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Zahra’s Paradise. Un viaggio nel cuore delle proteste iraniane del 2009

Zahra's Paradise, il Paradiso di Zahra, è il racconto di una giornata particolare nella capitale iraniana, il 16 giugno 2009, quattro giorni dopo la rielezione "truffa" di Mahmud Ahmadinejad.

"Maledizione! Un altro di quegli orribili spettacoli! Stanno preparando una pubblica esecuzione!
Esecuzione di chi?
Ho sentito di due adolescenti gay alla radio... Se Rumi e Shams (poeta persiano del XIII secolo e l'amico mistico che ispirò gran parte delle sue poesie), fossero vissuti ai nostri tempi, scommetto che avrebbero impiccato anche loro...
Perché questa gente si sente tanto minacciata dall'amore? 
Dev'essere per la loro poca fede nel Giorno del Giudizio, se falsificano o distorcono così impudentemente l'opera del Giudice (Hafez)"
 
Zahra's Paradise, il Paradiso di Zahra, è il racconto di una giornata particolare nella capitale iraniana, il 16 giugno 2009, quattro giorni dopo la rielezione "truffa" di Mahmud Ahmadinejad. Zahra cerca suo figlio Mehdi, che ha partecipato alle manifestazioni di piazza contro il regime e non è tornato a casa.
Mehdi è il perno narrativo della vicenda ma compare solamente nei ricordi del fratello, della madre, dei parenti e degli amici. La vicenda è narrata in prima persona dal fratello di Mehdi che, nel suo blog, pubblica il resoconto della disperata ricerca del ragazzo. Si sa che Mehdi è stato arrestato insieme ad altri manifestanti ma il suo destino è incerto, perché il ragazzo potrebbe essere stato torturato oppure ucciso.
 
Zahra’s Paradise, nel giro di poco tempo, è divenuto un caso editoriale: nel febbraio 2010 iniziava la pubblicazione settimanale del loro fumetto sul sito http://www.zahrasparadise.com/. Nel 2011 una cordata internazionale di case editrici l’ha reso "più reale" pubblicandolo in 12 lingue
 
Gli autori si nascondono sotto gli pseudonimi di Amir e Kahlil. Amir, giornalista e documentarista, attivista per i diritti umani, si è occupato dei testi. Khalil, artista poliedrico, dei disegni. Un fumetto online – spiega Amir – "per raccontare che Allah Akbar! Allah Akbar!” non è l’urlo dei terroristi ma il grido di speranza dei giovani che sono morti ma non saranno dimenticati, che sono stati sepolti vivi nelle carceri del regime ma che sul web hanno una voce che valica le mura delle celle, fino ad arrivare al mondo. Molti morti sono andati nel Paradiso di Zahra – aggiunge Amir – ma c’e’ ancora grande vita nella morte."
 
Quando le pagine si chiudono sulla storia di Zahra, sul suo urlo di dolore contro tutto e contro tutti, si aprono le porte della silenziosa città di Omid, "speranza" in farsi.
 
In sette pagine scorrono fitti fitti i nomi di tutti i Mehdi d’Iran, figli, figlie, padri e madri che a casa non ci sono più tornati. L’invito è quello a visitare Omid, conoscerne la gente, e ricordarsela, cittadini dell’unico Iran democratico e libero finora possibile.
 
 
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