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Un altro tizio che non ha mai fatto un cazzo, visto che a trent’anni era già parlamentare europeo, poi ha sempre fatto il ministro nel suo Paese, la Danimarca, e attualmente è commissario per l’Energia della Ue, dice, con la sicumera di un fanatico religioso, che l’Europa non acquisterà mai più gas dalla Russia, “nemmeno quando la guerra sarà finita, se finirà…”.
Questo cinquantenne che sembra stia invecchiando molto male, nonostante il clima freddo della Danimarca, si chiama Dan Jorgensen ed è un altro dei tanti DiMaio sparsi per l’orbe terracqueo, miracolati che campano, molto ben retribuiti, sulle spalle della collettività. E ciò a causa di un concetto errato, distorto, degenerato, corrotto, di ciò che si usa definire “politica”, quella che avrebbe dovuto essere la più alta attività umana.
L’Europa è in ginocchio e invece di ricucire i rapporti con la Russia, questo baccalà del mare del Nord nonché valletto dei poteri forti finanziari e tecnocratici, parla in questo modo… Eh, si’, c’è del marcio in Danimarca… e’ il cadavere putrefatto dell’Europa…

Cara Giorgina, non fare la Mussolina. Non mandare dragamine nello Stretto di Hormuz, perché saranno colpite dai missili iraniani. Non trascinare in guerra l’Italia, come fece Benito. Non ti accodare a Trump. Smettila di leccargli il culo. Lo sappiamo che se non lo fai tu, ce n’è subito pronto un altro, p.es. l’avvocaticchio del popolo Conte Giuseppi. Ma tu, basta. Hai già dato. Anche con Biden, oltre che con Trump. Ora, quindi, non fare l’ultima cazzata che ti resta da fare, quella di trascinarci in una guerra a fianco di Usa&Israele, o Coalizione Epstein che dir si voglia.
Inoltre, Giorgina cara, che figura di palta fai con i Papi? Con Francesco, ti presentasti in completo bianco e quello, buonanima, ti disse: «Ma deve andare a una prima comunione?». Mentre Leone XIV non sei proprio riuscita a difenderlo, nemmeno dalle parole da ubriaco di Trump. E meno male che dicevi stentorea «yo soy Giorgia, soy madre, soy cristiana».
Giorgina, equilibrista furbacchiona, basta adesso, dai. Non fare la Mussolina. E visto che ci sei, tu, insieme con il tuo governo e con la tua opposizione, potreste all togheter disdire quell’accordo militare con Israele che si rinnova “automaticamente” ogni cinque anni, senza che nessuno ne sappia nulla e ne parli, e che rende l’Italia un obiettivo militare da colpire. Capito, Giorgina? Su, dai, da brava.
Al di là di ciò che succederà (perché qualcosa succederà) in questa nuova telenovela definita “Caso Sangiuliano 2” tra il ministro (dell’Interno, Matteo Piantedosi) e la signorina (dottoressa – per mancanza finora di prova contraria – Claudia Conte), a colpire di più è un post sui social indirizzato a Piantedosi dalla signora Antonia De Mita, figlia di Ciriaco, buonanima, già segretario Dc e presidente del Consiglio.
Avvertenza: De Mita è di Nusco, provincia di Avellino, e Piantedosi è di Pietrastornina, che invece è in provincia di Avellino. Chi lo avrebbe mai detto.
Scrive dunque Antonia: «Matte’ comunque è bona. Ti capiamo. Mi aspettavo maggiore intelligenza, perché mica il potere fa diventare te brad pitt. Ma ste donne di razza andrebbero controllate non solo di taglia di reggiseno ma di cervello. Perché ti ha sfondato. E ora arriva Putin all’interno. Ci arrivi? Inizio ad avere dubbi da quando hai difeso chi fa il giro della cocaina in Irpinia. Prendi un multivitaminico».
Ora, a parte lo sfottò, le minuscole al posto delle maiuscole e il tono molto confidenziale, cosa vuol dire Antonia De Mita quando dice a Piantedosi «hai difeso chi fa il giro della cocaina in Irpinia»? Cosa vuol dire “fare il giro” riferito alla cocaina? E che significa dire a Piantedosi “hai difeso chi fa il giro”? Strano che a queste parole nessuno, nemmeno i mass media, abbia prestato attenzione.
Credo che ad Avellino ci sia una procura della Repubblica, e anche a Roma se non sbaglio. E credo che qualunque magistrato appena appena curioso potrebbe e dovrebbe voler capire meglio il senso della frase sibillina. O dopo il referendum i togati sono ancora lì che zompettano come grulli allo stadio? (stadio Partenio, of course, Avellino).

Perché Gianni Rivera non può candidarsi alla presidenza della Figc (Federazione italiana giuoco calcio)? Perché ha 82 anni e perché nel 2021, nell’era Covid, disse che non si sarebbe vaccinato, attirandosi la scomunica del solito Sborone, che gli diede financo del “babbeo”. Queste le “ragioni” miserabili addotte per bocciare la legittima candidatura di Gianni Rivera, uno dei più grandi calciatori d’Italia, d’Europa e del mondo, Pallone d’Oro nel 1969, un Maestro del calcio (giocato, non parlato), come Maradona, Pelé, Cruijff, Riva, Beckenbauer, Baggio…
«Rivera, torna a letto», ha anche scritto qualche coglione. Come se avere 82 anni sia di per sé uno stigma che comporti la morte civile, nonostante si sia in buona salute e perfettamente capaci di intendere e di volere. O come se Picasso (che è morto a 91 anni) o Michelangelo (deceduto a 88) avessero smesso di essere artisti al compimento degli 82 anni, l’età di Rivera. Il quale, nel calcio, questo è stato, un grande artista come Picasso e Michelangelo. Che poi la scomunica di Rivera l’abbia pronunciata un tale che ha rimediato figure di merda ovunque con le sue “teorie” sui vaccinati che proteggevano i non vaccinati, per giunta minacciando di denuncia tutti coloro che non si allineavano al suo non-pensiero anti-scientifico, ebbene, questa è un’altra medaglia per Gianni Rivera. Magari uno così diventasse presidente della disastrata Figc. (avvertenza: l’autore di questa nota non è milanista).
Mentre il ministro della Difesa dello Stato d’Israele, Israel Katz, dice che «infliggeremo al sud del Libano una distruzione simile a quella di Gaza»; mentre la Knesset approva la pena di morte, inappellabile, ma solo per i palestinesi, non per i coloni israeliani terroristi che in Cisgiordania continuano il loro “lavoro” di pulizia etnica; mentre il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, esibisce sul bavero della giacca una spilletta d’oro a forma di cappio (ma che si impicchi lui, perché vuol impiccare gli altri?); mentre avviene tutto questo, Anna Foa, storica, appartenente alla comunità ebraica italiana, figlia del grande e compianto Vittorio Foa, pronuncia parole di onestà e saggezza.
Anna Foa, in una intervista al “Dubbio”, critica in maniera netta Israele, «per lo sterminio di 70 mila persone a Gaza, la maggior parte civili, bambini, anziani, neonati… per l’occupazione israeliana che dura dal 1967 e per la legge di supremazia ebraica del 2018… tutti frutti avvelenati che portano alla fine della democrazia israeliana».
«L’introduzione della pena di morte – ha anche detto Anna Foa – significa che da oggi in Israele c’è l’apartheid». È vero. Ma su questo punto non è ancora abbastanza vero. Cara professoressa Foa, ci permettiamo di dire che bisogna essere più precisi: l’apartheid, in Israele, esisteva già prima dell’approvazione della pena di morte per i soli palestinesi. Esisteva già, e ha avuto, e ha, il suo grande laboratorio nelle università. Dove, per costruire l’homo novus israeliano, militare permanente, sono state utilizzate e deformate le scienze giuridiche, storiche, geografiche, e persino archeologiche. Lo dimostra e lo spiega bene Maya Wind, ebrea israeliana, ricercatrice alla British Columbia University, nel suo libro Torri d’avorio e d’acciaio, pubblicato dalle Edizioni Alegre già nel 2024.
Detto questo, ce ne fossero di Anna Foa. E ce ne fossero di ebrei come il rabbino capo sefardita Yitzhak Yosef, che ha detto: «Tutti i grandi saggi dell’ebraismo sono contro la pena di morte».
È invece il silenzio della signora senatrice a vita Liliana Segre, che fa molto rumore. Come pure il silenzio tutti coloro che hanno votato – per ignoranza? o per opportunismo e servilismo? – la legge sul cosiddetto “antisemitismo”…
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