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Eccoli qua. Guardateli bene. Guardate bene questi mostri. Essi rappresentano le tre “I” del “cambiamento” al contrario: Ignoranti, Incompetenti, Inabili al lavoro per costituzione psicofisica. Li avete votati (per chi li ha votati) e ora teneteveli. Sono peggiori dei peggiori politicanti della Prima, Seconda ed Ennesima Repubblica. E ricordatevelo per la Storia: essi sono i frutti (fino ai Conte & Casalino compresi) del cosiddetto “grillismo”, ovvero il progetto della Casaleggio e Associati (politicamente, i Casalesi d’Italia) studiato a tavolino e sul web per raccogliere il dissenso, lo scontento, la contestazione, e gestirli e incanalarli, fino a neutralizzarli. Un’operazione che ha generato questi mostri, che sono un’offesa alla Natura, cioè a Dio (cfr. Spinoza) e che sono superpagati per non fare nulla, poiché nulla possono e sanno fare. Costoro (e la loro compagnia dell’anello) rappresentano il trionfo di una delle più grandi truffe politiche contemporanee: “il sistema” che si traveste da “antisistema” per puntellare il sistema stesso e renderlo più resistente e impermeabile, grazie alla disillusione creata e alle speranze tradite di chi in buona fede o con superficialità ha creduto a queste facce di cazzo.



Non buttano via niente, fino all’ultimo borgo, fino all’ultima contrada. Tutto in nome di un “green” fasullo, inquinante e devastante, imposto dall’alto a colpi di decreti e ora anche di espropri per “pubblica utilità”. Un affare più redditizio del narcotraffico, finanziato con i soldi addebitati agli italiani nelle loro bollette. What a Wonderful World.

Alla fine dovremo dargli il reddito di cittadinanza. Almeno quello, Michele Emiliano se lo merita, se non altro per la tenacia con cui sta cercando un nuovo lavoro con l’ausilio del “navigator” Antonio Decaro (che ha mutuato l’idea e la funzione da quell’altro eroe del Lavoro che è Giggino Di Maio).Per tre volte Decaro ha nominato Emiliano suo personale consulente giuridico a 130 mila euro l’anno e per tre volte il Consiglio superiore della magistratura ha bocciato il “distacco” del magistrato in aspettativa da vent’anni, dieci come sindaco di Bari e dieci come presidente della giunta regionale di Puglia (basta, con “governatore”, concetto e parola che in Costituzione non esistono). Decaro non si è arreso e, come se avesse da onorare una cambiale con l’amico – “prestato” come lui alla politica da un quarto di secolo – e’ anche andato a perorare la impopolare causa di Emiliano a palazzo dei Marescialli.
Non sappiamo ancora come andrà a finire, ma sembra che i sacerdoti del tempio stiano “lavorando” a una soluzione che possa dare un posticino a Emiliano, sempre con la stessa paga di 130 mila euro, in una commissione parlamentare d’inchiesta sul Lavoro (quando si dice l’ironia del Fato).
Altrimenti Emiliano, non si capisce se è una promessa o una minaccia, potrebbe tornare a fare il magistrato e chiedere di andare alla Direzione nazionale antimafia. Con quale credibilità, ognuno è in grado di capirlo da solo, perché un referendum passa, ma i problemi delle “porte girevoli” per i magistrati, si tratti di separazione delle carriere, dei distacchi ministeriali, delle cariche politiche, restano. Emiliano li ha fatti deflagrare: vuole rimanere in magistratura, ma in aspettativa, e intanto vuole anche un contratto di collaborazione, con la Regione o il Parlamento, non fa differenza. In attesa del “posto fisso” che il Pd gli ha promesso in Senato l’anno prossimo. Come nel calcio, gli Emiliano e i Decaro arrivano alla politica come “prestiti” e rimangono a titolo definitivo. Con i soldi pubblici, naturalmente.
Carlo Vulpio, Corriere della Sera, 30 aprile 2026
Giorno della Liberazione, puntuale la domanda: antifascista? Risposta: sì. E ovviamente antinazista. Ma anche anticomunista, perché il “socialismo realizzato” dell’Unione sovietica staliniana e i suoi gulag non furono così diversi dai lager nazisti. Insomma, siamo tutti per la libertà? Sì. Contro ogni Stato autoritario o totalitario? Sì. Quindi, anche antisionisti? E qui cominciano i “forse”, i “non so”, da sinistra a destra, persino da parte di chi fino a qualche generazione fa venerava ancora il Duce e oggi omaggia Netanyahu. Ridicolo. E patetico. Ma anche pericoloso. Perché?
Perché il sionismo revisionista messianico, incarnato oggi dallo Stato di Israele, non diversamente dalla Germania nazista, dall’Italia fascista e dalla Russia zarista, è, esso sì, antisemita. In quanto stermina i palestinesi, che biologicamente sono i più semiti di tutti (certamente molto, ma molto più semiti degli israeliani, tutti o quasi immigrati in Palestina dall’Europa centrale e dalla Russia) e discredita gli ebrei nel mondo, autodefinendosi Stato “ebraico”.
Gli ebrei, coloro cioè che sono di religione ebraica, non sono una “razza” o una “etnia”, e dire Stato “ebraico” sarebbe come se l’Italia (o la Francia, o la Germania, ecc.) si definisse Stato “cristiano”. Dei molti Paesi di religione musulmana che si definiscono Stato “islamico” cosa diciamo da queste parti? Che sono regimi integralisti, autoritari, in cui la religione e la legge religiosa prevalgono sulla legge civile. Bene. Perché per Israele tutto questo non vale? Perché sono tutti così “timidi” e reggono il gioco di questo oltraggio continuo ai danni dell’ebraismo, uno dei tre monoteismi del Libro, confondendolo (volutamente) con il sionismo revisionista messianico israeliano?
Il 25 aprile italiano c’entra o no con chi, dal fiume al mare, e anche oltre il fiume e al di là del mare, è portatore di un verbo criminale? O dobbiamo ancora fingere, nel 2026, che il problema sia la generica definizione di sé stessi come “antifascisti” anziché no? Quasi che la guerra civile seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943 sia stata un Palio di Siena un po’ più cruento? Se è così, vanno bene le solite bugie e la solita retorica. Evviva l’Itaglia.
D’accordo, il giornalista russo, o propagandista putiniano, definitelo come volete, Vladimir Solovyov è andato “oltre” definendo Giorgia Meloni «cattiva donnuccia, idiota patentata, vergogna della razza umana, puttameloni».
Solovyov però è un privato cittadino, non ricopre alcuna carica istituzionale. È come un Roberto D’Agostino, alias Dagospia, quando (cioè, sempre, e nel silenzio dei “giornalisti” che si scandalizzano a senso unico) definisce «Zoccolova» Marija Zacharova, che è la responsabile del Dipartimento informazione e stampa del ministero degli Esteri della Russia.
Molto, molto più gravi, invece, sono le accuse e gli insulti mossi a Vladimir Putin («criminale, assassino, Hitler, sanguinario, Russia come il Terzo Reich») da mezzo mondo politico e istituzionale italiano, capo dello Stato compreso (lo stesso mondo che tace, o è molto prudente, sulla Coalizione Epstein Israele-Usa che attacca l’Iran e sul genocidio dei palestinesi).
Per non parlare delle sanzioni economiche (idiote e dannose per il popolo italiano e i popoli europei), dell’arbitrario congelamento dei conti correnti russi nelle banche europee, degli arbitrari sequestri eseguiti in Italia di beni immobili di cittadini russi, del divieto per atleti, cantanti, musicisti, poeti e letterati russi di fare il loro mestiere liberamente nel mondo.
Su tutto questo, tutti zitti. Perché è così che funziona il doppiopesismo. Io sì, tu no. E perché? Perché no (segue canzone di Enzo Jannacci, «Vengo anch’io? No, tu no»).
AgoraVox Italia