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 Home page > Tribuna Libera > Violenza contro le donne: 7 cose che dobbiamo cambiare subito

Violenza contro le donne: 7 cose che dobbiamo cambiare subito

La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci

Isaac Asimov

La legge è uguale per tutti, così mi hanno insegnato. Se applico questo principio alla lotta contro la violenza sulle donne, lo vorrei declinato così:

  • tutt* dobbiamo attenerci alle regole, giuridiche, sociali, culturali che impediscono la brutalità contro le donne
  • a tutt* va riservata parità di trattamento e tutela se vittime di violenza

La parità nelle tutele e nella prevenzione della violenza

Significa che l'abuso, la violenza, le molestie contro donne o uomini, di qualunque razza, classe sociale, orientamento religioso ess* siano, deve essere censurato dalla giustizia nello stesso modo e con gli stessi strumenti, indipendentemente dai fattori che lo determinano e che caratterizzano la vittima.

Per me è chiaro, ma fateci caso: succede davvero?

Siamo uguali di fronte alla violenza?

Viviamo in una società talmente dispari che nemmeno nel bisogno c'è la garanzia che sarà gestito in modo equo.

Nel fragile mondo della fragilità che è la difesa dei diritti delle donne, il principio di equità ed uguaglianza vacilla o viene esplicitamente violato. Ecco il lato oscuro.

Ma allora, che fare?

Ecco le cose che dobbiamo cambiare subito a proposito di violenza sulle donne.

1 - Sospendere il giudizio

Non c'è niente di peggio per una vittima di violenza del percepire su di sé il giudizio degli altri. Qui non interessa il senso di colpa, l'inadeguatezza, la fragilità che fa paura, che di certo affettano le donne e gli uomini che hanno subito violenze o molestie, ma garantire loro la possibilità di non doversi giustificare, di non dover aggravare la propria condizione.

Discorsi del tipo "Indossava una minigonna, se l'è cercata" oppure "Aveva solo da non girare da sola la notte" dove per notte magari sono le otto di sera, o "C'è una prostituta in ciascuna di loro" e cose del genere sono un'aberrazione per una società che si definisce civile.

Ebbene, se pensate che questi giudizi orribili siano generati da persone prive di cultura o appena arrivate con la macchina del tempo dal medioevo, sappiate che l'ultima affermazione è di un noto psicologo, Morelli, che pur facendo comunicazione non capisce la differenza tra un simposio di esperti e una trasmissione di massa (dire culturale mi sembrava davvero troppo).

2 - Assicurare il colpevole alla giustizia

La conseguenza del giudizio di colpa pre-definito per le donne, come abbiamo appena visto, determina aberrazioni nella prassi che sono agghiaccianti.

Quanti casi in cui, indagando su una vittima di violenza, si scopre che aveva denunciato l'assassino ma senza ottenere considerazione?

Anche nei casi meno drammatici, quando una vittima di violenza raggiunge un posto di polizia e denuncia, quale accoglimento trova? E quali interventi il sistema è disponibile a mettere in campo a tutela sua e della sua famiglia? E in ultimo, il violentatore sarà messo nelle condizioni di non nuocere più, sin da subito?

Siamo nelle condizioni di rispondere di sì a queste domande?

Purtroppo no, come sappiamo. Ecco cosa intendo quando dico applicazione del principio di uguaglianza di fronte alla legge.

Non accettiamo nessun interprete della nostra storia e pretendiamo attenzione e tutela

 

”Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci.
La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima.
Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.”

(Èlie Wiesel)

 

3- Non c'è tutela se vi è discriminazione di classe in caso di violenza

Sono felice che le attrici di Hollywood si siano finalmente decise a denunciare un sistema fondato sull'abuso e sul ricatto sessuale.

Sono state forti al punto da scatenare una specie di tsunami che, per quanto mi riguarda, auspico si estenda in ogni dove. Ma.

Non dimentichiamo le donne che non hanno potere e forza e un palco per gridare la loro denuncia.

Pensate agli uffici bui e silenziosi in cui, al termine dell'orario di lavoro, si aggirano le "signore delle pulizie" per rimettere ordine e rigovernare i luoghi in cui altri lavorano.

O alle avances (perché gli uomini ci provano, mica molestano!) che ricevono da signori incravattati che ritardano il rientro a casa dalla moglie e figlianza per ragioni inconfessabili ma socialmente accettabili, e non sono denunciati, perché la denuncia significa la perdita del lavoro.

E che ne dite degli abusi contro chi per lavoro ha scelto di vendere il suo corpo in cambio di denaro? Il lavoro che svolgiamo autorizza per caso qualcuno a violarci, abusarci, usare violenza? Eppure accade, nel silenzio di tutti.

Figlie di un dio minore?

4 - Bianche o nere, le vittime sono tutte uguali!

Le star hanno la forza della notorietà, a volte un boomerang, ma ad altre donne è negata persino la verità.

Che ne è stato davvero delle 26 donne nigeriane trovate cadaveri su una nave della speranza? Hanno subito violenza? Che ci facevano, sole, insieme, ammucchiate, in una stiva dove sono morte per annegamento chissà dopo quali soprusi?

È scomparsa la parola violenza dalle indagini. Eppure molti migranti hanno denunciato la condizione delle donne migranti, tragedia nella tragedia, sui barconi e a terra, in Libia. Conviene forse ignorarla? Dormiremo ancora dopo averla ripetutamente ignorata?

Tragedia nella tragedia, fragilità nella fragilità, ultime tra le ultime.

Il dolore, l'indignazione la denuncia non hanno classe, razza, nazionalità, cultura

5 - Toglietevi il paraocchi

Violenza è anche quella subita da mogli, madri, figlie, nipoti, anziane.

Alcuni decenni fa nel nostro civile paese le donne umiliate e offese dalla violenza venivano poi "sposate per riparare". Un buon modo per perpetrare all'infinito uno "stile" nelle relazioni di coppia basato sul principio del possesso e dell'uso (e abuso) libero del corpo delle donne.

Il matrimonio riparatore è stato per molte di noi una sorta di ergastolo all'incontrario.

Un carcere a vita contro la vittima e non contro il carnefice

6 - Bilanciare il potere maschile, non cancellarlo

La mia formazione è stata fortemente influenzata dalla cultura orientale, credo nella necessità della diversità e del suo bilanciamento.

Yin e Yang, femminile e maschile. Ha senso quando sono in equilibrio.

Il disequilibrio è il problema

Ma c'è un sistema di potere che è ancora saldamente in mano agli uomini. E credo che lo resterà a lungo, pensate alla nuova legge elettorale. Scommetto che le donne saranno ancora meno in Parlamento e negli Enti Locali, altro che doppia preferenza.

Gli anni '80 sono ancora molto vicini e la cultura che li ha caratterizzati decisamente vivida. il film "La grande bellezza" a mio avviso la sintetizza bene. E descrive un mondo in cui ancora oggi siamo immersi. Ci piaccia no.

Bisogna farlo emergere, bisogna scardinarlo

Non scambiatemi per la vetero femminista che non sono. Semplicemente non voglio più pagare lo scotto di un "disturbo" della società che vorrei sanare, non riprodurre all'infinito.

Quando chiediamo la parità di genere chiediamo non di partecipare di questo potere così com'è, ma di sostituirlo con qualcosa di umano. Semplicemente.

Qualcosa che non passi attraverso il sopruso e la violenza, ma la competenza e la cooperazione, l'accoglienza della diversità e il dialogo come forma di costruzione della sintesi.

7 - Sostenere il cambiamento culturale

Ultimo ma non marginale. Viviamo nel paese del silenzio. Nel paese in cui l'educazione sessuale non è conosciuta e nemmeno prevista tra le materie scolastiche.

Il paese in cui i ragazzini e le ragazzine sono cresciuti nella perfetta ignoranza delle cose gli uni delle altre. Abbiamo creato spazi già definiti (le bambine fanno determinate cose, i bambini altre, chi non si sente né appartenente a un genere né ad un altro resta fuori dei giochi a lungo, ahimè). A proposito avevo già scritto un post, ormai è quasi un anno ma è sempre valido Ehi bambole, cambiamo le regole del gioco.

Non c'è niente da fare, spetta a noi. Non ad un genere particolare, ma alle persone che condividono il valore dell'uguaglianza e dell'equità. Ce n'è un gran bisogno. Perché

Un paese in cui la misura della libertà di ciascuno è il genere cui appartiene

non è un paese normale, non è un paese democratico


Scusate l'indignazione. Ma non esitate a condividere con me le vostre opinioni. Come sapete questo spazio ogni tanto prova a mettere in circolo un po' di riflessioni su un femminile che vorrebbero cancellare. Perché in fondo, noi siamo il pericolo più grande.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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