Caro Nicola, grazie del tuo commento.
Volevo dirti che non volevo fare una gerarchia di merito rispetto ai due ambiti professionali.
Semplicemente volevo porre l’attenzione su una figura professionale quale il counselor, che seppur in ambiti diversi può essere d’aiuto nei disagi delle persone.
Se ci sono degli psicologi esperti in counseling psicologico ( e mi permetto di esprimere una perplessità personale, perchè i metodi d’indagine e le tecniche d’aiuto possono essere diversi ed entra in merito anche l’attitudine personale all’ascolto..ma non lo so, ripeto non sono un’esperta, la mia è una riflessione dettata più dalle esperienze dirette che dalle nozioni),
ci sono dei validi counselor che non sono psicologi e che possono contribuire al supporto del disagio espresso dal cliente (che non ho mai chiamato infatti paziente).
Ciò che in sintesi volevo esprimere era la possibilità di aiuto che l’essere umano può trarre approcciandosi a questa professione che è riconosciuta dal C.N.E.L e che permette ai diplomati (dipende dalle scuole) di iscriversi all’albo nazionale della F.A.I.P.
Tutto quà.
In fondo credo che ogni persona abbia il suo cammino personale e sceglierà "l’aiuto" che più si addice al suo percorso. Ritengo che non sia tanto importante che figura professionale scelga, ma che essa porti allo sviluppo delle sue potenzialità e capacità e renda la sua vita qualitativamente migliore, senza ovviamente attribuzioni di merito o competenze che riguardano specificatamente le diverse figure professionali.
Vorrei lasciarti queste parole di Enrico Cheli docente dell’università di Siena, che mi ha molto colpito, proprio rispetto alla possibilità di lavorare in maniera integrata tra i diversi settori
(mi rendo conto che la riflessione è di ampia portata e esula in parte dal discorso iniziale, ma trasmette in parte ciò che sento):
"E.Cheli:[1] [2] “E’ dunque indispensabile che cresca, nel nostro paese e in tutto il pianeta, la sensibilità per interventi concreti a favore della pace e si diffonda la consapevolezza che la pace mondiale si costruisce anche, e forse soprattutto, partendo dai nostri piccoli mondi personali. Le scienze umane e sociali possono dare un contributo decisivo in proposito, purché noi per primi - scienziati e tecnici - si esca da una logica di competizione, in cui ogni disciplina, ogni gruppo o gruppetto vuole affermare la propria centralità ed egemonia in materia. Nessuna disciplina ha le risposte decisive e solo da una ampia collaborazione può derivare un fattivo contributo. Sappiamo che i vari livelli in gioco -intrapsichico, relazionale, socioculturale e politico-economico- sono tutti interconnessi e se agiamo solo su uno di essi, quale che sia, gli eventuali effetti o saranno minimi oppure verranno rapidamente neutralizzati e riassorbiti dai meccanismi omeostatici di quei livelli che non sono stati modificati. Può non bastare una buona legge se non si cambiano anche i modelli culturali e sociali alla base di certi comportamenti; può non essere sufficiente una buona psicoterapia se poi il soggetto quando torna a casa continua a vivere in una atmosfera familiare o lavorativa disturbata. Dobbiamo abbandonare il vecchio modello unicentrico e adottarne uno policentrico in cui vi sia spazio e soddisfazione per tutti; è necessario che noi tutti -sociologi, psicologi, politologi, antropologi, pedagogisti, filosofi, economisti e via dicendo- ci si convinca della utilità e possibilità di collaborare tra di noi, di superare le differenze metodologiche e anche le diffidenze relazionali.”
Ti ringrazio comunque della tua osservazione, la critica è sempre costruttiva e ben accetta!
Comunque non volevo assolutamente fare delle considerazioni sulla "materia" che non mi competono e di cui non possiedo nè strumenti nè conoscenze esaustive.
Un saluto
One:)