In tutta questa storia c’è una sola cosa certa. Come mi ha riferito un avvocato, se Domenico Sica fece pedinare Mario Meneguzzi è perché dovette inserirlo obbligatoriamente nel registro degli indagati a sua insaputa. Il pedinamento da parte della polizia giudiziaria viene fatto solo se ci sono gravi indizi di colpevolezza. Evidentemente Sica dovette raccogliere elementi così compromettenti verso Meneguzzi da dargli la certezza che fosse lui il colpevole e lo fece pedinare per raccogliere prove da portare in fase dibattimentale. Non so chi lo avvisò di avere la polizia alle costole, ma dubito che fu farina del sacco di Giulio Gangi. E se avesse avuto un ruolo il procuratore capo Achille Gallucci, che aveva già rimosso Gerunda, nell’avvisare lo zio di Emanuela? Altrimenti non si spiegherebbe come mai Gangi non finì sotto processo per quella sciagurata soffiata. Un’antifona che spinse Sica a mettere fine all’indagine. Quali siano questi elementi raccolti da Sica non si sa, perché i suoi documenti non sono mai stati trovati o, più verosimilmente, potrebbe essere stati nascosti dal suo successore. Inoltre è poco probabile che il profilo tracciato da Sambuco avvenne solo due anni dopo. Un identikit si traccia subito, non dopo due anni. Forse sarebbe il caso che la Commissione Bicamerale interrogasse nuovamente Ilario Martella e gli chiedesse come mai tenne nel cassetto il profilo dipinto da Sambuco.