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Wikileaks docet: la guerra in Afghanistan? Un disastro completo

Dai più di 90mila documenti e rapporti segreti esplosivi di militari e uomini dell’intelligence del Pentagono sulla guerra in Afghanistan dal 2004 ad oggi consultabili online grazie all’ imponente scoop di Wikileaks (organizzazione attiva dal 2006 nella diffusione di notizie segrete), emerge un quadro desolante che evoca la disfatta americana in Vietnam: a nove anni dall’inizio del conflitto all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle, l’opinione pubblica americana ed internazionale - abbindolate finora da una propaganda fatta di numerose, plateali e reiterate menzogne ed omissioni istituzionali che i mass-media hanno puntualmente avvalorato senza mai riuscire e forse nemmeno tentare di bucare questo muro di gomma - può finalmente rendersi conto che la situazione sul campo è molto peggiore di quanto si era cercato di far passare e che dunque la missione ISAF è fallita o sull’orlo del tracollo definitivo.
 
In dettaglio, i talebani , che tra l’altro dispongono di micidiali missili terra-aria Stinger (made in USA e regalati ad Osama quando combatteva i sovietici , controllano zone molto ampie del territorio afghano ed i loro attacchi alle forze Nato sono in continuo, esponenziale aumento; i servizi segreti pakistani fanno il doppio gioco, anzi sono alla guida degli insorti afghani, organizzandone gli attacchi suicidi e gli attentati contro esponenti del governo Karzai, nonostante il miliardo di dollari annuo ad Islamabad per combatterli, anche se non si è ancora trovata la prova di un collegamento diretto con Al-Quaida; la tanto sbandierata formazione delle forze di sicurezza afghane è poco più di una farsa; i civili continuano a morire come mosche sotto i colpi della coalizione nel silenzio generale (le fonti ufficiali parlano in tutto di 175 civili uccisi soprattutto nei raid con i droni, gli aerei senza pilota che partono dal Nevada, o fulminati con gli elicotteri o da terra perchè scambiati per terroristi: una cifra probabilmente al di sotto della realtà, visto che nei documenti esibiti da Wikileaks si parla di centinaia di vittime; altri 2000 civili risultano vittime degli ordigni artigianali ma micidiali dei talebani). Insomma, un disastro completo, dal quale non si vede come venir fuori.
 
Wikileaks ha realizzato, dunque, grazie a fonti rimaste anonime, uno degli scoop più imponenti dell’intera storia militare americana, paragonabile (fors’anche negli effetti) a quello che rivelò le fallimentari strategie americane in Vietnam. Si comprende dunque la stizza dell’amministrazione USA (che parla di "notizie riservate che mettono in pericolo le vite degli americani e dei loro alleati" , anche se "non ci sono informazioni riguardanti operazioni attualmente in corso", come spiega il guru dell’organizzazione Julian Assange). In realtà, l’amministrazione Obama, che ha confermato o addirittura rincarato le scelte di quella precedente, anche in termini di comunicazione, si trova ora di fronte ad una drammatica crisi di credibilità. Gli americani hanno scoperto che Obama mente esattamente come mentiva il suo esecrato predecessore: davvero un bel risultato, per il recente vincitore del premio Nobel per la pace!
C’è poco da fare: quando i “paria” di ieri accedono al potere, o ad un diverso livello sociale, spesso si preoccupano soprattutto di rassicurare tutti sulla loro “normalità” , mostrano cioè un conformismo a tutta prova che nasce da un residuo complesso di inferiorità.
Ma qual’è l’intento di fondo di Wikileaks? Lo spiega efficacemente Assange in un’intervista pubbicata su Panorama di agosto: "Io un pericolo? Gli uomini veramente pericolosi sono quelli responsabili delle guerre. E bisogna fermarli!". Come dargli torto?

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