DESCRIPTION HERE
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/
Camblanes-et-Meynac è un comune francese tranquillissimo, incastonato tra i vigneti a circa 15 chilometri a Est di Bordeaux e famoso per il turismo enogastronomico. Sono comuni i viaggiatori che decidono di trascorrere qualche giorno nella regione, Gironda, per intrattenersi dietro alla fiorente industria vinicola locale. Sembrava potesse essere così anche per i due cinesi che, lo scorso gennaio, avevano affittato una casa in questo pittoresco villaggio di 3.000 abitanti tramite la piattaforma Airbnb.
La reale motivazione della loro permanenza a Camblanes-et-Meynac, tuttavia, è emersa in modo clamoroso quando la coppia ha deciso di installare una grande antenna parabolica nel giardino dell’abitazione presa in affitto. A destare ulteriori sospetti nella popolazione locale non è stato solo quello strano congegno di due metri di diametro puntato verso il cielo, ma anche persistenti interruzioni di Internet.
Gli abitanti di Camblanes-et-Meynac hanno ben presto collegato il disturbo tecnico all’hardware dei “turisti” cinesi, spingendo le autorità a indagare su quello che inizialmente sembrava un semplice impianto di telecomunicazione illegale.

La svolta è arrivata il 31 gennaio, quando gli agenti della Direzione generale della sicurezza interna (Dgsi), l’agenzia di intelligence nazionale francese responsabile del controspionaggio e dell’antiterrorismo, hanno fatto irruzione nella proprietà turistica. Gli investigatori hanno scoperto all’interno della casa un elaborato sistema informatico collegato alle parabole satellitari, ovvero apparecchiature specificamente configurate per catturare e intercettare le trasmissioni di dati satellitari.
Come hanno spiegato i media locali, la Procura di Parigi ha confermato che l’installazione ha consentito l’intercettazione illegale di downlink satellitari, compresi gli scambi tra entità militari ritenute vitali per la sicurezza nazionale francese. L’agenzia nazionale per le radiofrequenze ha inoltre segnalato interferenze di frequenza e il possesso illegale di dispositivi tecnici per l’acquisizione di dati informatici, giustificando le interruzioni di Internet che avevano afflitto i residenti di Camblanes-et-Meynac.
Il risultato? I due cinesi, sospettati di essere spie per conto del loro governo, sono stati posti in custodia cautelare mentre altre due persone, sempre di origine cinese, si trovano sotto sorveglianza giudiziaria. L’indagine, ha scritto Rfi, si concentra sulla “consegna di informazioni a una potenza straniera” che potrebbe danneggiare interessi nazionali chiave, un reato punibile con una pena fino a 15 anni di carcere.
Ma che cosa c’è di cosi prezioso a Camblanes-et-Meynac? I servizi segreti francesi hanno pochi dubbi: questo villaggio si è trasformato in uno degli epicentri dello spionaggio internazionale.
Quella appena smantellata, inoltre, sarebbe stata una sofisticata operazione di intelligence cinese mirata a intercettare comunicazioni satellitari militari sensibili e dati provenienti dalla rete satellitare Starlink di Elon Musk. Per la cronaca, i cinesi arrestati erano arrivati in Francia con regolari visti di lavoro che li identificavano come ingegneri presso un’azienda specializzata in comunicazioni wireless.
I riflettori sono adesso puntati sulla Francia sudoccidentale, sempre più presa di mira dallo spionaggio cinese e di altri Pesi a causa della vicinanza della regione a siti di difesa, aerospaziali e di telecomunicazioni. La lista degli obiettivi sensibili è particolarmente ricca. Troviamo il teleporto di Issus-Aussaguel, che comunica con i satelliti utilizzati dall’esercito e dall’intelligence francese, una base aerea a Bordeaux-Mérignac, oltre a industrie della difesa come Airbus, Thales e Dassault.
I precedenti non mancano. L’estate scorsa, un’ingegnere cinese di 51 anni è stato arrestato nel villaggio di Boulogne-sur-Gesse, circa 65 chilometri a sud-ovest di Tolosa: aveva installato un’antenna parabolica per intercettare i segnali provenienti dalla stazione di Issus-Aussaguel.
A dicembre, invece, un ricercatore di matematica presso l’Istituto di meccanica e ingegneria dell’Università di Bordeaux è stato sottoposto a inchiesta giudiziaria per “aver fornito informazioni a una potenza straniera”, dopo aver presumibilmente consentito ai membri di una delegazione cinese di entrare in un’area riservata.
Rimangono attualmente in vigore i dazi settoriali su acciaio, alluminio, auto. Intanto, la reazione di condanna trumpiana e trumpista non si è fatta attendere e lo stesso presidente USA ha affermato che la sentenza 'sarebbe vergognosa' e che la Corte Suprema sarebbe 'influenzata da interessi stranieri'(2).
Pam Bondi, procuratrice generale degli Stati Uniti, ha pubblicato due giorni fa un elenco di 305 personaggi di spicco, tra i quali Donald Trump, Bill Gates e moltissimi altri nomi noti, che compaiono negli Epstein files. In una lettera inviata ai membri del Congresso, Bondi e il suo vice Todd Blanche hanno scritto che – "in conformità con i requisiti della legge e come descritto in varie comunicazioni del Dipartimento di Giustizia", sono stati rilasciati "tutti i ‘registri, documenti, comunicazioni e materiali investigativi" inerenti lo scandalo del pedofilo morto in carcere nel 2019.
Nella missiva si legge che nessun documento è stato omesso dal Dipartimento di Giustizia "per imbarazzo, danno alla reputazione o sensibilità politica". Tra gli individui elencati nella lettera figurano persone che "sono o sono state funzionari governativi o persone politicamente esposte" e il cui nome è apparso almeno una volta nei fascicoli. I nomi compaiono nei file in una "vasta varietà di contesti", e tra questi ci sono personaggi che avevano avuto "ampio contatto diretto via e-mail con Epstein o Maxwell", e altri che erano semplicemente stati menzionati in documenti o articoli di giornale contenuti nei file.
Ebbene, nell'elenco figurano nomi di spicco come Donald Trump, Bill Gates e Bill Clinton ma l'ultimo dei 305 individui menzionati è un italiano. Si tratta di Paolo Zampolli, 55 anni e meno di un anno fa nominato proprio da Trump "inviato speciale in Italia per le partnership globali". Imprenditore di successo nell'ambito della moda, Zampolli è l'uomo che presentò a Donald Trump la sua attuale moglie Melania, ma il suoMa chi è Paolo Zampolli? Nato nel marzo del 1970 a Milano, decide di trasferirsi negli USA dopo la morte del padre in un incidente sugli sci. Negli Stati Uniti fonda la Id Models e diventa particolarmente attivo nel mondo della moda, ingaggiando anche la giovane Melania Knauss, che nel 1998 presenta al suo amico Donald Trump. In quegli anni, però, Zampolli stabilisce contatti sia con Jeffrey Epstein che con la sua compagna Ghislaine Maxwell. In un file – il numero TA00260609 – Zampolli ed Epstein vengono menzionati in un articolo del 2003 del NY Post dedicato ai "Talenti della Grande Mela".
L'italiano viene descritto come "il proprietario italiano di Id Models. Si trova di solito seduto in un angolo di un qualsiasi club appena aperto, circondato da un gruppo di bellezze. Pro: organizza feste fantastiche nel suo loft in centro città. Contro: se non sei alto 1,80 e con zigomi che tagliano il vetro, probabilmente non ricorderà nemmeno come ti chiami". Zampolli ha dichiarato in diverse interviste che in quegli anni, a New York, era quasi inevitabile incontrare Epstein in contesti sociali o professionali legati al mondo del glamour.
Il nome di Zampolli però compare in decine di altri files. In uno, in particolare (EFTA01018594) viene menzionato in una mail inviata a Epstein da un soggetto anonimo: "Killers: Prokhorov e Baibakov (più tutta la sua gente), Zampolli Paolo, Anna Konchakovskaya e tutta la gente che lavorava per loro. Prokhorov ha molto da nascondere". Impossibile stabilire a cosa si riferisca quell'inquietante termine "killers". Di certo, a questa strana mail ne seguono altre: in una Epstein risponde "Stai ricevendo cose del mio indirizzo?"; in un'altra il soggetto anonimo replica: "Hai scritto deposizioni contro di me?".
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.fanpage.it/esteri/chi-e-paolo-zampolli-limprenditore-negli-epstein-files-nominato-inviato-speciale-in-italia-da-trump/
Da settimane i media statunitensi scrivono di un imminente attacco degli Usa contro l’Iran. Nel momento in cui scriviamo, tuttavia, Washington si è limitata ad ammassare un centinaio di caccia e altri velivoli militari, una quindicina di navi da guerra, lancia missili e sistemi difensivi in Medio Oriente, oltre a mobilitare diverse basi nella regione.
Donald Trump, dunque, ringhia ma non morde. Minaccia di annientare Teheran in caso di un mancato accordo sui piani nucleari degli ayatollah ma non affonda il colpo. Per quale motivo? Qualcuno ha rovinato i piani degli Stati Uniti. Chi? La Cina. In che modo? Diffondendo immagini satellitari dei preparativi militari statunitensi, annullando di fatto qualsiasi effetto sorpresa e permettendo all’Iran di monitorare quasi in tempo reale i movimenti nemici.
Non solo: l’espediente delle esercitazioni militari di Cina, Russia e Iran nei pressi dello Stretto di Hormutz ha neutralizzato del tutto l’effetto sorpresa a lungo coltivato dagli Usa. La presenza nel Golfo dell’Oman dei super cacciatorpediniere cinesi Type 055 e della nave di sorveglianza Liaowang-1 consentono a Teheran di avere una visione privilegiata, 24 ore su 24, sette giorni su sette, dei movimenti della Marina statunitense.
Il silenzio cinese sull’Iran è soltanto strategico. Grazie al contributo della propria rete satellitare Beidou, infatti, Pechino possiede capacità di intelligence in grado di competere con quelle a disposizione dei principali membri della Nato. Capacità, va da sé, che la Cina può girare, fornire e condividere con Paesi terzi.
È già successo, per la precisione nei giorni del conflitto tra Israele e Iran del 2025, quando i satelliti di sorveglianza cinesi Yaogan e la costellazione Jilin-1 hanno consentito al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica di colpire durissimo nel territorio israeliano.
Il meccanismo è semplice: le reti di sorveglianza orbitali del Dragone si fondono con le forze d’attaccato di Teheran, offrendo a queste ultime Sigint, mappatura del terreno, telemetria, radar, immagini ottiche e ogni altro dato utile alla causa.
Prima di arrivare di nuovo a un simile punto, l’esercito cinese e un’azienda tecnologica d’oltre Muraglia, MizarVision, hanno iniziato a rilasciare immagini satellitari ad alta risoluzione che mostrano l’accumulo di truppe militari Usa intorno all’Iran. Un esempio? Le foto provenienti dalla Giordania di 18 caccia stealth F-35 Lightning II e sei velivoli da guerra elettronica EA-18G Growler Usa sulla pista della base aerea di Muwaffaq Salti.
Nel frattempo, l’Esercito Popolare di Liberazione cinese, tramite il suo account social ufficiale, China Military Bugle, ha pubblicato un video intitolato: “Assedio dell’Iran: dove lancerà l’attacco militare statunitense in Medio Oriente?”. Il filmato monitora otto basi statunitensi nella regione, e spiega che Washington sta portando un gran numero di aerei, navi da guerra, droni e veicoli nei loro siti in Qatar, Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giordania, Turchia e Siria.
Le crescenti capacità cinesi nella ricognizione spaziale rappresentano una sfida inedita per gli Stati Uniti, visto che le reti satellitari basate sull’intelligenza artificiale del Dragone monitorano in modo costante e preciso le risorse militari americane più strategiche, anche in regioni lontane dall’Asia orientale.
In Medio Oriente, le aziende commerciali cinesi hanno già sfruttato fonti del genere per stimare l’entità dei danni nella Striscia di Gaza. Adesso stanno facendo lo stesso per informare l’Iran dei piani Usa.
Come ha spiegato il portale Middle East Monitor, l’Iran rappresenta per Pechino l’indispensabile nodo occidentale della Belt and Road Initiative, nonché un fornitore energetico cruciale che non può essere lasciato cadere sotto il controllo occidentale.
La perdita di Teheran a favore di un’entità allineata alla Nato costituirebbe un disastro economico e geopolitico assoluto che la Cina non intende consentire. Ovviamente, il gigante asiatico cercherà in tutti i modi di raggiungere un “equilibrio strategico” nella regione per assistere l’Iran, evitando però al contempo un’escalation militare diretta con gli Stati Uniti.
AgoraVox Italia