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Sinistra: i perché di una sconfitta

A distanza di due settimane dalle elezioni del 24 e 25 febbraio, dopo che la polvere dei commenti a botta calda si è depositata, è possibile fare qualche riflessione meno improvvisata sulla sconfitta elettorale della sinistra e del centro sinistra.

Rivoluzione Civile è nata come coalizione di varie forze di sinistra e di opposizione al governo Berlusconi prima e a quello Monti dopo - Idv, Prc, Verdi, Pdci - sul modello di Izquierda Unida in Spagna, del Front de la Gauche in Francia, di Siriza in Grecia. In tutti questi paesi l'affermazione delle liste unitarie era stata notevole, unitamente a forti mobilitazioni popolari di massa contro i propri governi, succubi in vario modo dei diktat dell'Europa liberista. Addirittura Siriza si era affermata come seconda forza politica dopo il centro destra ellenico ed è proprio in Grecia che c'erano state le mobilitazioni più importanti come partecipazione popolare e come continuità del susseguirsi delle manifestazioni.

In Italia invece nulla di tutto questo è successo. Niente mobilitazioni di massa e, non per caso, niente successo elettorale. Il sostegno del Pd all'agenda Monti per ben 14 mesi e la passività della Cgil, per non parlare della posizione collaborazionista di Cisl e Uil, hanno impedito di dare uno sbocco generale alle lotte di resistenza a livello locale che pure ci sono state numerose e significative. “Ce lo chiede l'Europa”, “Eravamo sull'orlo del baratro”, “Bere l'amara medicina”, ecc. Questi slogan, ossessivamente ripetuti dai media per mesi, hanno seminato rassegnazione a piene mani e la convinzione che tutto fosse inevitabile. E alla fine chi ha tratto vantaggio da tutto questo è stato il M5S che ha canalizzato il malcontento popolare a livello di opinione senza aver mai partecipato peraltro, se non sporadicamente, all'organizzazione dei molti movimenti di resistenza a livello locale.

In questa situazione la sinistra, tutta la sinistra, è stata sconfitta nelle urne, com'era inevitabile. È stato sconfitto politicamente il Pd, come lo stesso Bersani onestamente ha ammesso, avendo puntato tutto su un futuro accordo di governo con Monti che, dati elettorali alla mano, si è dimostrato irrealizzabile. È stato sconfitto il bipolarismo sostenuto dai democratici per anni ed è stata sconfitta l'idea, sostenuta anch'essa per anni, che le elezioni si vincono al centro mentre invece si è dimostrato vero il contrario: il centro in queste elezioni non ha contato nulla. Ed è stata sconfitta l'idea malsana che più che alla fiducia dei cittadini bisogna guardare alla fiducia dei mercati.

È stata sconfitta Sel che, anche se attaccata alla sottana del Pd, o forse proprio per questo, è passata nel giro di qualche mese dal 6% del consenso elettorale al 3%, nonostante le verbosità impotenti del suo leader. Ed è stata sconfitta Rivoluzione Civile che con il suo 2,2% non è riuscita a superare la soglia del 4% per avere una rappresentanza parlamentare. Un fatto negativo, perché l'esclusione dal Parlamento dell'unica forza politica portatrice di un'opposizione senza se e senza ma al liberismo è una sconfitta della democrazia rappresentativa.


L'idea costitutiva della lista di Antonio Ingroia era stata quella di unire il risanamento morale della società, delle istituzioni e della politica italiane con la trasformazione in senso progressivo dei rapporti economico-sociali. In una frase: lotta contro le mafie, la corruzione e l'evasione fiscale, e al tempo stesso lotta per impedire il peggioramento ulteriore delle condizioni di vita di tanta parte degli italiani.

Adesso, con il senno di poi, possiamo dire che è stata un'iniziativa generosa ma nata troppo tardi, a ridosso dell'inizio della campagna elettorale, senza avere i tempi tecnici necessari per organizzarsi in modo un minimo adeguato. Un'iniziativa che è stata aggredita dalla campagna del voto utile agitata in modo miope dal Pd, che si accorgerà troppo tardi che i voti glieli stava portando via Grillo. E che è stata travolta dall'impetuosa e inarrestabile avanzata del grillismo.

I media poi hanno fatto il resto. Una campagna elettorale giocata tutta sulla tv generalista (altro che il Web) e sulla presenza invadente delle coalizioni ritenute a priori principali e quindi degne di nota, ha oscurato quasi completamente le ragioni di Rivoluzione Civile. Ma soprattutto è riuscita a travisarne il messaggio politico centrale. Le parole d'ordine di requisizione dei capitali mafiosi, di lotta alla corruzione dilagante e di recupero dell'evasione fiscale di massa sono state intese nella loro accezione di legalità e di rispetto delle leggi e non come riscossa civile e anche come strumento per reperire le risorse economiche necessarie per contrastare la crisi, trattandosi di cifre enormi.

A tutto questo vanno poi aggiunti anche errori di comunicazione, come il non essere riusciti a tradurre in uno slogan breve ed efficace il programma della lista. Pensiamo solo a come Berlusconi è riuscito a condensare in una sola frase (“Restituzione dell'Imu”) un intero programma elettorale. O come la Lega è riuscita a fare altrettanto (“Il 75% delle tasse al Nord”).

In conclusione, il profilo politico della lista di Antonio Ingroia ha finito per coincidere con quello del magistrato candidato premier. E ad essere percepito è stato il profilo legalitario della coalizione, a discapito dei temi reali che attanagliano i cittadini e i lavoratori italiani e che pure erano presenti nel programma elettorale. Anche il tema sacrosanto della difesa della Costituzione (“Partigiani della Costituzione”) ha finito per contribuire a questa percezione distorta della novità rappresentata dall'ingresso di Rivoluzione Civile nel panorama politico italiano.

Con queste elezioni si apre certamente una fase politica completamente nuova. Occorre rendersi conto che ad oggi nel senso comune di larga parte dei cittadini italiani la sinistra non è più espressione e speranza di progresso civile e democratico, come è stato per oltre cinquant'anni. Questa eredità, piaccia o non piaccia, è passata al M5S, una formazione politica che allo stato attuale contiene in sé sia gli elementi di un possibile sviluppo positivo che al contrario, gli elementi di un'involuzione negativa. Staremo a vedere. Ma non con le mani in mano.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Geri Steve (---.---.---.210) 12 marzo 2013 14:03

    Condivido tutto l’articolo, ma sottolineerei due punti:

    1) Il M5S sostiene che vuole approvare le leggi "giuste" e votare contro alle altre: va bene soltanto in apparenza, perchè trascura il problema della legalità, che in Italia è centrale. In Italia le leggi sono rispettate soltanto -e non sempre- dai deboli. I potenti fanno di tutto in piena impunità. Per questo una legge formalmente "giusta" può aggravare le ingiustizie.
    E il problema della legalità si può risolvere soltanto con azioni di governo, che perseguano chi non rispetta le leggi; sul piano legislativo si possono soltanto abolire alcune storture, che consentono ai potenti di mandare in prescrizione ogni processo, ma il nodo vero è nel governo, nel potenziamento delle polizie e della magistratura.

    2) La truffa del M5S è quella di far credere che eliminando i privilegi della casta si possa far ripartire l’economia. Sarebbe bello, ma è totalmente falso: quei privilegi sono ben poco rispetto a ciò che davvero serve.
    Però, se invece che limitarsi ai privilegi della casta ci si aggiungono tutte le tangenti, gli sprechi che vengono fatti per lucrare sulle tangenti (ponte sullo stretto, TAV, F35, proliferazione società partecipate), l’evasione fiscale, l’elusione fiscale (IMU chiesa cattolica e banche...) i profitti delle mafie sui pizzi, sulle droghe, sugli azzardi..., i profitti illeciti delle banche, delle fondazioni, delle società a scatole cinesi, dei patti di sindacato societari... si arriva a cifre decisamente significative, con cui si possono finanziare le produzioni e far ripartire i consumi.
    Si tratta di ottenere grandi e difficili cambiamenti nel funzionamento dello stato, delle altre amministrazioni, della finanza e delle imprese. Quei cambiamenti sono difficili anche da progettare e da spiegare: Rivoluzione Civile ci ha provato, con risultati discutibili, il M5S invece ha preferito la via demagogica, illudendo gli elettori.

    GeriSteve

    • Di David Asìni (---.---.---.74) 12 marzo 2013 18:27
      David Asìni

      Se i cambiamenti di cui l’Italia ha bisogno sono quelli (ipotetici) di De Magistris a Napoli, Favia in Emilia, Di Pietro e Diliberto con la loro brava ( e immotivata) scorta, credo che continueremo ad avere qualche problemino...Cordialita’. 

    • Di (---.---.---.101) 13 marzo 2013 08:20

      Sono completamente d’accordo con te. Ti ringrazio per il commento e, con il tuo permesso, userò i tuoi argomenti sul mio sito e nella mia news Letter (citando la fonte).
      Ti faccio presente che cerco collaborazioni (gratuite, ovviamente) per la mia modestissima attività editoriale in rete (sito e news letter). Se tu volessi collaborare te ne sarei grato.
      Un saluto cordiale
      Bruno Carchedi (puntorossoblog@gmail.com)

  • Di (---.---.---.204) 12 marzo 2013 17:55

    Questo articolo è un esempio classico della supponenza dei militanti di sinistra. Supponenza che sfida ogni logica. La sinistra ha perso perché ha appoggiato per 14 mesi il governo Monti, ergo la lega avrebbe dovuto stravincere e gli stessi Vendola, Di Pietro, Ferrero e Diliberto, tutti nemici giurati del governo Monti, avrebbero dovuto ricevere un premio dagli elettori.

    M5s poi ha vinto - secondo questa logica - non perché molti elettori hanno visto in Grillo il modo di punire una casta politica proterva e inamovibile, ma perché era contro Monti. E proprio questa ostilità al governo ha portato in eredità a M5s la rappresentanza della "...speranza di progresso civile e democratico" un tempo appannaggio della sinistra.

    Oggi, dice Bruno C. M5s "... contiene in sé sia gli elementi di un possibile sviluppo positivo che al contrario, gli elementi di un’involuzione negativa. ". Da cosa dipenderà la scelta verso il bene o in alternativa verso il male L’autore non ce lo dice e ci lascia in una angosciosa attesa. Allora provo io a forzare il velo sul futuro. M5s volgerà al bene se nella terza guerra mondiale le forze della luce prevarranno sul male e la democrazia diretta si affermerà in un mondo "decresciuto" (6 miliardi di morti sui 7 attuali del pianeta) fatto di piccole comunità, dove gli uomini vivranno felici e contenti. Comunità connesse in rete tra loro e con la democrazia diretta grillina.

    Ma perché nun ve date na chiadota in testa?!

  • Di David Asìni (---.---.---.74) 12 marzo 2013 18:22
    David Asìni

    Concordo nell’affermare che "L’idea costitutiva della lista di Antonio Ingroia era stata quella di unire il risanamento morale della società"; il problema fondamnetale e’ stato che i protagonisti del movimento, non erano titolati per farlo. Non lo era De magistris, ancor meno Favia ,Di Pietro e Diliberto. Ho forti perplessita’ anche sullo stesso ex magistrato palermitano, che ha disertato dalla sua trincea di giustizia in Sicilia. Credo che questo sia stato percepito dagli elettori, che hanno , a ragione, agito di conseguenza. 

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