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Repubblica Centrafricana, il massacro del 15 novembre chiama in causa l’Onu

Si tratta di una notizia positiva, a patto che la MINUSCA cambi atteggiamento e s’impegni davvero a proteggere la popolazione civile del paese, dilaniato da un conflitto in corso ormai da cinque anni.

Tra le molte manchevolezze della MINUSCA c’è il non aver impedito il massacro di fino a 100 civili nel campo per sfollati interni presso la Missione cattolica di Alindao, avvenuto il 15 novembre e raccontato nei minimi dettagli da un rapporto diffuso ieri da Amnesty International.

Un massacro che non ha precedenti nel conflitto della Repubblica Centrafricana, nonostante la sua popolazione sia stata vittima e testimone di orribili crimini.

Secondo numerose testimonianze oculari, i soldati mauritani della MINUSCA non contrastarono l’attacco di un gruppo armato, anzi si ritirarono verso la loro base centrale lasciando indifese 18.000 persone.

Così, intorno alle 8 del mattino del 15 novembre, miliziani dell’Unione per la pace nella Repubblica Centrafricana (un gruppo armato fuoriuscito dalla coalizione islamica Seleka), dopo aver lanciato razzi e granate all’interno del campo, vi fecero irruzione saccheggiando un magazzino del World Food Programme e dando alle fiamme i pochi effetti personali e poi uccidendo e bruciando almeno 70 persone. Secondo altre fonti, le vittime sarebbero state fino a 100 tra cui donne, bambini, anziani e persone con disabilità così come due sacerdoti.

I miliziani vennero aiutati da civili musulmani, in cerca di vendetta dopo che quella stessa mattina era stato ucciso un conducente di taxi musulmano.

La MINUSCA si è difesa dichiarando ad Amnesty International che, dato l’esiguo numero di peacekeeper presenti ad Alindao, sarebbe stato possibile contrastare l’assalto al campo.

Ma perché erano così pochi? Ed è vero che, secondo alcune testimonianze, i soldati mauritani avevano consentito agli anti-balaka (una fazione armata cristiana) di operare all’interno del campo?

Amnesty International ha sollecitato l’apertura di un’indagine imparziale e approfondita che chiarisca i motivi per cui la MINUSCA non intervenne in difesa degli sfollati.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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