>Il referendum in materia elettorale è manipolativo, e la manipolazione in questione è l’eliminazione sistematica del termine "coalizione"... l’effetto è dare il premio ad una lista, ed è quello voluto dai promotori in quanto sperano in un riassetto del sistema partitico. é l’obiettivo principale del referendum.
No, la manipolazione è l’eliminazione sistematica del termine "coalizioni di liste". Si guardi la proposta abrogativa e lo vedrà con i suoi occhi. Significa che, tecnicamente, chi propone il referendum non accetta coalizioni formate da liste, non accetta un sistema proporzionale con liste coalizzate.
Quanto al premio di maggioranza, i promotori, lo hanno dichiarato innumerevoli volte, non considerano la legge fuoriuscente dal referendum come la migliore possibile. Hanno detto che sarebbe migliore di quella attuale (il che è vero), ma l’obiettivo da raggiungere è un altro, è il sistema maggioritario. L’obiettivo che sarebbe possibile seguire con l’approvazione del referendum sarebbe proprio il ritorno al sistema maggioritario e ai collegi uninominali. Se avessero potuto, i promotori avrebbero proposto la reintroduzione del sistema precedente (che era quasi interamente maggioritario). Ma dato che in italia non esiste il referendum propositivo, questo è impossibile, è solo possibile demolire una legge o parti di una legge esistente.
Lei crede che una volta approvato il referendum la legge rimarrebbe tale e quale? Può crederlo, ma questo significherebbe credere al fatto che ci sono 4 partiti su 6, nel parlamento di oggi, che sarebbero disposti ad immolarsi solo per non cambiare la legge in modo a loro favorevole. E’ irrealistico, e la storia di 16 anni fa è lì a dimostrarlo. Mettere il parlamento di fronte al fatto compiuto è l’unico modo per farlo sicuramente agire. Il referendum si è dimostrato negli anni l’unico strumento in grado di farlo. Con esso si è ottenuta l’elezione diretta del sindaco, l’elezione diretta del presidente della regione, il sistema elettorale maggioritario per il parlamento nazionale. Nei 40 anni precedenti ai referendum dei primi anni ’90, con i quali si ottennero questi importanti (e purtroppo non definitivi) risultati, le chiacchiere su come riformare i sistemi elettorali dei vari organi dell’ordinamento fu inversamente proporzionale al numero di riforme partorite in tal senso: zero.