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  Home page > Attualità > Cronaca > Michel ed Antonio Martone. Un cognome, un destino
di Andrea D’Antrassi mercoledì 25 gennaio 2012 - 21 commenti oknotizie
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Michel ed Antonio Martone. Un cognome, un destino

Padre e figlio. Due personaggi rampanti del potere italiano. 

Nell'autobiografia presente sul suo sito, Michel Martone si definisce madrelingua francese, un grafomane che sfoga le sue inquietudine scrivendo su alcuni giornali, uno che ha il suo habitat naturale nell’università italiana. Un enfant prodige che ha bruciato le tappe diventando professore ordinario a 29 anni e soprattutto viceministro del lavoro a soli 38. Quando ieri, a Roma, durante un incontro pubblico sull’apprendistato ha definito gli studenti che non si laureano prima dei 28 anni degli sfigati, ha fatto sobbalzare sulla sedia non pochi ventenni italiani. Non tanto per il linguaggio usato - la parola sfigato ormai è entrata nell’uso quotidiano: rappresenta perfettamente una tipologia di persona che al contrario di quello che diceva Pico della Mirandola: è artefice della propria sfortuna. Quello che lascia perplessi è però che il professor e viceministro Martone ha detto parte della verità, omettendo la più scandalosa.

In Italia esistono tre tipologie di studenti. La prima quella più numerosa, studia e si laurea in tempo. Nonostante il sistema universitario italiano sia obsoleto e non all’altezza degli standard europei ed occidentali. Per tutto il percorso formativo questa tipologia di persone si trova alle prese con professori non al servizio degli studenti, ma al servizio dei propri interessi o delle cordate o delle famiglie (a volte politiche) che rappresentano. La seconda tipologia è quella definita da Martone degli sfigati. E’ vero: forse si parcheggiano negli atenei delle principali città italiane. Per varie ragioni sono in ritardo con gli esami e con il percorso di studi. Andrebbero scossi. Dovrebbero essere coscienti che in tutte le altri parti del mondo non c’è uno studente di architettura (o ingegneria, oppure economia) che raggiunge lo step della laura dopo 10 anni. E’ anche vero però che essi fanno comodo al sistema. Pagano regolarmente le rette, affollano le aule e sono parte integrante della tradizione universitaria italiana. Perché non approvare come succede il altri paesi europei la norma che un esame può essere sostenuto al massimo due volte? Perché non porre dei limiti agli anni fuori corso?

La terza tipologia di studenti è composta da figure diligenti e brillanti. Brillanti soprattutto per il cognome che portano. Bruciano le tappe non tanto per le capacità che hanno (a volte indubbie) ma per le spintarelle che ricevano da amici e da amici degli amici. A volte quelli che spingono (il più delle volte impongono) sono le madri. A volte i nonni. Spesso sono i padri.

Leggiamo il curriculum di Michel Martone e capiamo qualcosa. 

Professore ordinario di Diritto del lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Teramo .Professore incaricato di Diritto del lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma, L.U.I.S.S. Guido Carli. Nella stessa Università insegna anche “Politiche di gestione e risoluzione dei conflitti sociali” presso la School of Goverment, nell’ambito del master universitario in “Affari Politici Italiani”. Ha insegnato Diritto del mercato del lavoro e Storia del movimento sindacale, presso la Scuola di specializzazione in diritto sindacale del lavoro e della previdenza sociale dell’Università “La Sapienza”, Rapporti speciali di lavoro, presso il Master per consulente d’impresa dell’Università di Roma III, e Storia del diritto, presso il corso di laurea in Scienze giuridiche dell’Università L.U.M.S.A. E’ stato componente della Commissione scientifica per la semplificazione amministrativa e la riforma della disciplina del rapporto alle dipendenze della pubblica amministrazione. E’ stato segretario della Commissione scientifica per la redazione di uno Statuto dei lavori istituita, presso il Gabinetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. E’ stato nominato “Former Aspen Junior Fellows” dall’Aspen Institute Italia ed è stato selezionato per partecipare agli Aspen Seminar for Leaders di Aspen (Usa).E’ avvocato del Foro di Roma, abilitato al patrocinio presso le Magistrature Superiori.

Leggiamo il curriculum di Antonio Martone padre del viceministro e capiamo ancora di più

Magistrato ordinario dal novembre 1965. Giudice della “sezione lavoro” del Tribunale di Roma. Componente eletto del Consiglio Superiore della Magistratura per il quadriennio 1981-1985. Dal 1986 ininterrottamente in servizio presso la Corte di cassazione con funzione di sostituto procuratore generale. Dal luglio 2009 Avvocato generale della Repubblica presso la Corte di cassazione. In pensione di anzianità dal 10 luglio 2010. Assistente presso la cattedra di Diritto del lavoro della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma dal 1964; Docente di Diritto processuale del lavoro presso la Scuola di perfezionamento in Diritto Sindacale e del Lavoro della detta Università dall’anno accademico 1972-1973 all’anno accademico 1986-87. Docente di Diritto del Lavoro presso la L.U.I.S.S. di Roma dall’anno accademico 1975-1976 all’anno accademico 1987-1988; Professore associato per il gruppo di discipline “Diritto del Lavoro”. Componente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro dal 1989 al 2005; è stato Presidente della Commissione per le nuove rappresentanze (1989-1995). Presidente del Nucleo di valutazione della spesa relativa al pubblico impiego (1996-2000). Presidente del Comitato del CNEL per la formulazione dei pareri sulla rappresentatività sindacale (dal 2000 al 2005). Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati dal febbraio al novembre 1999. Dall’ottobre 1996 al dicembre 2002 componente eletto del Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria. Dal dicembre 2003 al marzo 2006 e dal marzo 2006 al settembre 2009 componente della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. In entrambi i trienni è stato eletto all’unanimità Presidente della Commissione.

Secondo voi Michel Martone a quale categoria di studente tipo corrisponde?

Sicuramente in Italia spesso non si ereditano solo i beni ma soprattutto le qualifiche. La prossima volta non parliamo solo degli “sfigati” che marciscono all’università; parliamo anche dei “fortunati” che quegli atenei li governano.

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    (xxx.xxx.xxx.143) 25 gennaio 16:06

    Concorso di Martone (tenutosi da gennaio a luglio 2003)

    I commissari erano cinque: Mattia Persiani (Presidente), Roberto Pessi, Francesco Liso, Marcello Pedrazzoli, Silvana Sciarra. Gi iscritti al concorso erano otto ma sei, magicamente, si ritirano. Restano solo Franca Borgogelli e Michel Martone.
    Dei due, la Borgogelli è la più credibile: diplomata nel 1970, si laurea nel 1975 in Scienze Politiche e poi nel 1982 prende una seconda laurea in Giurisprudenza. Tecnicamente, per restare nelle categorie di Martone, "una secchiona", ma visto che la seconda laurea la prende a trent’anni, anche una "sfigata".

    L’anno dopo, 1983, la Borgogelli diventa ricercatrice di ruolo, incarico che ricopre fino al 2000 (quindi per 17 anni). Poi viene nominata professore associato. Una solida preparazione, come si dice di solito, unita a una costante crescita professionale e a una sicura padronanza della dottrina. Più di quaranta pubblicazioni nell’arco di un ventennio.

    Su di lei, la commissione avrà pochi dubbi, votando 5 su 5 per la sua promozione a professore ordinario.

    Su Martone invece i dubbi ci sono. Il suo curriculum elenca una girandola di attività di docenza a master e a corsi di perfezionamento, ma purtroppo le sue credenziali come pubblicazioni sono scarse. Due monografie appena, delle quali una presentata in edizione provvisoria (quindi, secondo le regole normalmente seguite, non ammissibile; ma le regole, in questo caso, sono un optional).

    I giudizi sulla sua attività di ricerca, anche da parte dei commissari più benevoli, sono sferzanti: Silvana Sciarra scrive, riguardo al contenuto della sua monografia principale, che "I numerosi riferimenti a fatti ed a metodologie di analisi sono caratterizzati talvolta da passaggi argomentativi non del tutto esaustivi" e che "permane la difficoltà di individuare una chiara ipotesi di lavoro". Chiudendo con un giudizio che appare una bocciatura: "M. Martone dimostra di trattare con spigliatezza gli argomenti prescelti e di adoperare correttamente il linguaggio giuridico, ma di dovere ulteriormente affinare il ricorso al metodo storico ed interdisciplinare. E’ auspicabile che la già acquisita maturità scientifica si consolidi ulteriormente in futuro in una produzione più diversificata". Tuttavia, a sorpresa - e chissà perché, "Il candidato, nel complesso, risulta idoneo ai fini della valutazione comparativa".

    Il Prof. Pedrazzoli si arrampica sugli specchi, letteralmente. Dopo aver argomentato, come la Sciarra, afferma che "Nonostante questi elementi di discutibilità, da ascrivere per così dire alla sua giovinezza scientifica, il candidato, che si raccomanda anche per una scrittura fluida e chiara, appare visibilmente dotato di forte propensione alla riflessione giuridica. Le notevoli qualità su cui può contare avranno occasione di manifestarsi appieno, quando sarà trascorso il tempo occorrente per la loro sedimentazione. Confidando nella sicura riuscita di tale auspicio, autorizzato da quanto fin ora il candidato ha mostrato, viene quindi per lo stesso formulato un positivo giudizio, anche prognostico, che
    lo rende meritevole di essere preso in considerazione ai fini della valutazione comparativa". Confidando? Sedimentazione? Prognostico? Ma scusi professore, qui non si parla di un concorso da ricercatore, per cui si può scusare la "giovinezza scientifica" (anche se sarebbe più italiano "gioventù"). Qui si parla di un concorso da ordinario per il quale la gioventù scientifica non è una scusante, ma un’aggravante. E la sedimentazione deve essere già avvenuta al di là di ogni prognosi.

    Ma andiamo avanti. I proff. Persiani e Pessi sono più entusiasti, mentre critico, vox clamans in deserto, il professor Liso. E’ l’unico a chiudere il suo giudizio con un lapidario: "Il candidato, che nei suoi lavori fornisce sicura prova di possedere ottime capacità al lavoro scientifico e potenzialità che gli consentiranno di arrecare importanti contributi alla nostra materia, merita di vedere riconosciute le sue indubbie qualità in un’occasione in cui la dichiarazione della sua piena maturità costituisca frutto più di una certificazione che di una aspettativa, per quanto seriamente fondata". Come dire, al di là del giuridichese arzigogolato: si ripresenti quando un po’ più di acqua è passato sotto i ponti.

    Ma il non-sfigato diventa ordinario...

    Avvenne in Italia.

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