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RI-BEH

Tempo fa ho pubblicato una piccola favola: l'idea era nata da un gioco protratto per tempo con una persona amica, in riferimento ad un grosso fermaporta a forma di pecora che gli avevo fatto trovare in casa. 

L'oggetto era buffo, e aveva ispirato fantasticherie divertenti dall'esito di volta in volta sorprendente. ...Noi ci divertiamo anche così...

Di recente è arrivato un commento lamentoso al medesimo post (Beh) condiviso su G+, firmato "Pecor -Hill"...
...E siccome non riesco a resistere alle provocazioni, ho deciso di comporre questo post!!!

Buon divertimento

:)

 

 

Ri-beh

Nel solitario Far West... Vaga ruminando un pecoro stizzoso.

La pelle del muso rinsecchita per il sole impietoso che, giorno dopo giorno, insiste nella steppa a punire ogni vivente. 

E su quel brutto muso pieno di segni, l'ombra di un cappello... Il cappello di Pecor-Hill!
Rotolano i rami secchi aggrovigliati, sulla terra arida e cocente, mentre alti volano gli oscuri avvoltoi...
Pecor mastica quei pochi arbusti disponibili, rubati all'ombra dei cactus spinosi, eretti verso il cielo. Distese immense di terra rossa, bassi cespugli e sinuosi serpenti, che scattano ad ogni rumore, nell'attesa di una preda. L'aria è tesa, nel silenzio della steppa, e la luce è così forte da ferire gli occhi. Promessa di tragedia, d'intorno, e l'odore di morte si addensa nell'anima provata.

Gli avvoltoi gridano e girano in tondo. Pecor socchiude le palpebre provate e sputa in terra una chiazza verdastra di saliva mista ad erba. 

Trotterella il nostro eroe, e incede tranquillo nell'atmosfera resa surreale dal cielo immenso, troppo azzurro per quello strano giorno. Ma è il suo ambiente: la solitudine è la sua casa, la sua vera compagna di sempre.

Le pistole lungo i fianchi, ben assicurate al cinturone, greve di pallottole ancora da sparare. Pochi movimenti intorno, e il fastidioso ronzare di mosche e tafani.

Questo caldo ucciderebbe chiunque, ma non lui.

Un fischio lontano allerta l'animo solitario, una pausa, e poi ancora un suono. Quei corpi neri non cessano la danza macabra ben nota, e dai monti non proviene nulla. 
Solo quel suono, e del fumo. 
Lontano qualcuno si è accampato, o magari si tratta degli indiani, strani bipedi che girano a cavallo con i pennacchi sulla chioma.

Anche loro hanno la pelle brunita dal sole, ma il vello copre loro solo il capo, ed è liscio, e scuro. Sono coinquilini rumorosi, in questo mondo fatto di suoni e di odori, emettono urla gutturali mai udite in altre specie, e scorrazzano sui prati alzando tanta polvere, e facendo fuggire via i bisonti.

Quelli si che sono tranquilli, grossi compagnoni sbuffanti e scuri, sempre liberi nel vento e nel sole... Un sole ardente.

Pecor trotterella solitario, al riparo della tesa di cuoio del vecchio cappello da cow boy, quando a un tratto avverte un altro suono, familiare, forse, e femmineo... Ha un chè di rustico e di dolce...

Sposta il cappello con la zampa e aguzza il guardo: all'orizzonte una casetta: il fumo esce dal camino, e uno steccato fresco di pittura tutt'intorno.

 E lì, sulla radura, tra lo steccato e la casetta, un batuffolo verdastro che si muove lentamente. Pecor si avvicina, controlla l'impugnatura delle colt, e sposta lo stecchetto da una parte all'altra della bocca.

Si ferma di colpo, come è solito fare prima di un duello, ma egli è già vinto, prima ancora di entrare in azione: il fiato fermo nei polmoni, gli zoccoli congelati al suolo: il sole tondo, alto nel cielo, illumina come un faro quel tenero vivente.

 Rotolano le balle di sterpaglia, e coprono per un attimo infinito la visione. Lei ora è più vicina, annusa l'aria, in posa tra fiori colorati, intanto che bimbi allegri fanno il girotondo intorno a lei, tenendosi per mano. 

Voci infantili accompagnano la scena: gli occhioni innamorati di una pecor-illa verde sono spalancati su di lui, su quel brutto muso rinsecchito, pieno di cicatrici e di sogni avventurosi. 

Nell'alto il cerchio è rotto: ora rondini inattese sfrecciano nel cielo a inaugurare il tempo dolce dell'amore.

Brillano al sole le fumiganti pistolone, in attesa di nuove scorrazzate nel clamoroso storico far-west!

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Daniele Bernabei (---.---.---.171) 13 ottobre 11:19
    Daniele Bernabei

    Se ben rammento il pecoro originario era munito di Colt e sguardo assassino. Ma come si può dire di un pecoro tale nefandezza? Tutte le pecore sono buone (arrosto) e nessuno può trasgredire offendendo Agnus Dei.

    Ma Pecor Hill che in verità ho inventato io per giocare a Indiani e SheepBoys con la dottoressa Marina è stata arrestata da Censor M. Sheriff , Ahimè! Ho già mandato un Piccione Viaggiatore con un Piccino Viaggiatore (passerotto di scorta) per chiedere aiuto all’Orda Selvaggia a liberarlo.
    Anche Terence, il fratello gemello di Pecor Hill, si è mosso chiamando "La Mano Sinistra di Dio" (l’amico Bud) e ora stanno cavalcando verso Las Pecoras, laggiù nel profondo Sud dell’Alaska tropicale, dove Pecor Hill giace su un pagliericco di lana d’acciao insaponata, chiuso in una cella piena di scarafaggi, suo unico cibo.

    Little Sweet Green Sheep attende P. Hill, piangendo, sull’uscio.
    Anche i bambini dintorno piangono.
    Piangono i cactus e i coyotes, anche gli avvoltoi si commuovono e smettono di sbeccare le amate carogne. Il crotalo si ferma e sputa il suo veleno. Bisonti, trisonti e quadrisonti lacrimano gocce violastre intrise di sangue.
    Piange Bip Bip alando (abbracciando n.d.r.) Wile E. Coyote.
    Scorpioni, ragni, blatte e formiche si stringono in cerchio formando ghirlande di pace e si posano amorosi sul capo dei bambini.
    Piangono tutti. Anche le pietre s’inumidiscono e la sabbia infuocata svapora acqua salata.
    Tutti piangono.
    Sheriff NO!

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 13 ottobre 12:08
    Marina Serafini

    C. Sheriff non piange perché è senza cuore. Infatti è una mummia imbalsamata piena di polvere, all’interno di un museo all’aperto in pieno deserto, dove neanche i cactus piangenti sono veri.

    Da tempo cercava di catturare il mitico Pecor, senza mai avere avuto successo...E ora è lì, sommerso dalla polvere, in un mondo parallelo, convinto di aver catturato il nemico di sempre. Ha messo in giro la falsa notizia del suo successo, straziando la povera Pecor-illa, e tutto il suo fantastico mondo. Ma uno scarafaggio-spia ha informato Terence del reale corso degli eventi, e l’orda selvaggia, selvaggiamente, è pronta ad invadere la scena, abbeverarsi ai cactus solitari prima che si privino vanamente dei preziosi succhi, offrire un lucido cavallo alla verde lanuta e regalare lecca lecca multicolori ai bimbetti suoi amici perché tornino a far festa.
    La festa si sposterà poi nel solito saloon, tra boccali ricolmi di birra gelata, tornei di poker truccati e allegre baruffe rumorose...

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