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Diana De Caprio

36 anni, giornalista pubblicista , napoletana emigrata per lavoro a Milano.
Sogno nel cassetto: pubblicare il suo libro. Sogno fuori dal cassetto..Libro pubblicato!
"IL VALZER DELL'EMIGRANTE" EDIZIONI TRACCE.
Non è un romanzo è un esperienza di vita in idivenire perché si comprende bene che la storia della protagonista non è finita e che ha ancora molto da dare e scoprire. E' un libro di formazione dei nostri tempi uno specchio delle nuove generazioni,non dimentichiamo che oggi avere trent'anni è come averne venti ieri. Molti potranno vivere soffrire e gioire con la protagonista perché si riconosceranno nelle motivazioni, speranze e nella mancanza di punti fermi, ideali o prospettive di vita. Una vita che oggi sembra senza senso con molte domande e poche risposte. Anche se la protagonista ha dei valori di fondo come la fede e la cultura che permettono alla protagonista del suo libro di sperare sempre perchè prima poi arriverà qualcosa che cambierà in meglio la sua vita senza lasciarsi andare a compromessi o adorare i falsi idoli del successo.

 Occupazione attuale: Mktg e comunicazione in una società assicurativa.
Segni particolari: Donna con un cervello troppo funzionante!
didola74@yahoo.it
Sito: www.dianadecaprio.it
 

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Ultimi commenti

  • 3 votes
    di Diana De Caprio (xxx.xxx.xxx.47) 17 maggio 2011 12:26
    Diana De Caprio

    Se permetti pleonastico è gridare vittoria quando di vittoria ancora non si può parlare.
    Io ho solo voluto sottolineare forse l’ovvietà di questa cosa.
    Per il resto io tengo le dita incrociate, sia per Napoli, che spero si possa levare presto l’etichetta di "monnezzara", che per Milano, primo passo per un’Italia pulita.

  • 1 vote
    di Diana De Caprio (xxx.xxx.xxx.47) 6 aprile 2011 12:41
    Diana De Caprio

    Obbligo a vivere, diritto a morire

    Sono seduta vicino alla finestra. Guardo fuori. C’è il sole, peccato però che non riesco a sentire il suo calore sulla mia pelle. Sono giorni che non posso liberarmi da quella sensazione di freddo addosso. Viene da dentro e mi ha invaso. Mi appoggio al muro della stanza e ti guardo. Il freddo aumenta e il mio corpo non smette di tremare. Pareti bianche, lenzuola bianche, il tuo viso pallido e ancora più bianco. Un unico rumore spezza quel silenzio irreale. Il suono delle macchine che ti tengono attaccata alla vita.

    Ho perso il conto dei giorni. Quanto è passato? Un mese, un anno? Che importa. Il tempo scandisce solo il mio dolore. E si è fermato per me a quel maledetto giorno. Quando un camion per la pioggia sbanda e travolge la tua macchina. Tu resti schiacciata. Ci vogliono ore per liberati dalle lamiere. Dicono che sembravi già morta. Ma invece respiravi, seppure debolmente. La corsa in ospedale e la diagnosi brutale dei medici. Non c’è nulla da fare per te. E’ probabile che non supererai neanche la notte. Quelle parole si confondono nella mia testa insieme alla sirena dell’ambulanza che ti ha portato lì. Assurdo. Ti avevo sentito al cellulare appena un quarto d’ora prima. E poi ho ricevuto dalla polizia la maledetta telefonata che mi diceva di te.

     

    Da allora sono passate molte notti. Tu non ti sei mai risvegliata e i dottori continuano a non darmi speranze. Morte celebrale, dicono. Per loro tu non ci sei già più.

    E per me? Non lo so neanche io. Non puoi parlarmi, non puoi guardarmi, non puoi stringere la mia mano.

    Però io posso parlarti. Posso guardarti ancora. E posso toccarti.

    Mi chiedo se sia giusto tenerti così. Lo faccio perché io non riesco ancora a farmene una ragione o perché davvero ho ancora la speranza che tu possa risvegliarti?

    Prego, certo. Solo un miracolo forse potrebbe riportarti da me.

     

    Apro il giornale e inizio a leggere tutto d’un fiato.

    “Torna alla ribalta l’annosa questione del testamento biologico. La legge che dovrà regolamentarne l’applicazione è, infatti, in discussione alla Camera e sebbene nel nostro Paese otto italiani su dieci siano favorevoli al testamento biologico, il governo sembra più propenso a far approvare una norma che obbliga all’agonia infinita. 

    La nuova norma esclude, infatti, la possibilità della libera scelta e di autodeterminazione dell’individuo (definita fondamentale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 438 del 2008), privando le dichiarazioni del soggetto di qualsiasi potere vincolante e vanificando così le “dichiarazioni anticipate di trattamento”, uno strumento questo la cui introduzione formale prevista dalla legge viene immediatamente svuotata di qualsiasi potere.

    Negando inoltre il diritto a rifiutare trattamenti come l’alimentazione e l’idratazione forzata ed escludendone il valore terapeutico, la legge sostituisce alla libera scelta del soggetto l’obbligo a vivere.

    Al contrario, spetterà al medico l’ultima parola. Egli dovrà farsi dunque carico non solo delle enormi responsabilità che derivano dal potere decisionale che gli viene attribuito, ma anche di importanti rischi sul piano penale che senz’altro contribuiranno ad influenzarlo nelle scelte inducendolo a pesare ogni passo. “

    Obbligo a vivere, diritto a morire. Una scelta? E qual è quella giusta da fare? Chi può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato?

    Ti guardo ancora una volta. Vorrei tanto sapere tu cosa vorresti. Perché alla fine penso che solo tu avresti davvero il diritto di scegliere. E’ la tua vita, non la mia. Ma tu non puoi farlo. Chissà se hai coscienza di qualcosa.

    Arriverà il momento in cui qualcuno dovrà farlo per te. Decidere se lasciarti in quel letto e continuare a sperare oppure staccare una spina e lasciarti andare. Mi ricordo che spesso ne abbiamo parlato e ci siamo soffermati sulla considerazione che forse non sempre vale la regola che si deve vivere sempre e nonostante tutto. La vita deve avere una dignità, un senso. Per me quel senso ora è averti ancora qui con me, ma per te qual è?

    Non lo so cosa farò. Non so se avrò il coraggio di rinunciare a te. O se troverò la forza di essere Dio per un istante.

    L’unica cosa che chiedo è la libertà di poter decidere. Non voglio giudizi, critiche o pareri. Al mio posto ognuno di voi – se mai si troverà davanti a questo bivio (cosa che non auguro) – potrà agire come meglio crede.

    Per ora lasciate che io resti sola in quella stanza con lei.

  • 1 vote
    di Diana De Caprio (xxx.xxx.xxx.47) 6 aprile 2011 12:38
    Diana De Caprio

     

    Obbligo a vivere, diritto a morire

    Sono seduta vicino alla finestra. Guardo fuori. C’è il sole, peccato però che non riesco a sentire il suo calore sulla mia pelle. Sono giorni che non posso liberarmi da quella sensazione di freddo addosso. Viene da dentro e mi ha invaso. Mi appoggio al muro della stanza e ti guardo. Il freddo aumenta e il mio corpo non smette di tremare. Pareti bianche, lenzuola bianche, il tuo viso pallido e ancora più bianco. Un unico rumore spezza quel silenzio irreale. Il suono delle macchine che ti tengono attaccata alla vita.

    Ho perso il conto dei giorni. Quanto è passato? Un mese, un anno? Che importa. Il tempo scandisce solo il mio dolore. E si è fermato per me a quel maledetto giorno. Quando un camion per la pioggia sbanda e travolge la tua macchina. Tu resti schiacciata. Ci vogliono ore per liberati dalle lamiere. Dicono che sembravi già morta. Ma invece respiravi, seppure debolmente. La corsa in ospedale e la diagnosi brutale dei medici. Non c’è nulla da fare per te. E’ probabile che non supererai neanche la notte. Quelle parole si confondono nella mia testa insieme alla sirena dell’ambulanza che ti ha portato lì. Assurdo. Ti avevo sentito al cellulare appena un quarto d’ora prima. E poi ho ricevuto dalla polizia la maledetta telefonata che mi diceva di te.

     

    Da allora sono passate molte notti. Tu non ti sei mai risvegliata e i dottori continuano a non darmi speranze. Morte celebrale, dicono. Per loro tu non ci sei già più.

    E per me? Non lo so neanche io. Non puoi parlarmi, non puoi guardarmi, non puoi stringere la mia mano.

    Però io posso parlarti. Posso guardarti ancora. E posso toccarti.

    Mi chiedo se sia giusto tenerti così. Lo faccio perché io non riesco ancora a farmene una ragione o perché davvero ho ancora la speranza che tu possa risvegliarti?

    Prego, certo. Solo un miracolo forse potrebbe riportarti da me.

     

    Apro il giornale e inizio a leggere tutto d’un fiato.

    “Torna alla ribalta l’annosa questione del testamento biologico. La legge che dovrà regolamentarne l’applicazione è, infatti, in discussione alla Camera e sebbene nel nostro Paese otto italiani su dieci siano favorevoli al testamento biologico, il governo sembra più propenso a far approvare una norma che obbliga all’agonia infinita. 

    La nuova norma esclude, infatti, la possibilità della libera scelta e di autodeterminazione dell’individuo (definita fondamentale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 438 del 2008), privando le dichiarazioni del soggetto di qualsiasi potere vincolante e vanificando così le “dichiarazioni anticipate di trattamento”, uno strumento questo la cui introduzione formale prevista dalla legge viene immediatamente svuotata di qualsiasi potere.

    Negando inoltre il diritto a rifiutare trattamenti come l’alimentazione e l’idratazione forzata ed escludendone il valore terapeutico, la legge sostituisce alla libera scelta del soggetto l’obbligo a vivere.

    Al contrario, spetterà al medico l’ultima parola. Egli dovrà farsi dunque carico non solo delle enormi responsabilità che derivano dal potere decisionale che gli viene attribuito, ma anche di importanti rischi sul piano penale che senz’altro contribuiranno ad influenzarlo nelle scelte inducendolo a pesare ogni passo. “

    Obbligo a vivere, diritto a morire. Una scelta? E qual è quella giusta da fare? Chi può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato?

    Ti guardo ancora una volta. Vorrei tanto sapere tu cosa vorresti. Perché alla fine penso che solo tu avresti davvero il diritto di scegliere. E’ la tua vita, non la mia. Ma tu non puoi farlo. Chissà se hai coscienza di qualcosa.

    Arriverà il momento in cui qualcuno dovrà farlo per te. Decidere se lasciarti in quel letto e continuare a sperare oppure staccare una spina e lasciarti andare. Mi ricordo che spesso ne abbiamo parlato e ci siamo soffermati sulla considerazione che forse non sempre vale la regola che si deve vivere sempre e nonostante tutto. La vita deve avere una dignità, un senso. Per me quel senso ora è averti ancora qui con me, ma per te qual è?

    Non lo so cosa farò. Non so se avrò il coraggio di rinunciare a te. O se troverò la forza di essere Dio per un istante.

    L’unica cosa che chiedo è la libertà di poter decidere. Non voglio giudizi, critiche o pareri. Al mio posto ognuno di voi – se mai si troverà davanti a questo bivio (cosa che non auguro) – potrà agire come meglio crede.

    Per ora lasciate che io resti sola in quella stanza con lei.

     

  • 1 vote
    di Diana De Caprio (xxx.xxx.xxx.47) 29 marzo 2011 09:31
    Diana De Caprio

    Ciaosmiley
    da cittadina del Sud mi permetto di osservare una cosa...In realtà secondo me il vero problema è ancora una volta l’incapacità della scuola di "differenzaire" l’offerta. Mi spiego: non capisco perchè l’unica starda per un giovane è avere un titolo di studio e non crearsi le basi per un’attività. Le famose scuole di una volta che dividevano i percorsi tra avviamento professionale e studio erano forse una delle pensate più "azzeccate". E non c’è alla base secondo me nè mancanza di democrazia nè di divisone di ceto....libera scelta, secondo le proprie inclinazioni. Così si potrebbe rivaluate un po’ tutto...sia i titoli di studio ormai inflazionati, che le professioni artigianali e manuali.

  • 9 votes
    di Diana De Caprio (xxx.xxx.xxx.47) 18 marzo 2011 10:20
    Diana De Caprio

    Io dico semplicemente una cosa. Nucleare no, e in Italia soprattutto.
    E il motivo è semplice. La gestione della "monnezza" è un esempio di come le cose funzionino da noi. Una gestione affidata alla criminalità che non guarda in faccia nessuno.
    immaginate cosa succederebbe con lo smaltimento delle scorie?
    e per non parlare poi delle aziende che avrebbero l’affidamento dei controlli tecnici dei reattori!
    Io non ho alcuna intenzione di affidare la mia salute e quella dei miei cari a certa gente.

    L’italia non ha bisogno del nucleare. E’ un paese che ha tutto: vento, sole e acqua. e il governo che fa? Disincentiva queste fonti rinnovabili.
    ma non siamo ancora stufi di tutto questo?

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