Gli operai di Termine Imnerese hanno diritto ad un posto di lavoro, un pò come lo dovrebbero avere e non lo hanno tutti gli italiani in età adulta. Il problema, però, che ha posto Marchionne è un altro ed è molto serio, secondo me.
Produrre le macchine a Termine Imerese è molto irragionevole perchè quel territorio non ha un’industria meccanica che sosterrebbe ed aiuterebbe la produzione di automobili.
L’aver localizzato in quel posto una fabbrica di auto fa parte di una vecchia e "criminale" politica che ha sempre scambiato lavoro precario per spesa pubblica, tanta spesa pubblica.
Ora appaiono evidenti due cose sulle quali tutti, operai compresi e loro organizzazioni farebbero bene a riflettere.
a) La spesa pubblica allegra è morta per sempre perchè il debito pubblico enorme non permette questa sciagurata pratica tanto cara agli italiani.
b) C’è una crisi economica che costringe, e questa è un’opportunità, tutti i produttori a ridurre i costi ed aumentare i volumi. La Fiat è ben consapevole di tutto ciò e questo spiega il suo attivismo societario. Di macchine bisogna farne tante e farne nei territori vocati.
Ora si può sostenere che Termini Imerese è un territorio vocato per l’automobile? Lasciamo stare.
Concludendo i lavoratori di Termine devono mantenere un posto di lavoro ma devono disporsi ad accettare con ragionevolezza una conversione dell’attività produttiva che sia adatta al loro territorio e che abbia un senso industriale.
Per esempio, forse in un territorio come quello ci potrebbe stare ben una centrale solare, tanto per dire una cosa. E’ evidente che la cosa va studiata e non improvvisata ma spero tanta che i problemi posti da Marchionne siano affrontati con ragionevolezza e disponbibilità dai lavoratori e dai sindacati senza ricorrere al massimalismo che è una vergogna nazionale.