Con fede "sana" credo che Geri Steve, nel suo interessante commento, indichi la formazione di un dato culturale con cui l’essere umano cerca di spiegarsi ciò che non riesce a spiegare con la sola capacità razionale di interpretare il mondo. Non tanto con l’ansia derivante da razionalità, quindi, quanto ansia derivante da incapacità/impossibilità di capire. Quello che Rudolf Otto definiva l’assolutamente "altro" rispetto alla ragione umana; che poi è andato a costituire quel vasto mondo del "sacro" in cui sono confluite tutte le questioni irrisolte.
Più che ai meccanismi biologici, continuo perciò a credere nei meccanismi psicologici, peraltro comprensibili nel passaggio dall’animismo (il dio è l’albero) alle religioni (il dio ha creato l’albero) e che vengono viste in ciò che succede all’essere umano attraverso diverse interpretazioni di un fatto: mi sono tagliato con il coltello (fatto), il dio-coltello mi si è ritorto contro (animismo) oppure dio mi ha punito attraverso il coltello per un peccato (religione) o infine io mi sono punito da solo per i sensi di colpa di aver fatto qualcosa di sbagliato (meccanismo psicologico).
Nel duemila d.C. questo meccanismo dovrebbe essere ormai chiarito ed anche la contrapposizione fra ragione e religione ha mostrato la corda. Esiste una vasto mondo umano che non è razionale, ma non per questo è legittimo assimilarlo al religioso.
Purtroppo vaste sacche di religiosità sconfinano nel delirio, tanto quanto vaste sacche di estrema razionalità sconfinano o hanno sconfinato (basti pensare a Breivik o al nazismo) in altrettanti deliri. E la conclusione è sempre il dolore e la morte di qualcuno.