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Commento di mauro bonaccorso

su Il terremoto non guarda la tv


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mauro bonaccorso 7 aprile 2009 22:15
 
Bisogna cominciare a dire le cose come stanno, avere delle remore in queste occasioni, significa non volersi bene, non amare la propria terra e i propri simili. In un paese civile, persone come Bertolaso si sarebbero dimesse, non solo per il mancato allarme, derivante dalle previsioni che seppur non ufficialmente scientifiche hanno un carattere di empirismo che, sappiamo bene, essere spesso propedeutiche alle applicazioni definitive. L’aver sottolineato, poi, che il ricercatore in questione non sia laureato è una delle affermazioni che la dicono lunga sul terrore del baronato scientifico di essere in qualche modo scavalcati da un “presunto autodidatta”. E ne pretendevano anche l’abiura, questa massa di inquisitori da strapazzo.
 In linea d’aria L’Aquila dista da Sulmona cinquanta chilometri circa, l’affermazione che abbia sbagliato completamente la previsione mi sembra quantomeno azzardata, dato che questi eventi si possono avvertire anche a distanze maggiori dall’epicentro.
Le strutture di protezione civile non sono state istituite in un altro paese e dunque risentono della generalizzata approssimazione di coordinamento che caratterizza la nostra cultura succube del potentato politico affaristico, fatte salve le specifiche realtà umane che si trovano a sopperire più con la volontà individuale, che con la preparazione derivante dal reale funzionamento di tali organizzazioni. Anche solo guardando le immagini che fanno da sfondo nei collegamenti sui vari teatri dell’emergenza, balza agli occhi un numero di persone, con abbigliamento tipico del soccorritore che sembrano chiedersi “ora che faccio”, con tutta quella mole di lavoro che sarebbe necessario svolgere in tali circostanze. Senza contare le lamentele di alcuni di loro che, giunti sul posto, si sono trovati in situazione di disagio per non essere riusciti a comprendere quale fosse il coordinamento e chi ne fosse responsabile.
Vogliamo attribuire tutto alla nostra proverbiale carenza organizzativa, non mi sta bene perché queste strutture gestiscono notevoli risorse economiche e umane che nei momenti di normalità si esercitano, o dovrebbero farlo, allo scopo di diventare operativi nell’arco di poche ore, a seconda della distanza dal luogo dell’accaduto, o sono solo carrozzoni politico mafiosi che garantiscono profitti ai soliti noti?
Il terremoto è solo un evento naturale, sono le nostre case delle vere e proprie trappole mortali, ma molti non lo vogliono capire.
Grazie a Maurizio per la sua proverbiale utilità, e ai commentatori per tutti i contributi integrativi.
Mauro
 

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