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“Pandemia”, film profetico

La profezia Maya di catastrofi imminenti è un ottimo endorsment per “Pandemia”, film partorito dalla regia di Lucio Fiorentino, autore partenopeo.

Meglio ancora se a garantire la bontà del tema affrontato è la presenza di Hanna Schygulla e di Veronica De Laurentiis, figlia di Dino e di Silvana Mangano, nota ai più per “Riso amaro” che le assicurò un successo internazionale, eleggendola a sex symbol.

La profezia Maya di catastrofi imminenti è un ottimo endorsment per “Pandemia”, partorito dalla regia di Lucio Fiorentino, autore partenopeo. Meglio ancora se a garantire la bontà del tema affrontato è la presenza di Hanna Schygulla e di Veronica De Laurentiis, figlia di Dino e di Silvana Mangano, nota ai più per “Riso amaro” che le assicurò un successo internazionale, eleggendola a sex symbol. Lontana dal genere della mitica madre, Veronica entra in una trama da thriller, una di quelle produzioni che oggi si autodefiniscono “disaster movie”. Numerose scene di “Pandemia” sono state volute nel salernitano interno, quel Cilento ahimè isolato a tratti e reso celebre dalla saga dei briganti.

Per le location è stato scelto un casale di Sicignano degli Alburni, poi Roscigno Vecchia ed altre località. Tutto lo scenario rievoca qualcosa di enorme, terribile: si narra di un’epidemia arrivata con la pioggia. Il protagonista, Argo, torna a casa; ma nella piccola comunità tutti vagano sospesi in una lunga attesa da “Deserto dei tartari” nella quale tutto sembra abbandonato. Qui vivono i suoi genitori, la giovane Lidia e suo nonno Simone. Son trascorsi mesi, anni, dalla diffusione del contagio e cronica si è trasformata la contingenza. La vita dei sopravvissuti è organizzata tra scarsità d’acqua e rapporti umani pieni di diffidenza. Una esistenza decadente dalla quale il protagonista fugge.

Non è vita che Argo può sopportare: decide di ripartire; lo accompagna, anzi lo raggiunge, Lidia. Il senso di riscatto e di vita che veicolano le sequenze, da questa fuga in poi, regalano al lungometraggio un sapore nuovo. Lucio Fiorentino, documentarista campano di tematiche prevalentemente sociali, ha scelto un disaster movie come esordio in un lungometraggio. E lo ha iniziato ben quattro anni fa. All’epoca il genere in Italia non era ancora diffuso, ma che oggi può essere apprezzato. Affidato alle cure nella postproduzione dalla De Luxe Italia, il film è supportato finanziariamente anche dalla UE, dalla Regione Campania e non solo.

 

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