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Report, puntata del 14 maggio: le cooperative fuori controllo, criptovalute e buoni pasto

 
Finte cooperative, criptovalute, il mondo dei volantini e, nell'anteprima, i problemi dei buoni pasto.
 
Buoni a nulla – Cecilia Bacci
 
I buoni pasto sono una risorsa per il dipendente ma anche per l'azienda, perché detassati: dall'anno scorso si possono usare anche negli agriturismo.
Ma ci sono negozianti che non li accettano, col rischio di essere tagliati fuori dal mercato: è un mercato da 3 miliardi, che è in mano a poche aziende emettitrici.
C'è il problema dei talloncini che devono essere spediti per posta, il rischio che si perdano e dunque l'esercente perderebbe tutto.
E poi le commissioni per il convenzionamento (8% - 10% con Pellegrini, ad esempio) e per la lettura telematica del talloncino: non proprio un affare.
Colpa degli appalti al ribasso, spiega il responsabile dell'associazione imprese emettitrici: come la Consip per gli appalti della pubblica amministrazione.
Spesso sono appalti al minimo ribasso: nell'ultima gara hanno vinto Sodexò e Qui ticket, su quest'ultima sono pure stati segnalati problemi nel pagamento.
 
Dunque servirebbe togliere via la burocrazia (i talloncini via posta) e le commissioni: a Padova la Pellegrini ha fissato con gli esercenti un accordo per pagamenti certi.
 
Trader di criptovalute – Giuliano Marrucci
 
Conviene o no investire in criptovalute? A vedere come è andata a Marrucci sembrerebbe di no, il mercato è ancora volatile.
Sono una risorsa o una fregatura? Lo racconterà il servizio del giornalista di Report.
 
Cooperative fuori controllo di Bernardo Iovene
 
Le cooperative sono enti tutelati dalla Costituzione ma, dietro la legalità formale, si nascondono delle fregature di chi lavora.
Come raccontano i magazzinieri della Conad, tutti in cooperative e non assunti: sono cooperative in subappalto dentro il magazzino di Fiano Romano, dentro un consorzio.
Coop che cambiano nome ogni anno, ma con gli stessi nomi e responsabili: straordinari non pagati o pagati fuori busta, per chi chiede un contratto nazionale arriva il licenziamento.
 
Nel marzo 2017, molti lavoratori di queste coop sono passati dalla CGIL ai Cobas: erano tutti iscritti alla CGIL per forza – raccontano. Dopo aver firmato per l'assunzione si doveva firmare anche la tessera del sindacato.
Tutto falso, ribatte il segretario della CGIL regionale: ma oggi 14 persone iscritte ai COBAS sono stati licenziati, erano iscritti a delle cooperative ma non hanno mai fatto delle assemblee che, erano di fatto solo di facciata.
 
Sono finte cooperative, denunciano queste persone: la LISS, ad esempio, è in mano ad un indiano, che nessuno ha visto.
Perché Conad non assume i dipendenti delle coop? L'azienda non ha concesso l'intervista e nemmeno l'amministratore delegato della coop.
 
Chi controlla queste cooperative? Le più grandi associazioni di cooperative si sono riunite in un gruppo “Alleanza per le cooperative”, il cui presidente spiega che ha denunciato al Mise molte di queste che presentavano anomalie. Andrebbero liquidate immediatamente: ma rimane strano che le 80mila coop sotto questa Allenza siano controllate da loro.
 
Liss ha chiuso i battenti, dopo l'intervista non riuscita di Iovene: ma ha cambiato nome in “Nuova era” e l'amministratore unico è ancora un indiano.
Per chi ci lavorava dentro, si è sentito dire dimettetevi se volete mantenere il posto, così hanno pure perso le anzianità.
Lo spot della Conad è “LE persone oltre le cose”: ma a vedere cosa succede nei magazzini, sembrerebbe di no.
 
Ma se le coop si controllano da sole, che fa il ministero? Alcuni ispettori del lavoro raccontano che oggi la politica chiede a loro di fare ispezioni breve e rapide, per fare numero.
 
Per esempio il caso di cuochi che hanno lavorato in nero per uno chef stellato: un caso facile, perché c'era la denuncia, per lavoro nero. Tutto finirà con una sanzione minima.
 
Severo Lutrario, ispettore del lavoro, lo dice chiaro: le false cooperative devono essere trascurate, per andare ad aggredire il nero. È una direttiva politica voluta dal capo dell'Ispettorato al lavoro.
Manca del personale, mancano le risorse per fare il loro lavoro: sono scoperti nel loro lavoro, questa la grave denuncia dei due ispettori che si sono lasciati intervistare da Iovene.
Altri ispettori, in anonimo, raccontano la stessa cosa: non c'è formazione, sulla parte fiscale, contabile, sulla sicurezza. Per le ispezioni devono usare l'auto propria o un mezzo pubblico, niente auto di servizio.
Se in un cantiere non arriva un bus o un treno, niente ispezione. Niente controlli sui grandi appalti e il tutto viene fatto su carta, nemmeno su tablet o portatili.
 
In Veneto ci sono due province senza ispettori tecnici, per la sicurezza: per esempio a Marghera, a vigilare sui lavori di Fincantieri nel porto.
IL modello Fincantieri si appoggia fortemente su cooperative in subappalto, costretti a lavorare e vivere in modo poco dignitoso.
Fincantieri non da nemmeno servizi minimi per queste persone, servizio mensa o parcheggio.
Spesso sono stranieri pagati 1100, 1200 euro al messo, con un contratto globale: sarebbe un illecito, perché dentro la paga c'è dentro tutto, tfr e ferie.
Anziché 12 euro l'ora, si viene pagati 3-4 euro l'ora: tutti lavorano con questo sistema di paga globale, ma chi denuncia? Chi controlla?
 
Un altro modo per non pagare i contributi è mantenere i lavoratori al primo livello, lavoratori che lavorano di notte senza maggiorazione, anticipi che poi non risultano in busta paga.
Le ditte in subappalto non sono interessate a concedere interviste. E nemmeno inps: si dice che quando arriva una ispezione, dentro i cantieri si sa già tutto.
Altri ispettori denunciano delle lunghe attese prima dei controlli: tutte situazioni fuori norma, di cui gli ispettori sono comunque consapevoli.
 
Servono le prove per smontare il sistema, si difende il capo degli ispettori: non basta che gli abusi, il nero, lo denunci il lavoratore.
Fincantieri non è obbligata per legge a consegnare tutte le carte, tutti i documenti dei subappaltatori: così le cose vanno avanti, in una azienda di Stato che oggi è pure in crescita.
 
Il jobs act ha unito i tre gruppi di ispettorato, inps inail e ministero del lavoro sotto un unico cappello: nel 2017 è stata ripristinata la figura del capo dell'ispettorato del lavoro nazionale, Pennesi.
Ma ora i controlli funzionano meglio? Gli ispettori continuano a lavorare dentro il loro ente, sono state segnalate gelosie nello scambiarsi i dati, da ente pubblico e ente pubblico.
I servizi ispettivi di inps e inail andranno a morire: ma significa che verranno assunti nuovi ispettori dentro il ministero?
 
In tre anni gli ispettori nell'inps sono calati e questo significa meno soldi recuperati per lo Stato, per l'evasione fiscale: un calo stimato in 400 ml di euro in tre anni (la Stima è della Corte dei Conti).
Il ministero del lavoro dovrebbe assumere nuove figure che sappiano di lavoro, previdenza e infortunistica: ma è un'idea sbagliata, pensare che esista una figura che sappia tutte queste cose assieme.
Ma non sarebbe stato meglio coordinare meglio le attività di inps e inail, anziché smantellarle?
Agli ispettori del lavoro manca l'accesso alle banche dati dell'inps: il coordinamento degli ispettori, ribadito dal jobs act, con la condivisione delle banche dati, è un miraggio, tutte le direttive del ministro è rimasto inascoltato.
 
Perché l'inps non apre la banca dati agli ispettori del lavoro del ministero?
“Gelosia del dato” è l'espressione del capo dell'ispettorato, un'accusa abbastanza difficile da accettare. Usano la privacy come scusa per non lavorare in sinergia: per fare una ispezione gli ispettori inail e inps devono chiedere permesso all'ispettore del lavoro del ministero, perdendo tempo ed effetto sorpresa.
 
La riforma di Renzi e Poletti è stata abbandonata a se stessa: sono calati gli ispettori, quelli bravi a recuperare l'evasione dei contributi, per esempio. Perdita economica e anche perdita di competenze.
 
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO

Che Pennesi e il ministro Poletti volessero servire lo Stato non abbiamo dubbi. Il problema è che secondo la Corte dei Conti il loro servizio non sarebbe stato così impeccabile. Mancano all’appello, da quando è entrata in vigore la riforma introdotta nel Jobs Act, 400 milioni di euro di contributi evasi; sono diminuiti anche gli ispettori dell’Inps: da 1400 a 1185 ed è un peccato perché sono quelli più bravi a recuperare i contributi evasi: l’ultimo anno, un miliardo di euro. Questo significa soldi per le nostre pensioni. Ecco. Son diminuiti perché sono andati in altri uffici – hanno paura di guadagnare di meno con la nuova riforma – altri sono andati a finire in pensionamento, non sono stati sostituiti perché la riforma non lo prevede. Quelli rimasti dovrebbero condividere i loro formidabili archivi con chi invece non ha i mezzi per poterli utilizzare e leggerli nel migliore dei modi. Bisognerebbe assumere nuovo personale, formarlo… ma come fai se la riforma prevede che tutto questo debba avvenire a costo zero? Nel frattempo però c’è un’urgenza da sanare. La sicurezza sui posti di lavoro: nel 2017 ci sono stati 1029 morti; nei primi 3 mesi del 2018, 212. L’ultimo, pochi giorni fa in un cantiere di Fincantieri appunto. Ecco. Sono aumentati più dell’11% rispetto allo scorso anno. Se si commette un errore a volte bisogna avere il coraggio di rimediare.

Qui potete scaricare il pdf con la trascrizione della puntata 
Questo articolo è stato pubblicato qui

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