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Commento di

su Elezioni in Siria: storia di una percentuale "bulgara"


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12 giugno 2014 21:37

(di Alberto Savioli/1)


Mi ero tenuto alla larga dalla tentazione di commentare, ma ora vedo che i toni precedenti si sono stemperati e nonostante la distanza delle nostre posizioni penso che un confronto pacifico (anche se non costruttivo) possa essere possibile.


Premetto che non sono il difensore di SiriaLibano, ma essendo parte della redazione le critiche al sito riguardano anche me. Lei accusa il sito di “diffusione di falsità smaccate” ma poi propone di valutare quanto lei scrive con attenzione e neutralità.

Quindi lei chiede agli altri neutralità di giudizio quando è lei per primo ad avere idee preconcette.


Non so da dove derivi la sua conoscenza della Siria e quale siano le sue fonti, anche se alcune cose che scrive potrebbero suggerirlo. In tre anni di rivoluzione/rivolta/guerra civile (comunque la voglia chiamare) ho visto proliferare esperti di Siria e Medio Oriente, persone che mai ci hanno messo piede ma che disquisiscono con una sicurezza e certezza spiegando agli stessi siriani la realtà dei fatti.


Lei ha citato SiriaLibano, un sito di informazione che certamente “fa capo” al giornalista Ansa Trombetta, ma che vede impegnati a vario livello persone di diversa estrazione e provenienza. Vi sono siriani, ma anche italiani che hanno studiato e vissuto in Siria e in Medio Oriente. La mia piccola esperienza in Siria durata “solo” 15 anni mi ha portato a confrontarmi con realtà sociali, politiche ed economiche totalmente ignorate dagli antimperialisti e dai sostenitori della teoria del complotto, che però vengono a spiegare a me o ad altri siriani che in quelle manifestazioni erano presenti, come “in realtà” sia andata…


Non si capisce per quale motivo persone come me che nella vita si occupavano di altro, non di informazione, dovrebbero raccontare “falsità smaccate” perdendo il loro tempo, se quelle che lei definisce falsità non siano invece verità.


Le prime considerazioni che lei fa sono ineccepibili e per nulla farneticanti, a mio parere però il difetto sta nella sua analisi della realtà siriana.

I sostenitori delle teorie complottiste pongono su un unico piano l’attacco alla Libia, alla Siria e ora all’Ucraina, stessa mente e stesso disegno. Quando però parlano di “primavera araba” relativamente alla Siria lo fanno scorporandola dalle altre “primavere arabe”.


Nessuno di “noi” in Siria pensava che la rivolta potesse scoppiare, troppo forti i servizi segreti siriani e il controllo sulla popolazione, troppo alto il rischio dovuto alla varietà etnica e religiosa. È innegabile l’influenza che hanno avuto i social network nella diffusione mediatica dell’ondata rivoluzionaria che ha avuto vari registri, quello dei giovani studenti e intellettuali, quello del “piccolo” siriano delle campagne impoverito da anni di crisi agricola e dalla corruzione del sistema e, è innegabile dirlo, quella di fanatici il cui scopo non era la caduta di una dittatura ma l’instaurazione di una dittatura di diversa forma.


Io penso che in Siria, con tempi e modi diversi, sia avvenuta una situazione analoga a quella creatasi durante la rivoluzione iraniana. Lo shah corrotto che aveva risucchiato la ricchezza del paese venne cacciato a forza di proteste di massa, a cui parteciparono studenti e intellettuali di città ma anche le masse contadine povere e analfabete. Il tempo “di una notte” e di quella rivoluzione laica e contro il tiranno non rimase più nulla, il potere venne preso dalla teocrazia komeinista.


Vedo che lei stesso non nega che siano avvenute le prime manifestazioni pacifiche di piazza, semplicemente considera difficile valutare per colpa di chi siano degenerate (repressione del regime o agenti provocatori infiltrati). Lei considera difficile questa valutazione perché non era presente, perché si rifiuta evidentemente di vedere le centinaia di documenti video che lo dimostrano, ma non è per nulla difficile sapere come sia andata, salvo che chi lo dice è da lei tacciato di “diffondere falsità smaccate”.


Le voglio linkare una serie di video paradigmatici, nel primo la popolazione di Homs del tutto pacifica e seduta a terra protestava, non armata, è stata fatta oggetto di fuoco incrociato dagli apparati di sicurezza del regime.

 

https://www.youtube.com/watch?v=033dKTwqb1A

http://www.youtube.com/watch?v=M_GasS8FLKg

http://www.youtube.com/watch?v=oAhZauA_N2U

http://www.youtube.com/watch?v=Ag4JRIpPFEE

http://www.youtube.com/watch?v=N-cP3SRB2ZE

http://www.youtube.com/watch?v=901FujZRsT0

http://www.youtube.com/watch?v=XPmw0nvjI5Y

http://www.youtube.com/watch?v=Ni9Y3-hV-RE

https://www.youtube.com/watch?v=9r6WIMq8MfA

https://www.youtube.com/watch?v=LuddHp99w_E

 

Per lei che ha la sua verità preconcetta questi non saranno fatti ma “falsità smaccate” di SiriaLibano.


Ho letto che ha parlato di pace e diritti umani, vada a vedere quali altri siti hanno dato così ampio risalto alla società civile siriana, arrestata, torturata o ammazzata dal regime prima ma dagli stessi fondamentalisti poi. SiriaLibano ha denunciato le violazioni del regime ed è stata tra i primi a denunciare le violazioni dell’Isis a Raqqa, forse l’unica vera colpa che gli si può attribuire è di avere dato soprattutto voce a quella società civile che si stava ribellando a una dittatura senza voler finire nelle mani di un’altra dittatura.


In quei primi mesi di proteste pacifiche represse violentemente dal regime ebbi modo di parlare con elementi del sistema politico siriano, critici verso la risposta di Bashar e degli apparati di sicurezza, ma non sostenitori dell’ondata di protesta.

Sostenevano che non era possibile chiedere in quel modo le riforme, che il regime non avrebbe ceduto, e che il “pentolone” siriano sarebbe esploso, dicevano “noi sappiamo che il regime non cederà e questo ci porterà a una guerra civile”, ma nello stesso tempo speravano in risposte concrete dai discorsi del Presidente, speravano che criticasse la mano dura usata dal governatore di Daraa e dagli apparati di sicurezza di Homs, speravano in una pulizia delle “mele marce” per far finta di cambiare mantenendo tutto quasi inalterato.


I discorsi del Presidente furono vuoti, e la repressione fu sempre più forte.

All’interno dei circoli alawiti del baath molti lo dicevano “O Assad o bruciamo il paese”. È un dato di fatto che possiamo interpretare in vario modo, ma nelle prime amnistie del giugno 2011 vennero liberati dal carcere di Sednaya, Zarhan Alloush, Hassan Abboud e Abu Mohammad al Jolani (Jabhata al Nusra) mentre venivano arrestati studenti, pacifisti e oppositori che ancora dopo tre anni sono detenuti (o morti) in quelle carceri.

Possiamo definirlo un errore di strategia o una strategia voluta (ad ognuno le sue analisi, ma i fatti sono questi): “O Assad o bruciamo il paese”; in questo caso mi sento di aggiungere, una strategia riuscita, chi non sta pensando adesso anche nel fronte occidentale che Assad sia il male minore di fronte all’avanzata dell’Isis?


Ma l’Isis e l’avanzata dell’estremismo in Siria è una conseguenza del vaso di Pandora fatto scoppiare dalla violenta repressione del regime prima e poi dal sostegno dei paesi del Golfo all’elemento più estremo ed estraneo alla società civile siriana.


La propaganda diffusa in Italia dai sostenitori del regime, raccontano la Siria pre 2011 come un paese paragonabile alla Svizzera, dove c’era cibo per tutti e dove tutti amavano il loro Presidente. Nessuno dei siti che legge le verrà a raccontare che dal 2007 le carestie abbattutesi sul paese e le sconsiderate politiche economiche della cricca al potere avevano messo in ginocchio la maggioranza della popolazione contadina, povera, emarginata, che non accedeva a quelle risorse della "bella" Siria di facciata che il turista poteva assaporare.

Quelle masse di contadini abbandonati i loro campi vivevano nelle periferie delle città, altri avevano cercato fortuna in Arabia Saudita, molti di loro erano quelli che si radunavano nella moschea il venerdì per poi andare a protestare, altri sono quelli arruolati tra le file dell’Isis con i soldi sauditi.


È facile per chi non conosce la realtà descrivere la Siria come un bianco (prima) e un nero (dopo), solo chi ha la presunzione di sapere può parlare di elezioni senza mai aver visto con i propri occhi cosa sono le elezioni in Siria. Sei un dipendente pubblico, un insegnante... ti vengono a prendere in ufficio e si va a votare, ma nella cabina non sei da solo oppure la scheda la devi consegnare aperta. Chi non ha il dito con il segno dell’inchiostro (dopo la votazione) rischia di perdere il lavoro.


Quando nel 2005 vennero applicate le sanzioni contro la Siria da parte degli Stati Uniti vennero organizzate manifestazioni “spontanee” a Damasco, anche io venni prelevato amichevolmente dal mio ufficio, mi venne data una bandiera con la faccia del Presidente e venni portato assieme ad altri alla manifestazione. Queste sono le manifestazioni di popolo e spontanee dei siriani verso il rais… c’ero anche io, naturalmente spontaneamente!



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