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Yemen, la bomba saudita della strage di bambini era “made in Usa”

Un “errore tecnico”, contro quello che comunque era un “legittimo obiettivo militare”, su cui “ci saranno accertamenti”. 

Questa la dichiarazione asettica con cui il portavoce della coalizione a guida saudita che dal 25 marzo 2016 compie crimini di guerra in Yemen, ha liquidato la strage di bambini del 25 agosto. Che, ha scoperto Amnesty International, è stata causata da una bomba aerea a guida laser made in Usa.

L’attacco, alle 2 di notte, ha centrato tre palazzi di Faj Attan, un quartiere residenziale della capitale Sana’a. Uno dei palazzi, si dice, era frequentato da un capo militare degli huthi, il gruppo armato che insieme alle forze fedeli all’ex presidente Abdullah Saleh è l’altro sanguinoso protagonista del conflitto.

Ma anche se fosse stato così, sarebbe stato un buon motivo per uccidere 16 civili di cui sette bambini e ferirne altri 17 di cui otto bambini?

Un buon motivo per decimare un’intera famiglia, la cui unica superstite è Buthaina (nella foto, portata via dal luogo della strage), cinque anni, che ha perso cinque tra fratelli e sorelle?

“Quando le chiedi cosa desidera, risponde che vuole tornare a casa. Pensa che quando tornerà a casa ci troverà tutta la sua famiglia. Aveva cinque fratellini e sorelline con cui giocare. Adesso non ne ha più nessuno. Riesci a immaginare il dolore e la pena che porta nel suo cuore?”

Sono le parole di Ali al-Raymi, 32 anni, che la notte del 25 agosto ha perso suo fratello Mohamed, sua cognata e cinque nipotini di età compresa tra due e 10 anni: i fratelli e le sorelle di Buthaina.

Dopo aver esaminato le prove fornite da un giornalista locale che aveva rinvenuto tra le macerie alcuni frammenti, gli esperti di Amnesty International hanno identificato il sistema di controllo MAU-169L/B, montato su diversi tipi di bombe aeree a guida laser prodotte negli Usa.

Secondo l’Agenzia Usa per la cooperazione nella difesa e nella sicurezza, nel 2015 gli Usa hanno autorizzato la vendita all’Arabia Saudita di 2800 bombe a guida laser, equipaggiate col sistema di controllo MAU-169L/B: in particolare le GBU-48, le GBU-54 e le GBU-56.

Dal febbraio 2016 che Amnesty International sollecita tutti gli stati ad assicurare che nessuna delle parti coinvolte riceva – direttamente o indirettamente – armi utilizzabili nel conflitto dello Yemen. La stessa richiesta sta inoltrando, insieme ad altri partner, Amnesty International Italia al governo italiano, che ha più volte autorizzato l’invio all’Arabia Saudita di bombe prodotte in Sardegna dalla RWM.

Tuttavia, invece di chiamare i loro alleati a rispondere delle loro azioni in Yemen, gli Usa, il Regno Unito, la Francia, l’Italia e altri ancora continuino a rifornirli di enormi quantità di armi.

Secondo il rapporto annuale sullo Yemen prodotto dall’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, nel conflitto iniziato nel marzo 2015 sono stati uccisi 1120 bambini e altri 1541 sono rimasti feriti. Nell’ultimo anno, la responsabilità di oltre la metà delle vittime è stata attribuita agli attacchi aerei della coalizione a guida saudita.

Le forze huthi e quelle fedeli all’ex presidente Saleh hanno a loro volta commesso gravi violazioni del diritto internazionale. Secondo il rapporto citato sopra, sono responsabili della maggior parte delle vittime tra i bambini causate da azioni militari sul terreno, come combattimenti, colpi di artiglieria e impiego di mine antipersona, vietate dal diritto internazionale.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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