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Vongole, Meloni e rancidi minestroni

Le "rivendicazioni" italiane verso "l'Europa" sono la solita miscela di furbizia e ignoranza: il vero danno ai nostri interessi nazionali

 

In Italia, tra molte altre, abbiamo una stagionalità che sfida il tempo: è il fermaporta libropanettone di Bruno Vespa. Che, pubblicato ogni anno prima di Natale, in questo anno Domini 2022 ha il bonus aggiunto di cavalcare l’attualità ancora più stretta, con un governo e due camere nuovi di zecca.

A parte la ricorrenza di citare il nome di colui che finì appeso per i piedi, che quest’anno casca ancora più a fagiolo, a questo giro abbiamo la premier che reitera la sua visione dell’Europa che vorrebbe. Premetto che non è nulla di che, e del resto il contesto non lo consentirebbe, ma riesco ancora a restare colpito dalla superficialità e ingenuità delle “rivendicazioni” che a intervalli regolari arrivano dall’Italia.

“LA MIA IDEA DI EUROPA”

Ad esempio, sostiene Meloni:

La mia idea di Europa è quella di un’Europa confederale in cui viga il principio di sussidiarietà. Non faccia Bruxelles quello che può fare meglio Roma, non agisca Roma lì dove, da soli, non si è competitivi. Abbiamo avuto un’Europa invasiva nelle piccole cose e assente nelle grandi materie. Non converrebbe lasciare agli Stati nazionali il dibattito sul diametro delle vongole e occuparsi invece a livello comunitario dell’approvvigionamento energetico?

E qui davvero mi cascano braccia e altre parti anatomiche. Probabilmente questi concetti disarmanti per ignoranza delle situazioni reali e di cosa viene normato dalla Ue possono risultare attrattivi in qualche comizio o teatrino televisivo, di quelli in cui si grida e si sputacchia. Ma dove sta la realtà?

Intanto, precisiamo il senso di “sussidiarietà”. Per il senso comune, sussidiarietà è il

Principio per il quale il potere pubblico può svolgere solo le attività che i privati non siano in grado di compiere, fatta eccezione per quanto è ritenuto di particolare importanza strategica per la collettività.

Da noi, come noto, è quella situazione in cui lo stato sussidia i privati per fare qualcosa che lo stato medesimo non riesce a compiere o viene messo in condizione di non poter compiere. Ma sussidiarietà è anche il

Principio per il quale un’autorità di livello gerarchico superiore si sostituisce ad una di livello inferiore quando quest’ultima non sia in grado di compiere gli atti di sua competenza.

Forse sarebbe utile che Meloni precisasse a quale ambito si riferisce. Forse alla capacità di programmazione ed esecuzione delle spese di investimento e coesione sociale? O all’articolo 5 del Trattato sull’Unione europea (TUE)? Se il punto è effettivamente questo, parliamo di competenze non esclusive e concorrenti con quelle degli Stati membri.

Tuttavia, se parliamo del mercato unico europeo, va da sé che non possono essere i singoli stati a darsi regole e tentare di cooperare a posteriori. Finirebbe in un caos primordiale e in una guerra commerciale. Ma restiamo in fiduciosa attesa di un elenco degli ambiti dove “Roma fa meglio di Bruxelles”. Ho il sospetto che scopriremmo che si tratta di ambiti di restrizione della concorrenza e danno al mercato unico. Ma io sono malpensante, notoriamente.

CI VUOLE PIÙ EUROPA, SOLO DOVE MI SERVE

Passo oltre sulla stucchevole (e frutto di ignoranza) battuta sul “diametro delle vongole”. Se Meloni “studiasse”, come la retorica d’ordinanza narra, saprebbe che il punto resta quello di ridurre gli attriti al mercato unico, non disciplinare la curvatura delle banane. Queste battute vanno bene per bar e mercati rionali, in altri ambiti tendono a essere sterili. E questo credo c’entri poco col principio di sussidiarietà come definito dall’art. 5 TUE. E peraltro, quella delle vongole è una storia tutta italiana.

Mi risulta poi disarmante e desolante questa visione per cui, à la carte, ci si sceglie l’ambito di cooperazione. Ora abbiamo deciso che “vogliamo l’approvvigionamento energetico comune” e comunitario. Solo perché ci siano convinti che in tal modo riusciremmo a pagare di meno le forniture, immagino.

Se invece fossimo in condizione di forza relativa e qualche paese volesse chiederci di cederne una parte, strepiteremmo che non accettiamo invasioni della nostra sovranità. Questo modo di argomentare e vedere il mondo andrebbe studiato da psicologi dell’età evolutiva o da chi per professione segue i ragazzi difficili, quelli che hanno grossi problemi con la realtà e finiscono col mettersi nei guai a causa di ciò.

Quindi, “Europa confederale” temo sia una frase fatta, alla Marine Le Pen, che tale resterà. Anche perché l’eventuale percorso per raggiungerla farebbe un discreto numero di vittime. Italia in testa.

Sempre nel filone “il mondo ruoti attorno all’Italia”, c’è anche l’altra “alta” considerazione che miscela battute da mercatino rionale a egocentrature infantili:

Una politica estera europea non esiste: sulla Libia siamo andati in ordine sparso e la stessa cosa è accaduta sulla crisi ucraina. Poi, invece, vediamo che l’Europa deve occuparsi di gender…

Da dove cominciare? Intanto, l’ossessione “gender”: l’Europa è una comunità di valori, non solo un’unione doganale. Tra questi valori c’è anche la difesa delle minoranze, di ogni genere (battuta intenzionale). Quindi di che parliamo, e quale è il danno di ciò all’interesse nazionale italiano? E sulla politica estera “europea”, non so neppure da dove iniziare. Ogni paese ha interessi nazionali propri, e li persegue. Che direbbero, i nostri sovrani patrioti, se una decisione di politica estera “europea” ci danneggiasse?

Vogliamo l’unanimità e il potere di veto quando ci serve, e le decisioni a maggioranza quando sono a nostro vantaggio. Secondo voi, che età mentale sta dietro queste posizioni? Qualcuno è già pronto ad andarsene col pallone?

C’è poi il ricco filone della “speculazione” sui prezzi dell’energia. Ma Meloni non sa che la traccia d’intervento esiste già? Ripetiamola: tetto ai ricavi dei generatori da fonti rinnovabili e “contributo di solidarietà” per i produttori da fonti fossili. Punto. Come sta facendo la Germania, che non ha ancora detto se quei famosi 200 miliardi saranno a totale debito. Ma credo proprio di no.

Se il nuovo viceministro al MEF, nonché responsabile economico di Fratelli d’Italia, ha detto che la norma sulla tassazione degli extra-profitti del governo Draghi è stata scritta male, la riscriva. Ma smettiamo di dire che “aspettiamo l’Europa, che non si muove se non per il diametro delle vongole e il gender”. Strumenti e modalità di intervento li abbiamo già. Oppure fingiamo il contrario per accusare “l’Europa”?

OMBRELLONE E COSTITUZIONE

Purtroppo temo che le mie siano considerazioni a loro volta stucchevoli. I primi giorni del governo Meloni indicano una premier con una elevata propensione a “reinterpretare” la realtà, in luogo di “studiare”. Prendiamo un altro mischione meloniano:

Prendiamo la legge Bolkestein sulla concorrenza, in questo caso sulle licenze per le spiagge. Vogliono costringere noi a fare le aste per le assegnazioni nel 2023, mentre altri paesi hanno prorogato le concessioni. Per me questa disparità è incostituzionale […] La Corte costituzionale tedesca ha fatto prevalere nei casi più delicati l’interesse nazionale e quindi, a volte, il diritto interno. Il tema si pone a maggior ragione in Italia dove, al contrario di altri paesi in cui sono i governi a decidere, c’è una democrazia parlamentare.

Ripetere ossessivamente una sciocchezza tende a renderla verosimile. Peccato che la corte costituzionale tedesca non abbia “fatto prevalere l’interesse nazionale”, ma altro. Basta leggere il comunicato della Corte medesima, in una “celebre” circostanza.

Il ricorso chiedeva di sapere se la Bce si fosse imbarcata in una operazione di finanziamento degli stati membri, che è illegale ai sensi del Trattato istitutivo della Ue, e se il programma di acquisto di titoli eccedesse le competenze della Ue. Dopo aver ribadito che il Trattato non può essere esteso senza chiedere ai paesi fondatori (cioè riscriverlo), di fatto la Corte costituzionale tedesca si è dichiarata “guardiano del Trattato” e non certo istituzione nazionale che afferma che il diritto nazionale prevale su quello europeo, come invece fatto da polacchi e ungheresi, e come invece vorrebbe fare Meloni, pare.

La “crisi” è sorta in quanto Karslruhe accusava la Corte di Giustizia europea di aver approvato una prassi, il programma di acquisto di titoli pubblici PSPP del 2015, con una sentenza che esorbitava dal mandato della Bce. Questa “censura” è stata letta, a seconda dei punti di vista, come un intollerabile affronto al primato della giustizia comunitaria oppure come fiera rivendicazione del primato del diritto nazionale. Nulla di tutto ciò, al netto dei problemi di comunicazione.

La Corte tedesca ha riaffermato un principio cardine della Carta nazionale: che la Bce doveva muoversi in un contesto di proporzionalità degli strumenti ai fini. In questo senso, Karlsruhe ha chiesto a governo e parlamento tedeschi di ottenere dalla Bce (tramite la Bundesbank, sua articolazione nazionale) la motivazione della sua azione in termini di analisi costi-benefici, se così possiamo definirla. Ottenuta agevolmente la quale, tutto è terminato. Inclusa la minaccia di procedura di infrazione contro la Germania da parte di Bruxelles.

Chiuso il necessario inciso, e tornando a Meloni, che invoca il “primato” delle norme nazionali per continuare a regalare le concessioni balneari e produrre danno ai contribuenti italiani, che dire? E che dire del solito approccio “e allora gli altri?”, detto dal paese che proroga le concessioni per decenni? In pratica, invocare il “primato” della propria costituzione per farsi del male. So che in Europa faticano a comprendere di che diavolo si parli, e li capisco.

Però mi pare si possa dire soprattutto una cosa: che in Europa i politici italiani fanno mostra di una profonda ignoranza. Vera o simulata che sia, il danno per il paese (anzi, la nazione) è inevitabile.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Libero Gentili (---.---.---.71) 30 novembre 13:29
    Libero Gentili

    "la pace non si fa sventolando bandiere arcobaleno"... è stato uno dei primi slogan sventolato in aula da questa persona che evidentemente, assieme ai suoi collaboratori, ha qualche problema con le identità di genere. Per lei, a quanto pare, valgono solo le identità "dio, patria, famiglia" tanto care al capobanda che fu appeso per i piedi. Quindi, anche se ci scommetto non sa neanche di cosa sto parlando, lei è fedele alla teoria essenzialista. Pertanto una teoria come il "costruzionismo sociale" per la quale hanno lavorato sociologi, antropologi, psicologi per tentare di comprendere una società in continua trasformazione e dove le identità si formano e non sono immutabili, significherà magari un progetto di costruzione destinato a imprenditori edili...

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