• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tribuna Libera > 2010 stop, 2011 start

2010 stop, 2011 start

Scrivo a 2011 già cominciato ma vorrei prima guardarmi indietro. Avete presente quel luogo, quello spazio che si può trovare dappertutto e che vi fa provare uno strano senso di disagio, non paura o tristezza, ma semplicemente fastidio? Quello spazio che vi sembra un luogo “fuori-luogo”. Può essere la casa verniciata di giallo canarino costruita di fianco ai mattoncini di un borgo rinascimentale, può essere un alveare nella grondaia nuova, il pezzo del soffitto dove ristagna la muffa, può essere un camino spento o un albero marcito. Insomma, qualunque cosa esso sia, ci offre volentieri un pezzo del suo malessere e del suo essere sbagliato. Descritta la metafora, per capirla fermatevi, aprite uno qualunque dei giornali non servi del potere del 2010, leggete le prime pagine. Lo sentite il fastidio, quel ronzio che attanaglia le orecchie e quel silenzio che diventa maledettamente assordante?

Bene, anzi male, perché in realtà è anche molto peggio di così. Altro piccolo esperimento. Provate a raccogliere i frammenti dell’anno per intero. Tutto, dall’economia italiana posta tra i “maiali” del debito pubblico al giudizio di secondo grado per Marcello Dell’Utri nelle cui motivazioni i giudici scrivono il nome del nostro Presidente del Consiglio, su 641 pagine, 460 volte; dai consumi in aumento agli sprechi in aumento; da Wikileaks e Assange a Berlusconi e Noemi; dallo stacco di Fini alle stragi in Tibet; dai Mondiali disastrosi dell’Italia ad un’altra battaglia, un po’ più seria ma altrettanto disastrosa (per i diritti umani, in primis quello alla vita) delle guerre in Afghanistan e Iraq; dai minatori estratti dal ventre della terra in Cile ai bambini africani che dalle miniere di diamanti non escono quasi mai; da Obama il nero a Bossi il verde, passando per il camice bianco dei medici “obiettori di coscienza” sull’aborto; dalla media di un giornalista ammazzato al mese in una parte del Sudamerica ai primi undici posti nella classifica di Freedom House sulla libertà di stampa conquistati da Paesi europei, penultima l’Italia (24esima) e 72esima nella classifica mondiale; dal Dalai Lama agli e quindi di Gheddafi; dal delitto Yara alla sentenza sulla Strage di Viareggio; da un morto a Napoli per il Capodanno di quest’anno al morto a Napoli per il Capodanno dell’anno scorso; dalla democratura della Russia alla nostra Repubblica delle banane; dalla Cricca alla P3 di Cesare (Berlusconi); dagli scandali della pedofilia agli omicidi dei cristiani in Medio Oriente; dalla spazzatura a Napoli (come ogni anno da 16 a questa parte) ai vari miliardi annunciati dal Tg1 sulle spese di Natale; dalla Riforma Gelmini al flop dell’Inter; dalla Manovra economica di Tremonti alla crisi; dalle auto blu alla crisi; dallo scellerato “accordo” di Marchionne con i sindacati alla grandissima (tranne la FIOM) e partecipatissima protesta della FIOM; dal “ghe pensi mi” alla bestemmia di Berlusconi; dai pestaggi dei gay ai pestaggi degli immigrati; dal portare il Tricolore sulle spalle in una piazza pubblica che diventa una “provocazione” alla scapola fratturata di una blogger che contestava D’Alema; dalla privatizzazione dell’acqua al Ponte sullo Stretto inconcluso; dai giochi di Palazzo alle madri single con tre lavori e due figli a carico ma senza i soldi per nutrirli.

Ora è ancora diverso, ora si sente il puzzo, anzi, il fetore nauseabondo, dello schifo solidificatosi e infittitosi a tal punto da trasformarsi in realtà quotidiana e strisciare verso la scena, sotto gli occhi indifferenti di tutti. Ci è voluto del tempo, strato di melma dopo strato di melma, per seppellire le coscienze, anzi, infraidarle, e farle marcire lentamente ma inesorabilmente, mangiate dai vermi del Potere. Un anno che ha segnato l’inizio della fine ed ha insudiciato tutti, nessuno escluso. Quando si tratta di fare il tipico articolo di fine anno molti giornalisti riassumo speranzosi pregi e difetti della Repubblica. Ogni anno sono meno speranzosi (escluso il fasto Minzolini naturalmente). Questo perché la deriva inizia a farsi sentire e dobbiamo stare molto attenti a non farci prendere dal panico ed iniziare a bere l’acqua salata, per scongiurare disastrosi effetti di dissenteria.

Avete presente la storia della rana che, messa nell’acqua calda, non accorgendosene e beandosi del calore finisce per essere bollita? Beh, a me non piace per niente il bollito.

Buon anno a tutti.

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox







Palmares