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Commento di

su Sangue artificiale e cellule embrionali


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3 novembre 2011 10:27

Che tutto sia "in divenire" è indiscutibile, ma ciò non toglie che se io oggi sono "qui" non posso affermare di essere anche "là" anche se, magari domani, sarò proprio "là".

La questione della nascita non mi sembra un problema di definizione; che un nuovo complesso corredo genetico si sia formato non significa che si sia formata una vita, ma che sia iniziato un processo biologico che "può" (ma non è detto che ci riesca) portare ad una vita.
La nascita non è solo un atto di espulsione dall’ambiente intrauterino, ma l’attivazione di un sistema che prima non era attivo. La testa del nascituro, durante la fase del parto viene compressa in modo che il dolore del bambino sarebbe insopportabile. Evidentemente, come affermano molti neonatologi, i collegamenti neurologici - benché presenti e biologicamente maturi - non sono attivati.
Questa attivazione - che lo psichiatra Fagioli imputa alla luce che colpisce la rètina (cioè alla sostanza cerebrale) - che è anche il momento in cui attivandosi il cervello inizia anche il pensiero umano per quanto non verbale, è il momento in cui il feto nasce, cioè diventa bambino vivente.
Insisto perciò su una differenza "sostanziale" tra embrione-feto e neonato per la "qualità" della differenza che fa della nascita un momento diverso - di rottura - dal continuo processo di maturazione. Questo momento che rappresenta il passaggio da "non attivo" ad "attivo" è, per me, il punto focale della discussione e la visione più corretta. Il fatto che la maggioranza abbia, più o meno consapevolmente, accettato questo punto di vista non è automatica garanzia della validità di questo pensiero, ma semplice conferma che - anche intuitivamente - il momento della nascita è valutato come momento dirimente del processo biologico stesso.

Il fatto poi che l’aborto, anziché essere visto come la semplice interruzione di un processo biologico, venga interpretato come l’uccisione di una vita - oltre che profondamente sbagliato per i motivi di cui sopra - è anche un pensiero estremamente colpevolizzante per le donne che intendono abortire. Colpa e condanna morale vanno a braccetto, ma si basano solo su presupposti ideologici di origine unicamente cristiana. Nelle altre religioni non mi risulta che sussista la stessa visione delle cose. Se le può interessare veda qui http://video.associazioneamorepsich...


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