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Tunisia, torturato 26 anni fa ma le indagini sono ancora in corso

Dalla Tunisia arriva un tragico esempio di come sia difficile ottenere giustizia per le violazioni dei diritti umani del passato.

Nel 1991 Faysal Baraket aveva 25 anni e studiava matematica all’università di Tunisi. Fu arrestato e torturato a morte, l’8 ottobre, in una stazione di polizia della città costiera di Nabeuf.

 

Per anni e anni, i familiari di Baraket hanno chiesto invano l’apertura di un’indagine.

Solo nel 2013 un giudice ha deciso di riaprire il caso e ha ordinato l’esumazione del corpo. Gli esami condotti sui resti di Baraket hanno confermato che il ragazzo era stato torturato a morte e non era morto, come per oltre 20 anni avevano sostenuto le autorità, in un incidente stradale.

Un anno fa, finalmente, sono state incriminate 21 persone: 11 per il reato di tortura e 10 per quello di complicità nella tortura.

Ma c’è stato un nuovo stop. La settimana scorsa la Corte di cassazione ha rinviato al 2 novembre la sua decisione sul ricorso di alcuni imputati contro l’incriminazione.

Ieri ha preso la parola Jamel Baraket, fratello di Faysal. Trascorso oltre un quarto di secolo, insieme alla madre Khira Materi, non demorde e continua a chiedere giustizia:

“Non è possibile che i responsabili della morte di mio fratello circolino liberamente, senza neanche il bisogno di nascondersi. Dopo 26 anni, vogliamo vedere almeno una persona condannata. In questo modo, crimini del genere non si ripeterebbero più e le future generazioni non soffrirebbero come ha sofferto la mia”.

 
Questo articolo è stato pubblicato qui

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