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Commento di Rocco Pellegrini

su Chi sta comprando Internet?


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Rocco Pellegrini 23 ottobre 2009 18:42

 No non condivido molto il tuo ragionamento Michele e provo a spiegare perchè.
 Nessuno sta comprandosi Internet per la semplice ragione che nessuno può comprarla, neanche se fosse re Mida, il mitico sovrano che trasformava in oro tutto quel che comprava. Uscendo dalla simbologia la rete è per l’umanità e vive finchè tale resta, cioè aperta e libera. Qualora fosse limitata, qualora i regolamenti contro la net neutrality prendessero il sopravvento ciò comporterebbe un minore interesse della grande maggioranza degli utenti per la rete e così verrebbe meno la gallina delle uova d’oro. Oggi la rete così com’è garantisce lo sviluppo e costituisce la piattaforma base per un processo anticiclico che rimetta in moto lo sviluppo: così com’è, ripeto.
 Ma non voglio sottrarmi al cuore del tuo ragionamento cioè al significato che hanno gli accordi commerciali tra Google e Twitter e tra Microsoft e Twitter. Secondo molti analisti la quantità di cinguettii, che si muovono contemporaneamente, è così grande che neanche i sofisticatissimi servizi di Google e di Microsoft riescono ad intercettarli tutti in tempo reale: questo impedisce ai motori di ricerca di dar nozioni sui fenomeni che avvengono in tempo reale, sul cosiddetto flow web, su quel flusso istantaneo che sta diventando ogni giorno più importante per capire le tendenze nei più svariati settori di attività.
 Chi legge le discussioni che avvengono sulla ricerca di rete sa benissimo che da qualche anno è proprio questa l’accusa principale che si fa ai motori di ricerca: intercettano il passato e non il presente in divenire. Non è un’ossessione temporale questa ma è una realtà perché sapere un trend in formazione può dare grandi vantaggi competitivi.
 Ora è evidente che costa di meno fare un accordo con chi detiene questo servizio perchè fornisca il flusso pubblico al motore di ricerca attraverso un formato leggibile alle macchine (xml o json o altri ancora) piuttosto che impegnare milioni di spider alla ricerca dei tweets che volano nel rumore vorticoso de mondo della rete. Ed è proprio questo che spiega l’accordo di Google e Microsoft con Twitter. Twitter vende il flusso e questo cost di meno che inseguirlo nella rete. Punto e basta. Come spesso accade si spendono soldi per guadagnare ed avere dei vantaggi.
 Che c’è di strano? Quale è la minaccia? Francamente non la vedo ed il tuo ragionamento mi sembra un pò basato su paure o sul processo alle intenzioni. Per inteso la stessa cosa varrebbe anche per Facebook.
 Infine mi pare di poter dire che ai due grandi convenga pagare questi servizi in crescita piuttosto che averli come competitori nella violenta battaglia che c’è tra Microsoft e Google per il controllo della torta grandissima pubblicitaria che è la ricerca di rete. 
 Concludendo, nessuna paura, nessun Attila alle porte.
 Sic rebus stantibus.
 


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