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  Home page > Tribuna Libera > Obbligo a vivere, diritto a morire: nessuno mi può giudicare
di Diana De Caprio (sito) martedì 10 maggio 2011 - 1 commento oknotizie
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Obbligo a vivere, diritto a morire: nessuno mi può giudicare

Sono seduta vicino alla finestra. Guardo fuori. C’è il sole, peccato però che non riesca a sentire il suo calore sulla mia pelle. Sono giorni che non posso liberarmi da quella sensazione di freddo addosso. Viene da dentro e mi ha invaso. Mi appoggio al muro della stanza e ti guardo. Il freddo aumenta e il mio corpo non smette di tremare. Pareti bianche, lenzuola bianche, il tuo viso pallido e ancora più bianco. Un unico rumore spezza quel silenzio irreale. Il suono delle macchine che ti tengono attaccata alla vita.

Ho perso il conto dei giorni. Quanto è passato? Un mese, un anno? Che importa. Il tempo scandisce solo il mio dolore. E si è fermato per me a quel maledetto giorno. Quando un camion per la pioggia sbanda e travolge la tua macchina. Tu resti schiacciata. Ci vogliono ore per liberati dalle lamiere. Dicono che sembravi già morta. Ma invece respiravi, seppure debolmente. La corsa in ospedale e la diagnosi brutale dei medici. Non c’è nulla da fare per te. E’ probabile che non supererai neanche la notte. Quelle parole si confondono nella mia testa insieme alla sirena dell’ambulanza che ti ha portato lì. Assurdo. Ti avevo sentito al cellulare appena un quarto d’ora prima. E poi ho ricevuto dalla polizia la maledetta telefonata che mi diceva di te.

Da allora sono passate molte notti. Tu non ti sei mai risvegliata e i dottori continuano a non darmi speranze. Morte celebrale, dicono. Per loro tu non ci sei già più.

E per me? Non lo so neanche io. Non puoi parlarmi, non puoi guardarmi, non puoi stringere la mia mano.

Però io posso parlarti. Posso guardarti ancora. E posso toccarti.

Mi chiedo se sia giusto tenerti così. Lo faccio perché io non riesco ancora a farmene una ragione o perché davvero ho ancora la speranza che tu possa risvegliarti?

Prego, certo. Solo un miracolo forse potrebbe riportarti da me.

Apro il giornale e inizio a leggere tutto d’un fiato.

“Torna alla ribalta l’annosa questione del testamento biologico. La legge che dovrà regolamentarne l’applicazione è, infatti, in discussione alla Camera e sebbene nel nostro Paese otto italiani su dieci siano favorevoli al testamento biologico, il governo sembra più propenso a far approvare una norma che obbliga all’agonia infinita. 

La nuova norma esclude, infatti, la possibilità della libera scelta e di autodeterminazione dell’individuo (definita fondamentale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 438 del 2008), privando le dichiarazioni del soggetto di qualsiasi potere vincolante e vanificando così le “dichiarazioni anticipate di trattamento”, uno strumento questo la cui introduzione formale prevista dalla legge viene immediatamente svuotata di qualsiasi potere.

Negando inoltre il diritto a rifiutare trattamenti come l'alimentazione e l'idratazione forzata ed escludendone il valore terapeutico, la legge sostituisce alla libera scelta del soggetto l’obbligo a vivere.


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di Diana De Caprio (sito) martedì 10 maggio 2011 - 1 commento oknotizie
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