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Ismahane, un fumetto di Christophe Girard e Sasha racconta la guerra civile in Libano

Ismahane, Volume I e II: una storia d'amore alle prese con i dettami della tradizione durante la guerra civile in Libano. 

 

 
Siamo in Libano, è il 1975. 
 
La guerra civile è scoppiata. Un tratto sottile, di color nero e seppia, è quello che rievoca la vita di Ismahane, tra l'infanzia e l'adolescenza trascorsa in Libano, fino agli studi a Parigi, dove si ritrova con suo cugino Malek che ama profondamente e da sempre. La sua storia s'intreccia con il contesto storico del Paese dei cedri, dagli attacchi anti-palestinesi dei primi mesi del 1975, all'inizio della guerra civile, agli interventi militari siriani ed israeliani in Libano, alla creazione di Hezbollah. 
 
Ismahane, di soli 5 anni, è l'unica bambina della famiglia e trascorre gran parte del suo tempo a giocare con i fratelli e con il cugino Malek, di 9 anni. È stata cresciuta da sua zia Amira, suo padre, Abu Ali, non ha il carisma del capo. La sua famiglia è musulmana ma non praticante.
Il fumetto si compone di due Volumi; nel Volume I si racconta la crescita di Ismahane dall'adolescenza all'arrivo a Parigi, dove si concretizza la sua storia d'amore con il cugino Malek, nella più totale violazione della tradizione della famiglia. In Francia, l'appassionata relazione tra i due amanti è viziata da un senso di colpa. La loro storia è appena iniziata quando il padre di Ismahane muore. Malek e Ismahane devono tornare in Libano per la sepoltura, siamo già nel Volume II. 
 
Poco dopo il funerale del padre di Ismahane, Malek chiede al fratello di lei, Ali, di poterla sposare. Ali capisce che i due cugini sono già amanti. Ismahane non è più una vergine e l'onore della famiglia è compromesso per sempre. Si sente quindi costretto ad interrompere drasticamente la loro storia d'amore per salvare l'onore della famiglia e punisce brutalmente Malek, colpevole di aver violato i dettami della tradizione. 
 
 
 A questo punto, Ismahane non ha più scelta e la sua vita s'intreccia inesorabilmente con quella di Sanaa Mhaidely, di 18 anni, che il 9 aprile del 1985, si fece esplodere in un'autobomba nei pressi di un convoglio militare israeliano a Jezzine, nel sud del Libano, uccidendo due soldati. Fu la prima donna a farsi esplodere, fino ad allora attentati suicidi erano stati commessi soltanto da uomini. Di tipo politico, sociale, psicologico o religioso (anche se la maggior parte delle rivendicazioni di attentati suicidi in Medioriente, come altrove, proviene da organizzazioni laiche), le motivazioni di queste donne sono molteplici e complesse. Gli attentati suicidi sono spesso commessi da donne "colpevoli" di aver violato le tradizioni e vedono, in questo gesto, l'unico modo per riscattarsi.
 
Molto efficace il parallelo tra la storia d'amore di questi due giovani e il destino del conflitto in Medioriente...

 

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