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Tav: il Senato si appresta a votare la Torino-Lione

Si avvicina la condanna dell’Italia a finanziare la Francia per realizzare una Grande Opera Inutile e Imposta

di PresidioEuropa No TAV

Saranno capaci i nostri valorosi Senatori della Repubblica ad evitare che lo Stato italiano dia il via allo scavo del tunnel di base della Torino-Lione, forse l’opera più costosa ed inutile di tutta la storia repubblicana italiana?

Il Presidente del Consiglio Conte nel suo breve discorso del 23 luglio 2019 ha consegnato al Senato la decisione di dare il via o di fermare la Torino-Lione che gli spettava in prima persona in base al Contratto di Governo.

Sul limitare della decisione invitiamo tutti i Senatori della Repubblica a svegliarsi dal sonno della ragione riconoscendo l’inutilità della Torino-Lione per offrire un futuro positivo al Paese.

Domani tutti i Senatori saranno responsabili nella stessa misura:

– coloro che voteranno NO perché hanno costruito la condizione per fare votare i sostenitori dell’opera quando avrebbero dovuto rispettare le promesse e gli impegni,

– coloro che voteranno SI’ perché avranno così completato il loro disegno distruttivo.

– saranno responsabili anche gli assenti per calcolo, per indifferenza, perché usciti dall’aula per improvviso bisogno, gli astenuti.

Conte ha evitato di affermare in modo esplicito che il progetto deve essere assolutamente realizzato giustificandolo solo con valutazioni di ordine generale a favore del “fare” senza però portare alcuna dimostrazione convincente: i suoi argomenti tutti facilmente ribaltabili sono esaminati alla fine di questa nota.

Conte, prima di concludere in modo “pilatesco” il suo discorso: “Questa è la posizione del Governo ferma restando la piena sovranità, la piena autonomia del Parlamento”, ha tuttavia introdotto un’argomentazione contro la decisione di “fare l’opera” che non ha ricevuto alcuna attenzione a livello dell’opinione pubblica, dei media e dello stesso dibattito politico. Forse l’ha fatta per offrire ai posteri una sentenza benigna nei suoi confronti? Per sbarazzarsi totalmente della sua responsabilità? Per dire al Parlamento: “Io ve lo avevo detto!”

“I costi … potrebbero ulteriormente ridursi in seguito a un’interlocuzione con la Francia in ordine al riparto delle nuove quote di finanziamento della tratta transfrontaliera”, un’affermazione che, se portata alle sue estreme conseguenze nel negoziato con la “massima determinazione (Conte, sic) con la Francia, potrebbe portare il partner francese a chiedere la sospensione del progetto.

Allora, se sono le valutazioni economiche (i costi e i finanziamenti europei) che decidono che l’Italia deve partecipare o uscire dal progetto, i Senatori dovrebbero riprendere questo tema per difendere gli interessi dell’Italia.

Sappiamo infatti che la Francia ha tutto l’interesse a fare credere che sia l’Italia a volere il progetto, quando in realtà sono i nostri vicini transalpini che se ne avvantaggerebbero dato il loro minimo apporto economico dovuto ad un trasferimento di ricchezza dell’ordine di 2 miliardi di € da parte del nostro Paese nonostante i loro 45 chilometri (mentre l’Italia ne avrà solo 12,5).

L’“ulteriore riduzione” e il “riparto quote”, parole di Conte, è un obiettivo che l’Italia può raggiungere chiedendo intanto alla Francia di pagare il progetto in modo equo, secondo la ripartizione chilometrica.

Il costo dell’opera, che rimarrebbe sempre inutile, ammonterebbe per l’Italia a soli 1.111,0 milioni di euro.

Se è vero che Conte avrebbe dovuto riprendere negli scorsi mesi l’interlocuzione con la Francia per costringerla a scoprire le sue carte, ora può farlo la maggioranza al Senato ai sensi del Contratto di Governo, ma anche la minoranza per difendere gli interessi del Paese.

Se consideriamo il finanziamento Ue al 40% già accordato per una parte dei costi per il tunnel di base e il prossimo al 55% dal 2021, l’equa ripartizione simmetrica con la Francia assegnerebbe all’Italia un costo di soli 1.111,0 milioni,

La Tabella “Ripartizione Costi Tunnel del Fréjus” mette in risalto l’extra costo per l’Italia di € 1.767,4 milioni, – che si può definire una sorte di finanziamento occulto dell’Italia alla Francia fino al 2114 (come precisato all’art. 11 dell’Accordo di Roma 30.1.2012), calcolato tenendo conto dell’ipotetico aumento del contributo UE al 55% e il Costo per l’Italia di soli 1.111,0 milioni di € in caso di ripartizione equa.

Conte ha precisato nel suo discorso: “Su questo punto (ulteriore riduzione e riparto quote, N.d.R.) il Governo italiano ed io personalmente siamo impegnati con la massima determinazione anche se, allo stato, questo nuovo riparto non sarebbe ancora garantito e non lo posso quindi, allo stato, garantire”.

L’equa ripartizione assegnerebbe alla Francia, per i suoi 45 chilometri di tunnel, un costo di 3.999,6 milioni di euro, in luogo dei precedenti 2.232,2 milioni, con un aumento del 79,2%.

Se il Senato volesse proseguire sulla strada indicata da Conte ricordando alla Francia i suoi impegni derivanti dagli Accordi con l’Italia, il risultato sarebbe che la Francia, di fronte a tale forte aumento, potrebbe chiedere la sospensione del progetto per non pagare un costo eccessivo, che sarebbe invece equo per l’Italia.

Con la sospensione il progetto Torino-Lione si fermerebbe senza obblighi per i due Paesi di firmare nuovi accordi da approvare con ratifiche parlamentari.

Se Conte non può garantire – come ha detto nel suo discorso – il risultato di un’azione che non ha compiuto dopo la nervosa risposta di Macron del 7 marzo 2019, la maggioranza al Senato, avendo ricevuto un invito da Conte ad agire, potrebbe impegnare il Governo a portare avanti con la Francia la ridiscussione dell’Accordo: così facendo il costo dei 12,5 chilometri italiani del tunnel potrebbe ridursi a soli 1.111,0 milioni di euro, con un diminuzione del 61,4%.

La ripartizione equa dei costi è del tutto ammissibile visto che la Francia ha pubblicamente dichiarato che il suo prossimo investimento di 700 milioni di € sulle linee nazionali di accesso al tunnel sarà concentrato sulla tratta da Digione – e non da Lione – fino all’ingresso francese del tunnel. Cfr. Torino-Lione ? No, Torino-Digione! Questo il nuovo itinerario deciso dalla Francia per risparmiare 11 miliardi di euro di gallerie tra Lione e il tunnel di base

Per completezza, come sopra annunciato, puntiamo ora la nostra attenzione sulle sei motivazioni che il Presidente del Consiglio ha considerato a sostegno della decisione di fare, i c.d. fatti nuovi, tutte facilmente smontabili.

  1. Disponibilità della UE ad aumentare il finanziamento della tratta transfrontaliera dal 40% al 55%, con notevole risparmio per l’Italia. L’aumento del finanziamento europeo dal 40% al 55% è una promessa, deve essere ancora approvato e finanziato in via definitiva dal nuovo Parlamento Europeo e non vale tuttavia per il finanziamento in corso di 813 milioni di €, solo in parte utilizzato. Per paradosso, Italia e Francia avrebbero interesse ad abbandonare l’attuale finanziamento al 40% e attendere il prossimo al 55%. Il vantaggio sarebbe di circa 47 milioni di euro. L’ACB rimarrebbe negativa anche le la UE finanziasse il progetto al 100%.
  2. Finanziamento al 50% della tratta nazionale italiana dal costo di 1,7 Mld di € con un sostanzioso risparmio. La tratta nazionale italiana da Bussoleno fino a Torino costa di più di questo importo. Non esiste allo stato nessuna norma Ue che preveda il finanziamento delle tratte nazionali al 50%. Se tale norma fosse inserita nel prossimo Regolamento CEF la Francia ne chiederebbe immediatamente la sua applicazione per la costosa tratta nazionale che richiede un investimento di 11,5 Mld. di €. Non è tuttavia credibile che la UE potrebbe decidere di fornire un finanziamento aggiuntivo solo per la Torino-Lione di circa 7 Mld di € per le tratte nazionali italiane e francesi, altri Stati membri vorrebbero beneficiare dello stesso vantaggio per i loro progetti. E la Brexit ha diminuito i fondi europei per i progetti TEN-T.
  3. Ulteriori finanziamenti europei: non vi è traccia di questa disponibilità per la Torino-Lione nella bozza del Regolamento CEF 2021-2027.
  4. La Francia si è già espressa per la conferma della realizzazione di quest’opera. La Francia, allo scopo di costringere l’Italia a dire sì e a finanziare così buona parte dei costi del progetto in territorio francese, ha inserito nella Legge Orientamento Mobilità – LOM approvata il 18 giugno 2019 una dichiarazione di impegno solo politico per il Tunnel e le linee di accesso. Questa legge tuttavia non precisa la disponibilità dei fondi né il meccanismo per recuperarli nel Bilancio nazionale francese. In questo modo non vi è vera disponibilità finanziaria nei confronti dell’Italia per realizzare tutto il progetto insieme con l’Italia come precisato agli articoli 3 e 16 dell’Accordo di Roma 30.1.2012.
  5. La decisione di non realizzare l’opera comporterebbe la perdita dei finanziamenti europei e ci esporrebbe ai costi derivanti dalla rottura dell’attuale accordo con la Francia. Relativamente all’Unione Europea l’Italia potrebbe invocare l’applicazione dell’art. 17 del Regolamento CEF che permette all’Italia di abbandonare i fondi Ue: “I progetti descritti nella parte I dell’allegato I non sono vincolanti per gli Stati membri nelle loro decisioni di programmazione. La decisione di attuare tali progetti spetta agli Stati membri e dipende dalle capacità di finanziamento pubblico nonché dalla loro fattibilità socioeconomica conformemente all’articolo 7 del regolamento (UE) n. 1315/2013”. Per ottenere extra giudizialmente il c.d. dissenso della Francia sul progetto l’Italia dovrebbe chiedere un impegno legislativo certo sulla realizzazione delle opere per la quali la Francia si è impegnata con l’Accordo di Roma 30.1.2012 (cfr. art. 4) allo scopo di smontare l’iniqua ripartizione dei costi.
  6. Voglio precisarlo con la massima chiarezza: i fondi europei sono assicurati solo per la realizzazione del TAV e quindi non potremmo farne un impiego alternativo. Non è vero, perché la negoziazione per il Bilancio Pluriennale 2021-2027, che potrebbe prevedere finanziamenti diversi per trasporti ecologici, ecc. non è ancora cominciata tra Parlamento Europeo e nuova Commissione. Il Governo italiano dovrebbe dimostrare di essere più ambizioso nel contrasto al cambiamento climatico con l’obiettivo di fare crescere l’Italia assegnando al nostro Paese un posto tra i protagonisti della lotta per il clima che crea occupazione e ricchezza. Andare oltre questo progetto climalterante consentirà ai Governi italiano e francese di avviare un’approfondita e comune riflessione anche con l’Unione Europea per assumere impegni più coerenti nel quadro dell’Accordo di Parigi del 2015. Allo stesso tempo il Governo dovrebbe avere la capacità di impegnare la prossima Commissione europea su un fronte non contabile ma politico, così come ha già fatto il Presidente Giuseppe Conte per il non rispetto del rapporto debito/PIL.

(Foto di http://www.altafelicita.org)

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