Web: con la morte nel titolo
Ne sentiremo parlare per giorni, ma d’altro canto era una situazione pianificata proprio per questo scopo. Il magazine Wired è uscito con la famosa copertina sul «Web che è morto», (largamente preannunciata nelle scorse settimane, come da manuale di strategia di marketing). Immediatamente il titolo è stato rilanciato da tutti, anche con qualche confusione interessante (ad esempio Internazionale titola La morte di Internet, dando voce al senso comune che usa internet e web come sinonimi). E ci sono già le prime discussioni di approfondimento. Ne seguiranno tantissime, in un pattern disegnato per alimentarle.
Quello che abbiamo alla fine, se escludiamo il titolo alla Nicholas Carr, sono due articoli interessanti (non necessariamente nuovi nel contenuto e non necessariamente condivisibili in toto) e un effetto collaterale. La diffusione che sarà data al lancio strillato ("il web è morto") tradisce sicuramente il reale significato degli articoli ("il web è una commodity", potremmo dire, ed è impreciso anche se lo diciamo in tanti da anni). Ma porterà maggiore attenzione ai dibattiti sull’apertura dell’accesso. Metterà a tema la negoziazione continua (e inevitabile) tra recinti commerciali e barriere d’ingresso e tanti altri aspetti chiave dell’internet di massa. Temi che per essere portati a una visibilità più generale, essendo molto complessi, avevano forse bisogno di uno strillo tagliato con l’accetta.
Per quanto mi riguarda, invece, anche da morto il web resta una risorsa preziosissima, come i romanzi (di cui pure qualcuno ogni tanto annuncia il decesso).
Commenti all'articolo
Lasciare un commento
Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina
Se non sei registrato puoi farlo qui
Sostieni la Fondazione AgoraVox





