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Myanmar: un conflitto dimenticato

Il Myanmar, ex Birmania, si trova nella parte occidentale della penisola indocinese. Anni fa erano diventati luoghi di attrazione turistica e religiosa, ma adesso sembrano passati in secondo piano.

Dal 2021 il Myanmar è attraversato da una guerra civile di tipo prevalentemente etnico.

Il paese ha una popolazione di circa 54 milioni di abitanti ed è estremamente povero.

La guerra civile e un recente terremoto lo ha messo in ginocchio. Il terremoto è stato registrato a fine marzo e ha colpito la regione di Mandalay. Si stima che abbia causato 2000 morti e 3400 feriti. È stato di magnitudo 7,7 uno dei livelli più alti mai registrati.

La popolazione è per due terzi birmana, ma il paese ospita minoranze cinesi e di altre etnie. Una delle più note è quella dei Rohingya, minoranza di religione mussulmana e di una lingua simile a quella del vicino Bangladesh.

Mentre le altre minoranzee sono riconosciute e sono cittadini birmani ai Rohingya è stata tolta la cittadinanza e molti a seguito degli scontri con i militari o i miliziani locali sono fuggiti nel vicino Bangladesh dove vivono in campi profughi. Per loro in passato di è parlato di genocidio o pulizia etnica. I morti di stimano gravi venti e i quarantamila abitanti

Il paese viene da una lunga dittatura militare. Prima del 2021 per alcuni anni i militari si erano ritirati ed era stata eletta una protagonista dei diritti umani Aung San Suu Kyi, premio Nobel nel 1991.

Nel 2021 a seguito di un colpo di stato il governo e stato deposto dalla giunta militare: per le minoranze etniche e stata l'occasione per formare movimenti armati legati alle etnie del paese e creare aree indipendenti dal governo centrale.

Si stima che oggi i militari birmani controllino la metà del paese.

L'unico stato che ha cercato di far stimolare degli accordi di pace è la vicina e confinante Cina, che ha interesse a tutelare la minoranza cinese di circa un milione e mezzo di abitanti.

La situazione del conflitto è poco chiara. Non si sa, per esempio, chi ha fornito armi agli insorti, che sono di diverse etnie e tendono a creare strutture amministrative dove i militari non riescono più ad arrivare.

Il governo centrale ha promesso nuove elezioni, che difficilmente si potranno tenere.

Le Nazioni Unite stimano i morti in cinquantamila dal 2021. Gli sfollati sono circa tre milioni e mezzo.

I Rohingya nel vicino Bangladesh non se la passano meglio. Ma se non altro non vengono attaccati. Vivono in campi profughi dove anche per lavorare devono chiedere il permesso.

La ex premier Aung San Suu Kyi a questo punto poco potrebbe fare visto l'alto livello di disgregazione raggiunto.

Le cause dei contrasti spesso sono da attribuire - come nella vicina India ,- ad eventi singoli che infiammano gli animi e fanno scoppiare rappresaglie collettive.

 

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