Arrograzìa >
Giusto 6
anni fa, per snellire/velocizzare l’iter legislativo, l’allora premier
BERLUSCONI proponeva di far votare solo i capigruppo (chi in disaccordo poteva
votare contro o astenersi).
Da tutte le opposizioni (in primis il PD) fu subito
eccepito che era una “visione proprietaria” delle Istituzioni e che denotava un
“fastidio” per le regole di democrazia.
Tenuto altresì conto che la
Costituzione (art.67) qualifica il singolo Parlamentare come rappresentante
della nazione “senza vincolo di mandato”.
Ora RENZI (da segretario e premier)
afferma, in modo categorico, che “in democrazia” è la maggioranza che decide la
linea da seguire e che la minoranza è tenuta comunque a allinearsi.
Forse non
ricorda (?) che non c’è alcuna legge che norma la vita associativa delle
formazioni politiche (partito).
Forse non ha presente (?) che sono ammessi vari
quorum di maggioranza (semplice, assoluta, qualificata, ...).
Tanto più che non
sussiste alcun presupposto “dovere” di fedeltà e lealtà tale da coartare
valori, convinzioni e libertà di coscienza di chi è mandato a legiferare
nell’interesse di tutto il paese.
Per contro. Il manifestarsi di una più o meno
corposa minoranza “critica” è sintomo dell’incapacità di assolvere proficuamente
al ruolo di guida e d’indirizzo della formazione politica affidata. Sempre che il
primo interesse perseguito sia quello di convergere verso la sintesi dei contenuti
a confronto.
Ergo. Dissertare in tal guisa di semantica democratica appare un
escamotage da Dossier Arroganza …