Il Gazzettino
Mercoleedì 27 Febbraio 2008
Fascicolo NordEst
LA PAROLA AI LETTORI
Pagina 12 (PG 12)
Il caso Thyssen e
le responsabilità
del sindacato
I giornali dicono che alla Thyssen-Krupp di Torino sono state formalizzate cinque posizioni di dirigenti per omicidio colposo.
Per me è stata omessa un’altra posizione: quella del sindacalista presente al fatto che non ha esercitato il suo "potere" di far sospendere (non scioperare) il lavoro per mancanza delle condizioni minime di sicurezza.
Era in suo potere ed era suo "dovere" esercitare tale prerogativa.
Non l’ha fatto.
È responsabile al pari d’altri delle morti indaco e non bianche; morte bianca è una parola che va riservata solo per le morti in culla.
Ovviamente c’è anche la correità delle strutture sindacali esterne che hanno siglato accordi inerenti quella realtà "produttiva a perdere" sulla pelle dei lavoratori.
Invece Veltroni che fa?
Lo candida al parlamento.
Che sia per dargli l’immunità?
In questo caso l’obbligatorietà dell’azione penale ha fatto cilecca.
Renzo Riva
Buja(Ud)
Non contenti a Torino hanno condannato uno dei cinque per omicidio volontario e dolo.
Da "Il Mattino"
Venerdì 15 Aprile 2011
Rogo Thyssen, fu omicidio volontario:
condannati tutti i dirigenti dell’azienda
L’amministratore delegato Herald Espenhahn condannato
a 16 anni di reclusione. Nell’incendio morirono 7 operai.
TORINO - La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L’amministratore delegato dell’azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione.
Condannati tutti i dirigenti. Gli altri cinque dirigenti del processo per il rogo alla Thyssenkrupp sono stati condannati dalla Corte di Assise di Torino per cooperazione in omicidio colposo. La pena è di 13 anni e mezzo per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri; a dieci anni e dieci mesi di reclusione è stato condannato Daniele Moroni. Alla lettura del dispositivo, un parente delle vittime ha avuto un leggero malore. Portato fuori dall’aula, è stato soccorso dagli operatori della Croce Verde e del 118.
Fiom: sentenza importante, resta il dolore. «Hanno avuto ragione le famiglie, hanno avuto ragione i lavoratori della Thyssen, abbiamo avuto ragione noi ad avere fiducia nella magistratura torinese». È il commento di Giorgio Airaudo, della Fiom. «Quando il lavoratore viene ferito o muore sul lavoro - osserva Airaudo - non è mai un caso, c’è sempre una responsabilità. È una sentenza importante, che farà scuola in Italia e in Europa. Resta il dolore per chi ha perso la vita e per chi non ha più i propri affetti. La nostra solidarietà sarà sempre insufficiente».
Un commento:
Legittima suspicione
Il processo non doveva essere fatto a Torino.
Era un destino segnato.
L’omicidio volontario è assurdo e cadrà nella maggiore serenità
dei successivi gradi di giudizio.
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=145725&sez=ITALIA