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Tranchina: "Cosa nostra votò Forza Italia dopo l’arresto di Riina"

L'uomo arrestato per Via D'Amelio si era autoaccusato di avere comprato il telecomando per la strage. Ma aveva parlato anche di Forza Italia e di Marcello Dell'Utri e confermato le dichiarazioni del pentito Cannella al processo per mafia al senatore. Nel '94 i carabinieri indagavano sui suoi rapporti con Cosa nostra, ma un uomo dei Graviano intimava a tutti di non fare il suo nome.

Emergono altri particolari dei verbali delle deposizioni di Fabio Tranchina, il mafioso di Brancaccio accusato di concorso nella strage di Via D'Amelio arrestato martedì scorso dalla Procura di Palermo per via delle sue stesse deposizioni rese a Firenze, la settimana prima, sotto forma di dichiarazioni spontanee.

Tranchina si è autoaccusato davanti ai magistrati di avere comprato il telecomando per la strage che fece saltare in aria Paolo Borsellino. Questa è una parte del suo racconto: «Dopo la strage di Capaci e prima o subito dopo la strage di via D'Amelio, Giuseppe Graviano mi chiese di comprargli un telecomando Uht che gli serviva mi disse per un cancello. Mi mando' da 'Pavan' a Palermo e costo' 1 mln e 400 mila lire o 1 mln e 600 mila lire. Mi disse di non dare il mio nome e infatti dissi al negozio che mi chiamavo Terrano o simile. Questo fatto dell'acquisto dei telecomandi - continua Tranchina - lo sappiamo solo io e Giuseppe Graviano. Mi disse di non aprirli che dovevano essere modificati e mi disse anche che erano ottimi finche' non li trovavano e io chiesi come fosse possibile che qualcuno li trovasse se li consegnavo a lui e lui rispose che magari potevano non funzionare e quindi essere ritrovati se non scoppiavano. Da qui ho capito che servivano per degli attentati».

Poi parla dei rapporti dei Graviano con la politica: «Il giorno dell'arresto di Riina ricordo che Giuseppe Graviano mi disse che ci sarebbe stata una guerra, nel senso che come fare le leggi glielo dovevano fare capire loro, anche se avevano le loro assicurazioni. Ricordo che alle elezioni venivano indicazioni di voto per Forza Italia». 

Tranchina era già stato cinvolto nelle indagiini sul senatore Marcello Dell'Utri quando un pentito, Tullio Cannella, raccontò ai magistrati che in seguito a un'interrogatorio subito da Tranchina da parte dei carabinieri che gli chiesero informazioni sui suoi rapporti con Dell'Utri, il cognato di Tranchina, Cesare Lupo, boss di Brancaccio, avvicinò Cannella e gli intimò di negare qualsiasi coinvolgimento di Dell'Utri, nel caso di un interrogatorio analogo, come aveva fatto Tranchina.

Oggi Tranchina conferma
: anche lui non fece il nome di Dell'Utri su ordine di suo cognato. «Quando fui sentito a suo tempo prima dell'arresto dai carabinieri di Palermo e mi fu chiesto di Dell'Utri, ne parlai anche con Cannella e con mio cognato e questi mi fece capire di non parlarne, facendo un gesto eloquente con la mano davanti alla bocca». Ma Tranchina sapeva bene chi fosse Dell'Utri e quale ruolo avese: «Giuseppe Graviano non mi ha mai fatto il nome di Dell'Utri, pero' con frasi del tipo: 'noialtri le persone le abbiamo o fanno quello che gli diciamo o noi gli rompiamo le corna', mi faceva comprendere».



Dopo avere rilasciato queste deposizione, non essendo ancora un pentito, la famiglia lo ha convito a interrompere la collaborazione con la magistratura. Adesso che sono uscite le sue dichiarazioni, però, Tranchina sa di essere un uomo morto. Davanti a sé ha solo due strade: suicidarsi o pentirsi. Il suicidio l'ha tentato ieri due volte, senza riuscirci. Ora non gli rimane che collaborare con i magistrati. Uno squarcio nei silenzi che avvolgono Via D'Amelio potrebbe ancora aprirsi. E i palazzi della politica iniziano a tremare.


LEGGI: Tranchina tenta il suicidio in carcere, ma aveva iniziato a collaborare

L'INCHIESTA: Venne coinvolto nelle indagini su Dell'Utri, ecco perché

INFOGRAFICA: La mappa dei contatti tra i Graviano, Tranchina, Dell'Utri e Berlusconi


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