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Con Liana Moca per parlare di laicità, ed è subito UAAR

Lei è la responsabile comunicazione interna dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti, ci accompagna in un viaggio all’interno dell’associazione che da sempre lotta per portare laicità sul nostro territorio: nel tinello di AgoraVox Italia c’è Liana Moca.

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Salve Liana, benvenuta su AgoraVox Italia. Parliamo dell’Uaar che ha una pagina anche qui sul nostro portale di informazione. Quali sono gli obiettivi generali dell’associazione?
 
Salve a tutti i lettori e le lettrici. Gli obiettivi principali della nostra associazione sono legati alla tutela dei diritti civili dei milioni di cittadini (in aumento) che non appartengono a una religione: la loro è senza dubbio la visione del mondo più diffusa dopo quella cattolica, ma godono di pochissima visibilità e subiscono concrete discriminazioni; ci poniamo l'obiettivo di difendere e affermare la laicità dello Stato: un principio costituzionale messo seriamente a rischio dall’ingerenza ecclesiastica, che non trova più alcuna opposizione da parte del mondo politico; promuoviamo la valorizzazione sociale e culturale delle concezioni del mondo non religiose: gli atei e gli agnostici per i mezzi di informazione non esistono e appare sempre più necessario far fronte al dilagare della presenza cattolica sulla stampa e sui canali radiotelevisivi, in particolare quelli pubblici.
 
Com’è strutturata l’organizzazione di un gruppo così trasversale come l’Unione Atei e Agnostici Razionalisti?
 
Siamo presenti su tutto il territorio italiano, con qualche socio anche all’estero. Esiste un Comitato di coordinamento nazionale, composto dal segretario e da 8 membri. Il Comitato è eletto dai soci ogni tre anni ed ha la responsabilità per le azioni a livello nazionale. Poi ci sono i coordinatori e i referenti che gestiscono l’attività della propria provincia, attraverso i circoli provinciali. Ci sono alcune province scoperte, ma lavoriamo ogni giorno affinché possiamo coprire l’intero territorio.
 
Una delle più grandi reazioni alle invadenze della Chiesa nel tessuto sociale è l’abiura. Chi tra gli atei si oppone al procedimento si giustifica affermando che sbattezzarsi è inutile e offre l'ambigua sensazione di credere nelle regole del cristianesimo. Come la pensi?
 
Io sono sbattezzata. Ho preso questa decisione ancor prima di aderire all’Uaar. Mi preoccupava il pensiero che se mi fosse successo qualcosa i miei familiari mi avrebbero fatto un funerale cattolico. Quando ho scoperto che c’era questa possibilità ho compilato il modulo immediatamente, ma ci ho messo più di un anno a spedirlo. Ho ricevuto immediatamente la risposta del parroco e mi sono sentita molto serena. Inoltre ho due figlie che non ho battezzato e di questo sono molto orgogliosa. Io credo che lo “sbattezzo” o abiura sia un messaggio importante da dare e dovrebbe essere fatto per rispetto alle proprie idee e per coerenza con se stessi. Mi è capitato spesso che qualcuno mi dicesse che il mio ateismo è solo ostentazione, ma che in fondo poi tutti “tornano al signore”. Quando dico loro che sono sbattezzata, spiego la procedura e confermo di aver messo per iscritto e in maniera ufficiale questa decisione, l’interlocutore rimane spiazzato. È importante anche ai fini statistici: più apostati siamo e più pesiamo di fronte allo Stato, che rimane il nostro unico interlocutore. Il problema rimane il fatto che non abbiamo accesso a queste informazioni e non riusciremo mai ad avere dati certi di quanti sbattezzi siano avvenuti. Ma le risposte standard che arrivano dai curati ci fanno capire che la Chiesa ha diramato delle disposizioni proprio per il numero delle richieste di apostasia. Anzi, chiedo a tutti colori che si sono sbattezzati di registrarsi sul sito Uaar: www.sbattezzati.it. Siamo a disposizione per qualsiasi problematica possiate trovare nell’iter di sbattezzo, anche dal punto di vista legale.
 
In un’intervista di qualche anno fa il segretario Raffaele Carcano ci raccontava di un aumento significativo degli sbattezzi in Italia, nel 2013 oltre 6000 download dei moduli di richiesta. E a ridosso del 2015?
 
Negli ultimi tempi vengono scaricati dal nostro sito circa 3000 moduli al mese.
 
Altri numeri interessanti provengono dall’Istat che mette a disposizione una pagina in cui analizzare l’andamento della frequenza dei luoghi di culto nel corso del tempo. La gente non va a messa e sembra dichiararsi credente solo per abitudine, la tendenza è di un costante calo di chi dichiara di andare a messa almeno una volta alla settimana e un aumento della percentuale di credenti che non ci va mai. Per contro, sembra aumentare lo spazio che il servizio pubblico dà all’istituzione cattolica attraverso Rai Vaticano, la messa, i servizi dei Tg e le trasmissioni di approfondimento religioso. Un’enorme rappresentazione mediatica di un fenomeno che tende a ridursi però nella capacità di rappresentarsi sul campo. Non è un po’ un ossimoro?
 
Sì, sono perfettamente d’accordo con voi e lo dice chiaramente anche il nostro statuto. Questa contraddizione la viviamo tutti i giorni, non solo nell’informazione, ma anche nella vita politica, pubblica, scolastica, insomma nella vita di tutti i giorni. Questa continua esposizione della religione potrebbe significare proprio la volontà delle alte sfere ecclesiastiche a non voler perdere potere. Per fortuna c’è tanta stampa indipendente che sottolinea gli abusi del clero e denuncia le contraddizioni tra quello che la chiesa dice e quello che la chiesa fa.
 
Parliamo di diritti civili e omofobia, Dario Accolla ci descrive il fenomeno religioso come un’agenzia attiva nella produzione di pensiero di intolleranza verso il mondo omosessuale. Così, mentre le Sentinelle di Dio rimangono in piedi a protestare contro la volontà di normatizzazione di tutte quelle situazioni di fatto che soffrono di un vuoto legislativo (come le relazioni omosessuali, le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso e la tutela dall’odio attraverso una legge contro l’omofobia), non emerge la sensazione che le rappresentanze politiche stiano rallentando quei processi legislativi proprio per non urtare l’elettorato cattolico?
 
Decisamente. Ed esattamente come sta rallentando una legge sull’eutanasia o ostacolando la piena attuazione della legge 194, quella sull’aborto. Noi, come tante altre associazioni, facciamo continuamente appelli ai politici su questi temi, ma rimangano pressoché tutti inascoltati. Prendiamo un esempio: l’ultima sentenza che ha stabilito che la bambina laziale poteva essere adottata dalla compagna della madre; la maggior parte delle dichiarazioni dei politici riportava allo scandalo, ad un salto in avanti della magistratura, ad un soverchiamento della famiglia naturale. Pensiamo anche ai Comuni che stanno creando “giornate per la famiglia naturale”. Stiamo chiedendo di fare leggi adeguate ma l’unica risposta è il silenzio.
 
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In tema di politica il sito dell’Uaar risulta utile anche per alcune rubriche interessanti che offrono informazioni che non si riescono a trovare sui normali media, come “la clericalata della settimana”, di che si tratta?
 
Ogni settimana riceviamo moltissime segnalazioni di politici o personaggi pubblici che si “prostrano” di fronte alla chiesa cattolica. Diciamo che segnalare un politico nelle clericalate è come scriverlo alla lavagna nella sezione “cattivi”. Ci sono state “clericalate” ad alti livelli: sindaci, parlamentari, anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è stato insignito di tale premio. Abbiamo anche la rubrica mensile “buone novelle laiche” e sinceramente mi piace di più.
 
Alte rubriche che consiglieresti di leggere?
 
Il nostro sito è costantemente in aggiornamento. Ma consiglio principalmente la rubrica “A ragion veduta” con approfondimenti su tante tematiche a noi care. Ultimamente siamo presenti con una rubrica su Micromega, dove scrivono il nostro segretario, Raffaele Carcano e la nostra responsabile legale, Adele Orioli. Spesso siamo citati da giornali nazionali, capita anche che utilizzino i nostri approfondimenti senza citarci. Ma entrambi i casi ci offrono la sicurezza di stare facendo un buon lavoro.
 
C’è anche una sezione giovani dell’UAAR, che accoglie nel gruppo gli under 30 attraverso una pagina su Facebook che affianca la pagina ufficiale sul social network con oltre 70.000 sostenitori (e il dato è in costante aumento). A proposito di giovani, inizia la scuola proprio in questi giorni, l’Uaar è pronta a dare sostegno a tutti quei ragazzi che scegliendo di non partecipare all’ora di religione si ritrovano a non avere ore alternative proficue che le sostituiscano?
 
L’ora alternativa è uno dei nostri cavalli di battaglia. In questi anni abbiamo aiutato tanti genitori e alunni a districarsi all’interno degli ordinamenti scolastici. Siamo molto attivi in questo ambito, nel dare informazione, nel proporre progetti alternativi alla IRC, a denunciare il percorso privilegiato che seguono gli insegnanti di religione. Pochissimi sanno che questi non fanno un concorso pubblico e che sono nominati dal vescovo. Seguono i programmi dettati dalla CEI, ma percepiscono uno stipendio pagato dalle tasse di tutti i cittadini, anche quelli non credenti. Inoltre, ulteriore beffa: se un giorno il vescovo decidesse che l’insegnante non è più idoneo per l’insegnamento della religione cattolica, la scuola italiana non può licenziarlo.
 
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Prossimi appuntamenti con l'UAAR?
 
Abbiamo alcuni incontri tra i soci nei prossimi mesi: la Summer School e l’assemblea dei circoli. La prima è un approfondimento per capire come funziona la nostra associazione da un punto di vista molto pratico. Invitiamo tutti i soci, ma poniamo particolare attenzione a quelle province dove non abbiamo ancora rappresentanti. È un’occasione per farci conoscere dal vivo e sperare che qualcuno voglia partecipare in maniera più attiva. L’assemblea dei circoli è un appuntamento annuale in cui i circoli possono esporre le loro attività, chiedere chiarimenti, oppure il CC può presentare nuove iniziative e nuovi materiali. Questi sono gli appuntamenti nazionali. Poi ogni circolo organizza attività, per trovare gli appuntamenti basta andare sul nostro sito. Anzi, un consiglio: c’è una mostra itinerante al momento, si chiama Sacrosante risate. È partita da un’idea del Circolo di Genova e ora sta girando per diverse province. È una raccolta di vignette satiriche originali sui temi religiosi, con le opere di Altan, Bandanax, Massimo Bucchi, Stefano Disegni, Ellakappa, Giorgio Franzaroli, Roberto Mangosi, Danilo Maramotti, Alberto Montt, Sergio Staino, Vauro.
 
Ti strappiamo una promessa: torniamo a sentirci qui su AgoraVox non appena anche uno solo dei punti che abbiamo discusso in questa intervista riuscirà ad essere sbrogliato?
 
Sono a vostra disposizione, l’Uaar ha rappresentato un cambiamento positivo nella mia vita. Per la prima volta non mi sono sentita sola e ho avuto chi mi ha accolto a braccia aperte e sono pronta a farlo con chi ha le stesse difficoltà che avevo io. Buon lavoro e a presto.

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Commenti all'articolo

  • Di Cesarezac (---.---.---.138) 12 settembre 2014 09:36

    Non è dio ad aver creato l’uomo, è l’uomo, o meglio, alcuni uomini in mala fede che hanno creato dio.

    Molti uomini sono perseguitati dalle paure e costoro rifugiandosi in una confessione religiosa si sentono protetti e contemporaneamente si illudono di avere esorcizzato le loro paure. 
    Stando così le cose gli uomini non si sbarazzeranno mai delle religioni e in nome di queste commetto le più atroci nefandezze come i tagliagole islamici.
    E’ abbastanza probabile che le religioni determineranno la scomparsa dell’uomo dalla faccia della terra. 
  • Di (---.---.---.183) 14 settembre 2014 17:29

    mah...
    se non ci fossero le religioni si taglierebbero la gola per altri motivi.
    In fondo lo sappiamo, la causa ultima di tanta violenza è la povertà in cui tantissimi sono ridotti a causa della ricchezza di pochi.

    E poi si può benissimo credere in dio e vivere civilmente. come si può benissimo essere atei e tagliare le teste.

    Danilo

    • Di (---.---.---.2) 15 settembre 2014 00:37

      "se non ci fossero le religioni si taglierebbero la gola per altri motivi", è vero! Ma intanto se la tagliano per la religione che è la scusa più mostruosa e pericolosa per un semplice motivo: è una giustificazione coperta dal SACRO da sempre ritenuto intoccabile e dal rispetto imposto verso la fede (può una forma di violenza imporre l’etica del rispetto?). E’ un rispetto imposto e mai corrisposto. Le fedi continuano a invadere, a prevaricare, a discriminare, a segregare e per contro non vogliono reazione dalle loro tante vittime! Vogliono essere ingerenti nella politica e nel tessuto sociale con lo scudo del sacro, dell’intoccabile, dell’inviolabile: come la mafia! Quindi penso che intanto desacralizzare convenga e sia un notevole passo avanti. 

      Fabio
  • Di (---.---.---.100) 15 settembre 2014 00:43

    Il problema è che i credenti fanno massa e che la dittatura della maggioranza è una pratica molto in voga.

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