Spiagge libere e statali. Stop alle concessioni balneari
Per il governo italiano solo su 11.000 km di spiaggia 1/3 circa delle aree disponibili sarebbe oggetto di concessione. Bisogna spiegarlo ai cittadini italiani, a chi fruisce di beni pubblici diventati sostanzialmente privati.

Ogni anno si accendono sempre i riflettori sulla questione delle concessioni balneari, delle proroghe senza sosta, dei costi spesso fuori dal mondo, per fruire di servizi che dovrebbe garantire lo Stato, a chiunque, a prescindere dalla propria disponibilità economica. Ed allora, la si potrebbe risolvere in modo semplice. Abolendo le concessioni a favore dei privati, che sia direttamente lo Stato a farsi carico della gestione dei lidi, delle spiagge. Con dipendenti assunti direttamente dallo Stato. In Italia sembra che la questione delle concessioni balneari sia intoccabile. Chiaramente non si può generalizzare, perchè ci sono usi e costumi variegati, da gestioni famigliari, a multinazionali come a Monfalcone dove è scesa in campo addirittura la Red Bull. Insomma, serve una visione completamente diversa, di statalizzazione del bene pubblico, sottraendolo ai privati e che venga gestito direttamente dallo Stato. Così difficile da fare e da comprendere? Il liberismo sfrenato, il capitalismo incontrollato, ha prodotto dei cortocircuiti indomabili. Spiagge libere e statali. Questa è l'unica soluzione per porre freno a quel caos, alle speculazioni, alle limitazioni assurde, che limitano la fruizione di beni pubblici se non si paga,perchè qualcuno da tempo ha deciso che le spiagge devono essere privatizzate. Ma anche no!
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