• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tribuna Libera > Seasons di Maurizio Cattelan

Seasons di Maurizio Cattelan

In occasione della Biennale delle Orobie di Bergamo la Gamec (Galleria d’arte Moderna e Contemporanea) presenterà, Maurizio Cattelan, in Seasons. Un'occasione per noi tutti di poter ammirare uno dei più potenti artisti italiani sulla scena internazionale. 

Cinque opere in quattro sedi diverse. Una riflessione sulla ciclicità della vità , la storia , e la trasformazione dell’individuo e della società. 

Maurizio Cattelan, nato a Padova nel 1960 e considerato uno degli artisti più importanti sulla scena internazionale. Famoso per la sua genialità, spesso confusa come sola provocazione o semplice occasione per far parlare di sé. Artista che non impiega un uso sofisticato della tecnologia ma sbalordisce visivamente e lascia una scia storica nella storia d’Italia e non solo. In tutte le sue opere sa cogliere il tempo in cui vive, esempio di Lullaby, opera del 1994 che raccoglie il tempo della mafia in Italia, di “Mani Pulite” e la morte di Falcone e Borsellino. Le cinque opere presentate in Season continuano un filo conduttore della sua poetica ma rappresentano temi forti in “Pensare come una montagna”.

 

Cinque opere per un artista:

Bones (2025) rappresentata da un Aquila in marmo con le ali spezzate che fonde temi come la montagna e la natura incontaminata, come il marmo di Michelangelo e di Maurizio Cattelan. Lavoro ispirato al passato, al 1939 quando l’acciaieria di stato commissionò allo scultore Gioacchino Rossini una decorazione per un discorso di Benito Mussolini. Un immagine forte quella delle ali spezzate, che non rimanda ad un discorso politico ma piuttosto drammatico, di sconfitta e crisi, sovranità. Un'aquila che non ha bisogno dell’Enpa, né della mano di un uomo, se ne sta lì immobile a dominare il suo spazio espositivo come fosse nella realtà a regnare la cima d'una montagna e così anche se il tema rappresentato è comunque un tema forte e profondo. Con gli animali l'artista ci gioca nella sua arte, ma non non parla li rende dei personaggi con un lato malinconico, un po come George Orwell, non parla mai di politica direttamente nelle sue opere ma la politica forse lo vorrebbe come portavoce. 

 

Per la scelta del nome, Bones ovvero ossa in italiano, non sembrerebbe che sia proprio così, esposta in una ex sede cimiteriale tra vita e morte, devozione ed oblio. 
 

Empire (2025) è anche un'opera fatta per la Gamec, un nome che ricorda potenza e dà l’idea di una protesta che non può sfociare in una potenza. I Police con “Message in the bottle" mandavano un sos al mondo nella loro canzone. Cattelan ha messo un mattone che sembra ad occhio nudo una saponetta dentro ad una bottiglia, con su scritto Empire. Il mattone di un operaio? Lui? Un operaio in un mondo di imperialismi? Il mondo operaio di Marx? Il mattone da l’idea di forza e potere, la bottiglia di contenimento, trasparenza e fragilità del vetro. 

Un mattone fatto proprio di terracotta con su scritto proprio il titolo dell’opera “Empire”, costruzione, messaggio verso un futuro incerto. Messaggio non accessibile, protetto, di una storia che non verrà mai conosciuta, forse di qualcosa che non può essere espresso dall’artista stesso. L’artista, quello vero, ha un sempre un grido nascosto da esprimere nei secoli, criticato e non, ma con quasi sempre un messaggio difficile da interpretare a tutti. 

Forse una riflessione sul fallimento delle utopie, tra volontà e limite. 


 

NO (2025), la terza opera descritta, in cui c’è un doppio richiamo. A prima vista sembra la risposta all’opera “La nona ora” in cui Cattelan fà colpire da un meteorite Papa Giovanni Secondo, sembra una preghiera alla sua condizione ma in realtà riprende HIM (2001), dove Hitler prega tra supplica e finzione. Figure dai tratti impercettibili, forse infantili che una fantasia ed uno stile come il tra la provocazione e la satira si ritrovano a colloquio. Questa volta il volto è coperto in nome di una censura e protezione nei confronti dello spettatore. Difenderlo da un trauma con un sacchetto in testa, quasi inquietante. A volto coperto la terza opera di Maurizio Cattelan, tra mistico, attuale e pubblico. 

NOVEMBER (2025), marmo di Carrara per la quarta opera, Michelangelo della nostra epoca, neoclassico forse dell'epoca attuale? In quest’opera potrebbe esserlo, il padovano pieno di concetti ed immagini rappresentative, una riflessione anche questa tra marginalità e libertà, senza censura. Un’uomo, un senzatetto che con i pantaloni slacciati, in marmo di carrara, sdraiato su di una panchina non è più in un senso di vulnerabilità. Si urina addosso ma è fatto di marmo di Carrara, non è più un povero, la sua pelle è pregiata. L’urina rappresenta la presenza di acqua ed è la figura interpretativa dell’esistenza umana con una sensazione di disagio, di estraneità verso la società. 

Il volto del senzatetto rappresenta anche la vita di Cattelan, è il volto di Lucio, collaboratore storico di Cattelan. Un po ' come quando aveva appeso il gallerista vivo alla sua mostra con lo scotch grigio come in Comedian. L’aggiunta? Una riflessione tra strutture di potere e valori che determinano la società? Forse una continuazione della sua sfacciata arte di essere tra i migliori artisti del secolo. 
 

ONE (2025) ultima delle sue opere in mostra a Bergamo. Installazione in uno dei luoghi più noti a Bergamo, un bambino sulle spalle di Garibaldi. Sfacciatamente indiscutibile, il ragazzino mima una pistola, in un viaggio tra passato e presente. Molto attuale il bambino in materiale rosso, sulla casacca di Garibaldi, tra infantile e affermazione. Un trapasso tra un eroe del passato e un bambino giocattolo che finge di avere solo una pistola in mano. 

Un nipote che gioca sulle spalle di un nonno? Sembra più l’ennesima provocazione dell’artista tra ironia e genialità, un'occasione anche per Garibaldi di resuscitare da quel mondo noioso in cui è vissuto, attraverso gli occhi di un artista che del mondo attuale sà molto di più. Non si dimentica la storia, facciamo vedere ai vecchi eroi quello che è ora il mondo con loro come spettatori! 

una riflessione ancora, sugli eroi del passato, ma questa volta con l’artista che sà più di lui. 

Di Garibaldi si è discusso e scritto per anni, perché Cattelan non poteva farlo? 

 

Sfacciatamente per la Gamec, un artista di fama internazionale.

 

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox


Pubblicità




Pubblicità



Palmares

Pubblicità