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Vibo Valentia: quando il "terrorismo nostrano" viene sottovalutato dai media e dalla politica

Un venerdì pomeriggio apparentemente tranquillo tra le 15 e le 16, nella Calabria che ospita il Giro d'Italia con la tappa Pizzo - Praia a Mare. Quand'ecco che, alcuni chilometri più a sud (località Caroni) un uomo di 32 anni, esplode diversi colpi d'arma da fuoco contro un'automobile parcheggiata sulla pubblica via. Successivamente si dirige verso Limbadi, dopo aver chiesto indicazioni su dove fosse il bar Nino's, ubicato nella piazza centrale del paese. Arrivato, tira fuori dall'auto un fucile per poi entrare nel locale e raggiungere una saletta nella quale vi sono alcuni uomini intenti a giocare a carte, ferendo tre uomini. Dopodiché si dirige a Nicotera uccidendo due persone (Michele Valerioti e Giuseppina Mollese), prendendone di striscio altre tre. I carabinieri, anche con il gruppo dei "Cacciatori" del Goc e con due elicotteri, si sono messi sulle tracce dell'attentatore che si è dato alla fuga. Il tale viene successivamente identificato: trattasi del 32enne Francesco Giuseppe Olivieri (con vincoli di parentela col clan Mancuso), in fuga "con problemi psichiatrici, armato e molto pericoloso", nelle ore successive ricercato in tutta Italia. 

Ma nel frattempo a Nicotera, Limbadi e nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria è psicosi: gli abitanti hanno paura di uscire di casa e non mandano i figli a scuola.

Adesso, immaginiamo di cambiare alcuni dettagli a questa tragica vicenda. Immaginate se il killer non si fosse chiamato Francesco Giuseppe, ma Mohamed. Immaginate se non fosse stato cristiano ma musulmano. Immaginate se non fosse stato italianissimo, ma nato fuori dall'Europa. Immaginate se i suoi parenti non fossero stati del temibile clan Mancuso, ma più banalmente dei migranti della vicinissima Rosarno (frequentata peraltro dallo stesso Olivieri).

Nella sostanza non dovrebbe cambiare nulla. Di certo non restituirà la vita a Michele e Giuseppina nè la tranquillità perduta ancora una volta a Nicotera e a Limbadi, spesso teatro di gravi attentati terroristico-mafiosi (il penultimo avvenuto circa un mese fa, l'autobomba che ha ucciso Matteo Vinci). E invece per qualcuno cambia eccome.

Se è vero che la stampa nazionale ha dato comunque risalto alla notizia (anche perché il killer è stato ricercato per quattro giorni), è pur vero che è stata in parte "mascherata" dai fatti di Parigi (quartiere Opera), dove un uomo di origini russe ha accoltellato cinque persone, uccidendone una al grido di Allah Akbar (atto poi rivendicato dall'Isis).

Ma ancora peggio - manco a dirlo - ha fatto la nostra classe politica, con le solite dichiarazioni di rito.

Durante le lunghe ore di paura e di ricerca del killer, Matteo Salvini e Giorgia Meloni non degnano di uno sguardo i gravi fatti in Calabria, ma - tanto per cambiare - cominciano a scrivere solo ed esclusivamente di Parigi.

Giorgia Meloni: "Tolleranza Zero ed espulsione immediata per tutti i potenziali terroristi islamici. Non c’è spazio per chi disprezza la nostra cultura!"

Matteo Salvini: "Il nemico dei nostri figli è il terrorismo islamico, non altri. Sbaglio?"

Cari Salvini e Meloni, nel caso in cui ve ne foste dimenticati, anche noi meridionali siamo italiani. Le vittime di Parigi contano forse più di quelle calabresi? Gli attentatori calabresi sono forse meno pericolosi dei cani sciolti dell'Isis? Lo slogan "Prima gli italiani" vale pure per gli assassini nostrani?

Capisco che parlare di "terroristi italiani" fa poca audience, ma - ahinoi - esistono e finora hanno fatto più morti dei tanto da voi citati immigrati.
Evitare di parlare di mafia o parlarne solo ed esclusivamente nei (finora pochi) casi in cui ci son state infiltrazioni nelle cooperative di accoglienza, si chiama omertà. E di fatto giustifica implicitamente i nostri connazionali a voltarsi dall'altra parte, imitando la vostra omertà e rendendo normale l'illegalità. Vero è che in campagna elettorale i discorsi si semplificano, ma fatevene una ragione, non è così semplice come dite. Il nostro nemico non è solo ed esclusivamente il terrorismo islamico. Troppo facile. Il nostro nemico è tutto il terrorismo, anche quello nostrano. E non solo quello che uccide, ma quello che minaccia, chiede il pizzo, modifica i risultati elettorali, blocca la crescita del meridione (se proprio non vi piace parlare dei morti, parliamo di soldi: 4 miliardi di euro l'anno solo in Sicilia) e si infiltra negli appalti e nella sanità del nord Italia. Ed è anche per questa omertà, ben radicata anche al Nord, che la ndrangheta si è insediata anche e soprattutto lì.

Un grande meridionale come Antonio de Curtis (in arte Totò) diceva che "la morte è una livella, ci rende tutti uguali". Per voi invece, evidentemente, ci sono morti e morti. Chissà con che faccia lo spiegherete alle famiglie di Michele, Giuseppina, Matteo e tanti altri.

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