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Simulazione YouTrend: cosa succederebbe se si votasse col proporzionale?

Si allontana per il centrodestra la maggioranza dei due terzi dei parlamentari.

Il dibattito sulla legge elettorale nel nostro Paese non è mai stato realmente superato: basti pensare che, nelle 18occasioni in cui gli italiani sono stati chiamati a votare per il rinnovo delle camere dal 1948 al 2018, sono stati impiegati 5 diversi sistemi elettorali.

L’ultimo in ordine cronologico è contenuto nella Legge Rosato (c.d. Rosatellum bis), utilizzato per la prima volta lo scorso anno per comporre l’attuale Parlamento sulla base del voto del 4 marzo 2018. La legge elettorale vigente, in particolare, prevede una ripartizione dei seggi analoga tra Camera e Senato sulla base di un sistema misto:

  • Il 61% dei seggi (386 alla Camera, 193 al Senato) viene ripartito con meccanismo proporzionale dei resti tra tutte le liste che abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti a livello nazionale.
  • Il 37% dei seggi (232 alla Camera, 116 al Senato) viene assegnato con sistema maggioritario a turno unico al candidato che ottiene più voti all’interno di ciascun collegio uninominale (proprio come nel first-past-the-postinglese).
  • Il restante 2% dei seggi (12 alla Camera, 6 al Senato) viene attribuito col sistema proporzionale ma è riservato al voto degli italiani residenti all’estero.

Abbiamo già visto cosa succederebbe se si tornasse al voto con questa legge elettorale: simulando la composizione delle Camere sulla base dei dati della nostra Supermedia del 1° agosto, abbiamo osservato come la Lega non potrebbe ottenere la maggioranza dei seggi qualora si presentasse alle urne in solitaria. Sarebbe invece possibile una stabile maggioranza “sovranista” qualora il Carroccio si presentasse in coalizione con Fratelli d’Italia e addirittura una maggioranza di due terzi dei parlamentari in caso di voto con la coalizione del centrodestra “classico”, come alle elezioni dello scorso anno.

Una coalizione con due terzi dei parlamentari aprirebbe la maggioranza a scenari importanti come l’elezione del Presidente della Repubblica alla prima votazione (prevista, con scadenza naturale, nel 2022) e l’approvazione di riforme costituzionali senza la possibilità di referendum confermativo.

Abbiamo provato ad utilizzare gli stessi dati – cioè quelli dell’ultima Supermedia del 1° agosto – per simulare la composizione delle camere con un sistema 100% proporzionale. Con esso le coalizioni non influirebbero sulla composizione del parlamento ma si costituirebbero successivamente al voto in funzione della maggioranza parlamentare.

La formula utilizzata è quella dei più alti resti già impiegata nella componente proporzionale del Rosatellum, ipotizzando però una soglia di sbarramento al 4%, la stessa prevista per l’elezione – sempre peraltro con metodo proporzionale – della delegazione italiana al Parlamento Europeo. Va comunque osservato che in base alla Supermedia considerata una soglia di sbarramento al 3% – impiegata nel Rosatellum – restituirebbe il medesimo risultato, non essendovi partiti stimati tra il 3 e il 4%.

Nella simulazione non sono considerati i seggi riservati alla Circoscrizione Estero: per questo motivo, alla Camera il totale fa 618 e al Senato 309.

Le forze politiche che riuscirebbero ad entrare in parlamento resterebbero soltanto 5: Lega, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia. In particolare:

  • Il Carroccio disporrebbe di 253 seggi alla Camera e 127 al Senato;
  • Il secondo gruppo parlamentare più numeroso sarebbe quello del PD, con 150 deputati e 75 senatori;
  • La pattuglia pentastellata otterrebbe 121 seggi a Montecitorio e 60 a Palazzo Madama;
  • Forza Italia, decimata rispetto ai numeri attuali, si appoggerebbe su 50 deputati e 25 senatori;
  • Fratelli d’Italia, infine, avrebbe 44 seggi alla Camera e 22 al Senato.

In questo scenario, il centrodestra unito a trazione leghista avrebbe comunque una maggioranza stabile, seppur lontana dalla soglia dei due terzi che raggiungerebbero gli stessi partiti col Rosatellum.

Scartando l’improbabile ipotesi Lega+PD, l’unica altra possibile maggioranza per il partito di Matteo Salvini è quella gialloverde appena sperimentata insieme al Movimento 5 Stelle: sarebbe una maggioranza più larga rispetto a quella di centrodestra ma, anche in questo caso, la soglia dei due terzi non verrebbe raggiunta.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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