeton a parlare di colonie spaziali. Adesso lo stesso concetto è al centro del piano industriale della società non quotata più capitalizzata della storia. Questo, in sé, è un cambiamento reale.
Anche perchè Musk non è il solo a cimentarsi con questo obiettivo: la Cina, ad esempio, sta lavorando al suo programma elettromagnetico (il Tengyun) per ragioni più vicine alla Terra. L’ESA guarda e prende appunti. Tra vent’anni, quando il primo cannone lunare funzionerà, potrebbe non essere quello di cui stiamo parlando oggi.
Un cannone lunare funzionante cambierebbe radicalmente l’economia dei lanci spaziali: da migliaia di dollari al chilo a pochi dollari. Il primo impatto reale si vedrebbe nel costo delle costellazioni satellitari, quindi nella connettività globale e nei servizi Earth observation. Timeline concreta: 2040-2045 per un sistema funzionante su scala ridotta, se gli investimenti partono seriamente nei prossimi due anni. Il beneficio sarà reale, ma distribuito in modo selettivo: le prime a goderne saranno le aziende con infrastruttura lunare già attiva. Tutti gli altri aspetteranno che il mercato scenda.
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.futuroprossimo.it/2026/02/il-cannone-lunare-di-musk-unidea-anni-70-in-cerca-dautore/
Stando al direttore provinciale della Mezzaluna Rossa afghana nella provincia orientale di Nangarhar, gli attacchi pakistani avrebbero fatto 18 vittime e provocato diversi feriti tra i civili. Il ministro dell’Interno pakistano, Talal Chaudhry, ha invece sostenuto che nei raid sarebbero stati eliminati almeno 70 miliziani(3).
NOTE
(1) https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2026/02/23/pakistan-conduce-attacchi-aerei-afghanistan
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