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di Virginia Visani martedì 22 dicembre 2009 - 3 commenti oknotizie
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Dopo Copenhagen. Parla Emma Bonino

Copenhagen è stato a detta di tutti, no-global, ambientalisti e contestatori vari, oltre a rappresentanti dei vari Paesi coinvolti, un vero flop. Che si è concluso con un accordo di forma senza un concreto impegno di ridurre le emissioni di CO2 entro ???? Si è soltanto parlato di fondi da devolvere. La Cina in particolare ha detto no, o forse ni. Abbiamo chiesto un’opinione a Emma Bonino, Presidente del Senato per il PD.

A cosa servono queste dispendiosissime riunioni oceaniche dove non si conclude nulla?

La conferenza di Copenaghen sul clima è stata la cronaca di un fallimento annunciato e atteso da mesi, quindi solo chi aveva aspettative troppo alte può dirsi deluso. Al massimo si poteva immaginare di arrivare ad una intesa di tipo politico, di impegno comune, ma non vincolante. E’ da settembre che sappiamo che il Presidente Usa ha puntato tutto sulla riforma sanitaria; di conseguenza, si sapeva che il Congresso non avrebbe potuto votare alcun impegno in tema di mutazioni climatiche. Era chiaro che Obama arrivava a Copenhagen con tanta buona volontà ma sostanzialmente a mani vuote. Per questo si è concluso poco. Ciò detto, la formula della conferenza va rivista: troppe delegazioni, troppa cacofonia, troppi gruppi d’interessi che si muovono nell’ombra, troppe notizie che ci giungevano in modo frammentario...
 
Sarà mai possibile fare un accordo con tutti i Paesi, compresi gli emergenti?

Mai dire mai, ma dopo Copenhagen sappiamo che, per i prossimi anni, i tempi non saranno maturi. Pur essendo la Cina il paese maggiormente impegnato nella lotta alle emissioni domestiche e pur rivendicando di essere già adesso tra i paesi leader nelle energie rinnovabili, ora come ora non accetta vincoli esterni. Così come l’India, d’altronde. Alla fine la situazione si è sbriciolata ed è difficile dire quando si ricomporrà. D’altra parte gli Usa hanno bisogno della Cina per via del debito pubblico. Poi hanno la patata bollente dell’Afghanistan, e quella dell’Iran, da gestire, due dossier dove gli Usa sperano in un maggior coinvolgimento della Cina in particolare. Quindi Obama è stato il primo a non spingere o, comunque, non era nella migliore posizione per negoziare e trascinare gli altri...

L’Italia potrà fare la sua parte nel ridurre i gas serra?

A questo governo, ma direi all’Italia in generale, manca la consapevolezza che la lotta al surriscaldamento sia una condizione per lo sviluppo e un’occasione per creare posti di lavoro. E’ probabile che a breve l’Ue decida di aumentare i tagli per le emissioni dal 20 al 30% entro il 2020, grazie all’impulso di Francia e Germania. E l’Italia? A parte la battaglia di retroguardia condotta a Bruxelles dal Governo Berlusconi per abbassare, anziché confermare, i tagli, negli ultimi due anni l’Italia ha fatto pochissimo per investire nell’innovazione energetica, restando ben lontana dagli obiettivi di Kyoto. Insomma, mi sembra che finora il risultato sia magro e quello che fa l’Italia alla fine sia alquanto irrilevante.

La soluzione che si profila per l’Italia, parte energia pulita e parte nucleare, è buona e fattibile?
 
Il nucleare, lo si vede in Francia e in altri paesi come la Finlandia, è già vecchio. Non ho chiusure ideologiche ma, in termini di costi/benefici, obiettivamente conviene al nostro paese costruire centrali nucleari impegnando nei prossimi anni 25/30 miliardi di euro di fondi pubblici per soddisfare, ben che vada a partire dal 2020, il 25% dei consumi elettrici attuali che corrispondono a circa il 4,5% dei consumi finali di energia? Io credo che ci siano altri modi di raggiungere e persino superare lo stesso obiettivo.

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di Virginia Visani martedì 22 dicembre 2009 - 3 commenti oknotizie
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Nucleare Accordo Copenaghen

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