L’aspetto notevole della possibile candidatura di Bloomberg non deriva dal suo essere ebreo, deriva dal suo definirsi "ardente sionista", cioé entusiasticamente aderente, lui cittadino americano, ad una ideologia nazionalista riferita ad uno Stato estero di nome Israele.
La prima ovvia questione é: se Bloomberg diventasse presidente degli Stati Uniti, e se gli interessi degli Stati Uniti si trovassero a divergere da quelli di Israele, quale dei due assumerebbe come prevalenti? Prevarrebbe il nazionalismo statunitense o il nazionalismo israeliano?
La seconda questione è che il cosiddetto sionismo è rappresentato negli USA, e non solo, da organizzazioni che hanno condotto, e ancora conducono, battaglie tendenti a influenzare le sue scelte di politica estera in direzioni piuttosto radicali, sponsorizzando la guerra all’Iraq, alla Libia, alla Siria, all’Iran: tutti soggetti che la lobby giudica o ha giudicato nemici di Israele. Se il Bloomberg presidente aderisse a queste linee di indirizzo, e da ardente sionista quale dice di essere non c’è da dubitare che lo farebbe, dovremmo aspettarci disastri peggiori di quelli fatti da Bush Jr.
Perché una cosa NON si può dire dell’ideologia sionista e di quelli che la rappresentano: che abbia idee moderate e pluraliste.
Ora, è vero che i mass media sono molto attenti a coprire certe punte taglienti del sionismo facendole passare per una liscia pelliccia, ma il rischio che l’opinione pubblica ne venga ferita e attribuisca al Bloomberg ebreo piuttosto che al Bloomberg sionista la responsabilità dei danni conseguenti a certe scelte è molto alto.